Ogni due per tre c’è qualche sedicente intellettuale dall’Io ipertrofico e dalla supponenza incontenibile che tira in ballo Enrico Berlinguer e la questione morale, sempre con il cosiddetto silenzio assordante da parte dell’altra politica. Nessuno che denunci l’atteggiamento velleitario di chi non ha lo spessore etico e neppure la condotta morale per gestire questo problema, dalla Resistenza in poi.
I maestrini sempre pronti a puntare l’indice sugli errori, le mancanze e le sbavature legali degli avversari non si accorgono – per usare una scontata metafora – della trave nei propri occhi, ma osservando e registrando con pedante e settaria sollecitudine la pagliuzza negli occhi degli altri.

Questo problema è però molto più radicato nel tempo. Per gli animali si parla di imprinting – apprendimento precoce, rapido e spesso irreversibile, secondo Konrad Lorenz; per gli umani, processo di apprendimento precoce e attaccamento primario che avviene nei primi mesi di vita – si chiami mentalizzazione o rispecchiamento, poco cambia. Perché queste regole basilari nella costruzione delle personalità, degli stili di comportamento, delle interpretazioni metacognitive (capacità di auto-osservazione) non devono essere prese in considerazione nella formazione di uno Stato e di una società?
Questa rimozione quasi patologica, per dare un termine psicoanalitico, è una caratteristica impermeabile a qualsiasi ragionamento e a qualsivoglia logica in quella sinistra, che per antonomasia è identificabile con la democrazia.
E questa immunità morale o condotta immorale non deriva da un difetto dell’imprinting o della mentalizzazione che si costituiscono nei primi mesi di vita, ma nasce dal concepimento mafioso e dal tradimento interno che hanno caratterizzato la costituzione di questa prassi politica. La democrazia, perciò, è da considerarsi geneticamente difettosa e non disabile per cause esterne.
Ecco allora ergersi i sinistri che, a buona ragione, sono i padrini della democrazia e, per diretta conseguenza, i tenutari dell’esonero dalla minima etica in parole e in opere. Come ulteriore esempio di coerenza malriposta, questi stessi sono ben distanti dal porsi il problema delle scuse anche di fronte di più eclatanti castronerie.

Arrivano addirittura al punto, candidamente proposto dal solito narcisista che a proposito non cito, di giustificare in un video la diffamazione, spacciandola come – testualmente – “un incidente di percorso” nel quale può incappare qualunque giornalista nella sua attività. La comunicazione di una notizia, secondo i parametri della corretta informazione, dovrebbe essere sempre preceduta da una approfondita e rigorosa ricerca delle fonti e correttezza nei metodi di divulgazione. Ora, invece, prima si pubblica, poi casomai si rettifica. Ma questa ottimistica opzione prevista da Marcello Foa è superata dall’arrogante volontà di non accettare i limiti, e quindi di fregarsene di eventuali danni prodotti – vedi, ad esempio, la martellante gogna mediatica nei confronti di Vittorio Sgarbi, alla quale non è seguito neppure un accenno di discolpa.
Questa modalità, che a tutti gli effetti si può definire disgustosa nel modo di affrontare comportamenti ed eventi, viene ulteriormente aggravata quando si innesca l’azione accusatoria, e qui l’immoralità si concretizza alla grande.
Tale Andrea Delmastro, avvocato ed ex sottosegretario della giustizia, finisce nei guai per la sua entrata in società con un gruppo criminale di stampo mafioso in fase di indagine. Nessuno nega la gravità di questo fatto e, soprattutto, la sua imbarazzante presenza a livello politico: sia che non sapesse nulla perché cretino, sia che sapesse tutto perché corrotto, in entrambi i casi, come si suol dire, ‘passi lunghi e ben distesi’.
E giù alte esecrazioni da parte degli inquisitori mediatici e dei rigoristi della carta stampata: ‘anche solo un sospetto inficia il valore di un politico’; ‘non ci possono essere pregiudicati a gestire uno Stato’; ‘è inammissibile la presenza in parlamento di chi ha conti sospesi con la legge’ e via esecrando e stigmatizzando.
Poi, però, senza neanche tanta fatica, scopri la rivoltante doppia morale dei moralizzatori. Sono tanti, innumerevoli, gli episodi in cui si evidenzia il falsume democratico, ma pochi bastano per dimostrare la malafede dei purificatori della politica.
Tariq Ramadan, teologo islamico, legato al gruppo dei Fratelli Musulmani – e già sarebbe discutibile – è stato condannato in via definitiva a 18 anni di carcere per lo stupro di tre donne e di stupro di persona vulnerabile in Francia, in aggiunta una condanna a tre anni per stupro e coazione sessuale in Svizzera. Venne chiamato all’università di Aosta, all’Istituto universitario europeo di Firenze, al festival della letteratura di Mantova, e al Comune di Roma ben accettato e sostenuto dalla solita sinistra della doppia morale. Niente da eccepire da parte progressista.
Raimondo Etro, ex brigatista rosso coinvolto nella strage di via Fani e nel sequestro di Aldo Moro, durante il programma diritto da Giletti “Non è l’arena” del 5 febbraio 2023, a proposito degli anarchici che fanno capo ad Alfredo Cospito afferma testualmente: “sono una banda di psicopatici”, “il 41 bis è la battaglia storica della mafia”, “la sinistra sta strumentalizzando gettando benzina sul fuoco, rancorosa per aver perso le elezioni”. Tre anni dopo una delegazione parlamentare dem, composta da Andrea Orlando, Debora Serracchiani e Walter Verini si reca in carcere a visitare l’anarchico Alfredo Cospito. Tutto bene, sinistri, sulla questione morale?

Ultimo riferimento: Ilaria Salis e Ivan Bonnin, entrambi pregiudicati, la prima europarlamentare per la sinistra, il secondo un suo collaboratore. Mentre i moralizzatori democratici continuano con la loro retorica indignazione e con il mantra della questione morale, non si rendono conto che la pulizia non regna proprio sovrana a casa propria e la puzza di losco ed di illecito infesta gli stessi ambienti dell’inquisitori.
Pochi sono sani in questo mefitico politicume e nella sua complice comunicazione, ma forse sarebbe meglio per alcuni – dopo aver messo in quarantena la coscienza, anestetizzato la morale e ridicolizzato il senso critico – sparire letteralmente dalla circolazione. Come disse un mio amico nobile decaduto durante un pranzo all’università, rivolgendosi a coloro che si lamentavano del cibo: “Ognuno guardi la propria mensa di casa, e soprattutto di dignità nella miseria”.
Ma forse per voi, compagni il termine dignità suona strano e comunque indigeribile.
Sulla pietosa posizione dei rappresentanti della destra, che sempre giocano in difesa per un patetico senso di inferiorità e per una certificata debolezza caratteriale, stendiamo un velo pietoso.