C’è una caratteristica patologica che affligge diversi disturbi psichici e, di conseguenza, i comportamenti ad essi legati. Ricavata dalla concezione cristiana di liberazione dalla materialità per il raggiungimento della perfezione spirituale, il termine “cupio dissolvi” – desiderio di dissoluzione – è stato assunto dal pensiero laico, e più precisamente dalla riflessione psicologica e dall’analisi clinica per definire la tendenza in certi individui all’autodistruzione.

Nella depressione è identificabile con la perdita della speranza e la rassegnazione alla deriva, nella psicosi è riconoscibile con la negazione della realtà e la volontà di decomposizione dell’identità, nella tossicodipendenza è ravvisabile nelle condotte a rischio con l’uso di sostanze sempre più pericolose.

C’è poi una variante che supera il contesto individuale o al massimo relazionale per infiltrare e corrompere quello più ampio del dispositivo politico. Forse l’etimologia di ‘Occidente’ – “là del sole che tramonta” – si è perfettamente concretizzata nella modernità più o meno ‘post’.

Questa è la politica di sinistra supportata adeguatamente da quella categoria discutibile di giornalai e di video onanisti che manifestano una goduria smisurata quando possono prendere posizione a favore di tutto ciò che è brutto, informe e sostanzialmente sudicio: dall’imbrattamento di monumenti e di edifici, alle vestizioni trasandate e goffe, alla musica blasfema e triviale.

La loro condizione patologica straripa nel campo della psicosi, quel disturbo mentale grave che consiste nella perdita di contatto con la realtà, nella sua alterata interpretazione, nella distorsione della percezione della stessa, nella deformazione del pensiero, nella modificazione morbosa dell’emotività, nelle convinzioni false ed impermeabili alla critica.

Se è vero, come è vero che il “cupio dissolvi” è la caratteristica del nichilismo, la sinistra condensa perfettamente, e rappresenta in maniera altrettanto adeguata, questa condizione mentale che descrive una vera e propria visione del mondo.

Proprio in questa tendenza a giustificare ogni devianza, e a permettere l’espandersi inarrestabile di questa, dimostra “l’ampiezza del fallimento morale, politico e intellettuale della sinistra moderna. [Essa si pone sempre con] il tono moralista sdegnoso che la maggior parte degli intellettuali e degli artisti di sinistra adotta appena si tratta di indottrinare le classi più modeste”, scrive Jean-Claude Michéa.

Montanelli disse un giorno che la sinistra ama tanto i poveri che quando va al governo ne fa sempre di più. Oggi si potrebbe dire che la sinistra, pur di andare al governo, o quantomeno di andare contro il governo, e disposta a rifiutare ogni logica ed ogni esigenza del popolo, pur di raccattare i voti di qualunque deviante allogeno e non.

Prendiamo ad esempio il discorso sicurezza, magari collegato a quello della remigrazione.

Per chi pretende di dare informazione corretta ed esaustiva, non può non prendere in considerazione i dati reali forniti da diversi apparati istituzionali, e neppure far finta di niente di fronte a riprese inequivocabili con le quali è documentata la violenza quotidiana perpetrata da bande giovanili, nonché le lamentele rassegnate di quel popolo che non ne può più della paura diffusa e che rifiuta, giustamente, di applicare a sé un ingiusto coprifuoco.

Ma non c’è niente da fare. I succitati giornalai e video onanisti negano ad ogni costo l’evidenza, si rifiutano di prendere atto dei dati concreti, esercitano volutamente una distorta informazione. Tutti assiepati a fare da claque ad un presidente della Repubblica che invece di rivendicare sovranità e difesa della nazione condivide a sua volta a quell’esperimento fallimentare che risponde al nome di Unione Europea, a quell’organizzazione di usurai e di ricattatori che pretendono strategicamente la fine dei popoli e delle comunità.

Di fronte alla possibilità di un confronto su dati e l’ascolto dei cittadini, la sinistra presuntuosa e arrogante, quando non rifiuta il contraddittorio cortocircuita la realtà e passa al dileggio, agli insulti, alla squalifica, senza entrare nel merito di quel discorso sulla sicurezza che poi, alla fine, altro non è che una difesa generalizzata del Paese.

 

Della serie, parafrasando un detto falsamente attribuito alla povera ghigliottinata Maria Antonietta, “S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche” – “Se non hanno più pane, che mangino brioche”, nello specifico: ‘se i cittadini sono insicuri, se ne stiano a casa, evitino certe zone, non accettino le provocazioni, tengano un basso profilo, comprendano gli altrui disagi, non stigmatizzino le diversità e via giustificando’.

Per la sinistra il problema della sicurezza e dell’invasione allogena non esiste. Del resto, sottolinea sempre Jean-Claude Michéa, “non è certo l’intellighenzia di sinistra, o di estrema sinistra, quella che oggi appare messa meglio sul piano filosofico per portare a termine con successo una simile battaglia. Soprattutto conoscendo la sua crescente avversione per il dibattito democratico e la libertà di espressione”.

C’è il problema della sottomissione delle donne nel contesto musulmano, c’è il problema documentato dell’interesse finanziario delle organizzazioni criminali nel traffico di esseri umani, c’è problema del costo economico dell’immigrazione sullo stato sociale a scapito degli indigeni, ma anche queste difficoltà reali vengono relegate nell’ambito dell’allarmismo della destra.

«Il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo»; in fondo, questa ironica battuta di Bertolt Brecht è lo sfondo delirante che caratterizza questa sinistra eticamente, esteticamente e politicamente allo sbando.