Se analizziamo la strategia tecnico-operativa della massiccia occupazione del territorio europeo, e quindi di quello italiano, da musulmana, ci rendiamo conto che il termine invasione non è per nulla inappropriato. Togliamo il termine ‘militare’ e limitiamoci a parlare di numeri, di volontà e di obiettivi.

Il 10 aprile del 1974, il presidente algerino Houari Boumédiène in un discorso alle Nazioni Unite dichiarò: “Un giorno milioni di uomini lasceranno l’emisfero sud per fare irruzione nell’emisfero nord. E non in modo amichevole. Verranno per conquistarlo, e lo conquisteranno popolandolo con i loro figli. È il ventre delle nostre donne che ci darà la vittoria”. Se poi aggiungiamo le parole riportate da monsignor Giuseppe Bernardini, vescovo di Smirne, quando già il 13 ottobre 1999, “durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo-cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse a un certo punto con calma e sicurezza: ‘Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo’”, il quadro non lascia spazio ad interpretazioni. O quantomeno non a coloro che sono estranei a quello che Raffaello Simone definisce “Club Radicale, l’area sinistra sempre aperta a tutte le influenze disgregatrici dell’ordine sociale ed etico”, e contagiati da quella che gli studiosi di Programmazione Neuro Linguistica chiamano “sindrome d’utopia”, ovvero “un comportamento derivante dalla certezza incrollabile e resistente ai fatti reali di cui si conoscono le origini e di cui si hanno pronte le soluzioni”.

E così, come la rana bollita di Noam Chomsky, dopo una lunga insensibilità e torpore nel corso dei cambiamenti, ovunque ribollono sentimenti di rivolta e di agitazione che portano cattivi segnali per quanto riguarda il futuro sempre più prossimo.

I disadattati mentali di varie appartenenze politiche, sociali e religiose, ma pur sempre appartenenti a quel “Club Radicale” di cui sopra, ora si chiedono quanto terrà il sistema di disfacimento che con metodica lentezza hanno perfettamente oliato. Peraltro, tutti coloro che avevano ampiamente e platealmente avvertito dell’operazione in corso studiando il protocollo della cosiddetta “Finestra di Overton”, in tutti questi anni sono stati tacciati di razzismo, di complottismo, di catastrofismo.

Consideravano “Impensabile” che piagnucolosi richiedenti asilo, rifugiati per motivi umanitari, sfuggiti a guerre inesistenti, potesse essere una minaccia, perché lo stesso sospetto faceva esecrazione e urtava il moralismo liberal-progressista e accoglionista. Poi, in maniera inavvertita, si è passati alla fase “Radicale”, quella della valutazione del problema delegato a categorie scelte e a specifiche associazioni, sempre ovviamente con il patentino di solidarietà. È seguita la fase “Accettabile” durante la quale la società inizia a tollerare la presenza sempre più numerosa di allogeni e a sostenere pazientemente il loro peso economico, mentendo clamorosamente sul fatto che questi ‘ci avrebbero pagate le pensioni’. A questo punto, la questione diventa “Ragionevole”, per cui si condividono eventi, si accettano usanze, si permettono le più inconsuete abitudini, si giustificano le più evidenti trasgressioni. Passo dopo passo, il problema islamico perde qualsiasi valenza di estraneità e di pericolosità, e diventa così “Popolare” che la maggioranza, nonostante evidenze ed oggettività contrarie, perde ogni forma di reattività e tutto diventa normale. La fase finale è lo scacco definitivo dello Stato – Francia, Inghilterra, Belgio ed altri paesi europei lo dimostrano – attraverso il riconoscimento dell’idea allogena nell’apparato stesso delle leggi dello Stato.

Questa procedura di lento, metodico, pervasivo e mortale inquinamento delle menti e delle coscienze studiato da Overton ha interessato innumerevoli aspetti della vita quotidiana fino a diventare una sua sovversione delle stesse leggi di natura – dalla liturgia cattolica all’educazione dei giovani, dalla storia alla sessualità, dall’etica all’idea stessa di natura.

Ma se usiamo come metafora la rana di Chomsky, e ci aggiungiamo le tattiche di manipolazione poste in essere dalle varie istituzioni dalle varie agenzie in vera e propria guerra culturale, psicologica e dell’informazione attraverso il martellamento di mistificazioni, di menzogne e di imbrogli, riconosciamo che tutte queste condizioni passive non bastano per stravolgere la realtà, e quindi necessariamente dobbiamo prendere in considerazione l’attività pratica dell’Altro da noi.

Nel saggio di Paola Kafira c’è un paragrafo del capitolo “Fingere e mentire” particolarmente significativo, nel quale l’autrice elenca dieci modalità di dissimulazione: 1. “bugia semplice” (taqiyya); 2. “omissione” (kitman), 3. “ambiguità semantica” (tawriya), 4. “contraddizione comportamentale” (taysir), 5. “scelta haram consapevole” (datura), 6. “sospensione temporanea della sharia” (muruna), 7. “contorsione concettuale” (hiyal), 8. “evasione totale della domanda o cambio di argomento” (adad al jadal), 9. “ripetizione dell’assurdità” (jihad bil lisan), 10. “performance narrativa ed emotiva” (ilm al badi).

Dei dieci punti significativi, il sesto è di particolare rilevanza, spiegato in maniera eccellente ed esaustiva dall’Autrice. “Un musulmano può sospendere per anni interi precetti islamici per ottenere un obiettivo specifico nella terra dei miscredenti, come la cittadinanza, un matrimonio, un’infiltrazione istituzionale. […]. Un miscredente non vede nulla di sospetto. Una volta raggiunto l’obiettivo (i documenti, il matrimonio, la paternità in caso di gravidanza), la sharia viene reintrodotta alla velocità della luce (con conseguenze drammatiche per la donna miscredente, sposata e madre di un figlio in comune)”.

Ecco, allora, ulteriormente confermato il progetto intitolato “Padroneggiare l’arte del possibile” datato 1982 e trovato, durante una perquisizione, nella villa del banchiere miliardario, nonché stratega finanziario italo-egiziano Youssef Moustafa Nada. Lucidamente esposto in dodici punti, il piano interessa lo studio dettagliato del paese di accoglienza, l’attivazione capillare per creare una rete di sostenitori, la cooperazione attiva per la creazione di una radicata comunità, il sostegno ad un’attività pervasiva di propaganda, con due precisazioni tattiche che non solo sono particolarmente evidenti, ma estesamente diffuse: “Usufruire della libertà concessa nei vari paesi occidentali, e dei diritti civili che gli stessi offrono, per infiltrarsi nelle istituzioni, costruire soggetti attivi di partecipazione, dotarsi di rappresentanze in più assemblee possibili, con la finalità di orientare mentalità e decisioni”; “Entrare democraticamente e a pieno titolo negli apparati del potere politico e del governo sociale fino alla loro conquista e assoggettamento”.

Il termometro – per usare la metafora di Chomsky – è sempre stato davanti agli occhi di tutti, ma soltanto una parte del popolo mentalmente attiva e con capacità di analisi critica ha compreso il rischio di ebollizione, mentre molti hanno continuato a negare l’aumento della temperatura. Nessuna giustificazione può essere sostenuta dai distruttori delle proprie città e delle proprie comunità. “Non vedeva solo chi non voleva vedere, non vedeva solo chi girava la testa dall’altra parte”, per ripetere le parole accusatorie nei confronti del sistema pronunciate da rimpianto Bettino Craxi. E siamo di fronte non solo ad una deprecabile corruzione economica, ma ad una vera e propria corruzione dello spirito e dell’anima di un’intera civiltà.