Alcuni anni fa – mi pare in Belgio – le autorità avevano stabilito degli orari serali entro i quali i giovani dovevano rimanere in casa a causa delle bande aggressive di teppisti che terrorizzavano interi quartieri. Questo dispositivo fallì perché i genitori, giustamente, chiarirono con i rappresentanti delle istituzioni che, casomai, dovrebbe essere ripulita la strada dalla feccia e non penalizzare i ragazzi e le famiglie con una domiciliazione coatta.

Da noi si decantano i Daspo (Divieto di Accesso alle Aree Urbane), si enfatizzano le telecamere di sorveglianza, si costituiscono le cosiddette ‘zone rosse’ (aree ad alto rischio criminalità come stazioni e movida, dove i prefetti vietano l’accesso a soggetti pericolosi o con precedenti, ordinandone l’allontanamento per innalzare la sicurezza), si consiglia di evitare certe zone a rischio, si militarizza il territorio sistemando mezzi blindati e militari a presidio delle piazze e delle strade.
Sono quasi delle operazioni scaramantiche, pensando che criminali di piccolo, medio o grande calibro, che antisociali con gradi diversi pericolosità, possano essere dissuasi dalle loro azioni con l’identificazione, con i divieti vari, con il rischio di un’ennesima ammonizione.
Sarebbe come se un medico si dedicasse alla prevenzione attraverso l’istruzione ad una vita sana, la regolare prescrizione di esami accurati e sofisticati per evidenziare eventuali problemi clinici al fine di giungere ad una diagnosi più accurata possibile, ma poi non concretizzasse le conoscenze acquisite con una terapia adeguata. Qualche senso? Nessuno.
Così è per questa retorica della sicurezza con gli inutili decreti allegati. Ribaltiamo i termini del discorso e finiamola con le omelie sulla tutela per il cittadino onesto, e passiamo invece al criterio di insicurezza per il delinquente di ogni genere ed età. È lui, in altri termini, che deve percepire la pericolosità nei suoi comportamenti, che comporterebbe la certezza della punizione.

Prendiamo l’esempio delle bande giovanili, sempre più diffuse e organizzate in tutte le realtà sociali senza distinzione di ampiezza e di numero di abitanti. C’è un dispositivo dell’articolo 2048 del Codice Civile che prevede responsabilità di uno o di entrambi i genitori, o del tutore di riferimento, per i danni causati dai figli minori in seguito a comportamenti illeciti.
Si vedono gruppi di bambini – perché tali sono – di età variabile tra i 12-13 e i 16-17 aggirarsi per ogni via ancora intorno alle ore 23:00-24:00 senza nessuna presenza di un adulto che li sorvegli e li guidi. Le domande più banali da porsi sono dove siano questi genitori, se sappiano o meno con chi escano i loro figli, se abbiano contezza delle loro condotte.
Partiamo da questo principio, prima delle ridicole e fallimentari lezioni scolastiche sull’affettività e sull’educazione emotiva. La psicoanalisi insegna che molti atteggiamenti provocatori o addirittura distruttivi dei ragazzi nascono da una richiesta inconscia di essere ascoltati e contenuti, in modo tale da elaborare un latente senso di colpa per le loro azioni. Altro che la classica assoluzione maternalistico-sociologica della serie ‘So’ ragazzi’ quando ci si trovi di fronte non alle fisiologiche marachelle o alle generazionali monellerie, ma a fatti che si possano configurare come disturbi di personalità e relazionali.
Ricorda Federico Rampini di quando Bologna era governata dal Partito Comunista e lui era tranquillo quando usciva dalla stazione e passeggiava in qualsiasi ora per le stradine della “Dotta, Grassa e Rossa” città. Ora, sempre lui, denuncia il degrado locale e diffuso in Italia – come peraltro è accaduto ed accade negli Stati Uniti dove abita – da quando la gestione è passata alla sinistra, buonista e pacifista, che in nome di princìpi discutibili di tolleranza, di accoglienza e di comprensione ha ridotto gli stessi centri delle città in zone di pericolo e di degrado, con condizioni di insicurezza generalizzata e insofferenza da parte della popolazione.
Questo comportamento ‘sinistro’ lo si esperimenta quotidianamente con i patetici e vergognosi presidi, ordini del giorno, interpellanze, allarmi e manfrine varie da parte di quei partiti che sembrano non accorgersi della realtà che li circonda e farneticano sulla percezione delirante di una specie di “Il Giardino delle Delizie” rispetto a quanto riporterebbe l’altra parte politica con le sue ronde, le sue passeggiate notturne, i suoi sopralluoghi sui degradi vari.
Forse sarebbe il caso che la sinistra organizzasse un incontro di consapevolezza semplicemente commentando e discutendo su quel profetico “Giardino delle Delizie” di Hieronymus Bosch, almeno riconoscendo il valore simbolico del suo messaggio: partendo da sinistra, l’Eden; nella posizione centrale, un falso paradiso di perversioni e degenerazioni; finendo a destra con l’inferno punitivo.

Invece di diffondere le grida manzoniane della millantata sicurezza che altro non sembrano essere che il partenopeo ‘Facite ammuina’, e, in concomitanza, l’invito a rimanere in casa per evitare cattivi incontri come il canarino nella sicurezza di una gabbia, si abbia il coraggio di invertire il coprifuoco: pericolo in strada per la delinquenza, sicurezza per le persone tranquille.
L’autodifesa deve essere considerata un esempio di libertà e non una iniziativa da criminalizzare.