A proposito di un certo tipo di propaganda scolastica relativa all’operazione della “Fondazione Giulia Cecchettin”, con la pedanteria che mi è cara e non facendo parte di nessuna tifoseria che attrae l’esaltato ed esclude i dettagli, cercherò di venire a capo di una questione imbrogliata. Lo “scandalo” nasce dalle critiche nei confronti della delega ministeriale ad una equivoca educazione sessuale alla “Fondazione Giulia Cecchettin” e, specificamente, alla presenza di Irene Biemmi, docente di psicologia generale e sociale, sostenitrice della demitizzazione della gabbia maschile che sarebbe in sé portatrice del germe della violenza. Tutto è partito da una lettera al Ministro Valditara da parte di Stefano Valdegamberi poi rilanciata Romano Sasso, entrambi di “Futuro Nazionale”.

Una certa Claire Fox, già aderente e attivista del Partito Comunista Rivoluzionario inglese, scrittrice e giornalista, ha coniato il termine “generazione fiocco di neve” per definire quei giovani talmente fragili che qualsiasi idea contraria al proprio stampo di giudizio viene interpretata come un’offesa, come un attacco personale.
In uno splendido articolo/intervista su “Tempi” (27 giugno 2016, Benedetta Frigerio), questa ricercatrice esprime in maniera esplicita il suo pensiero e la sua valutazione sulla educazione dei giovani.
Comincia chiarendo che “Sono di sinistra perché credo davvero nella libertà e nei diritti delle donne. Non ho cambiato le mie posizioni, se mai è la sinistra che le ha tradite” a cominciare dalla “accettazione supina del pensiero unico politicamente corretto, antiliberale e nemico della donna”.
A causa della continua protezione domestica e scolastica, i ragazzi sono impotenti a sostenere ogni confronto e il minimo rischio di contraddittorio. Lo stesso identico meccanismo si ripete nelle relazioni interpersonali, cosicché la “cultura della debolezza” diventa la causa fondamentale del sentimento interiorizzato di vulnerabilità e di inadeguatezza. L’infantilizzazione regna sovrana e, con essa, i relativi comportamenti, siano questi collegati all’ambiente dello studio, oppure direttamente espressi nei rapporti interpersonali e intersessuali.
Claire Fox denuncia esplicitamente il contesto scolastico in cui “i professori crescono i ragazzi insegnando loro che non devono essere disturbati da opinioni discordanti da quelle del pensiero unico. E così fanno l’esatto contrario di quanto dovrebbero: educare i ragazzi alla critica, proponendo posizioni chiare con cui confrontarsi per aiutarli a crescere capaci di argomentare e ragionare”.

È la stessa considerazione che fa Paolo Crepet, quando avverte come “si stia diffondendo un certo senso comune, accettato da buona parte degli adulti, teso a rendere il futuro dei nostri figli sempre più fragile e ricattabile. Un’alleanza [che coinvolge] diverse agenzie educative – famiglia, scuola, mass-media – con lo scopo di fiaccare proprio chi dovrebbe da queste essere fortificato”.
Più di qualcuno si è scandalizzato nell’idea di reintrodurre a scuola la disciplina e la selezione come se fossero strumenti ormai inutilizzabili e pericolosi di altri tempi. Le conseguenze negative di questo pensiero distorto sono verificabili quotidianamente.
Ma “Sono soprattutto i genitori, a non tollerare la frustrazione di avere un figlio punito per il suo disimpegno scolastico”, annota con precisione Crepet, e in più, aggiunge Duccio Demetrio, docente di Filosofia dell’educazione, “Forse madri e padri sono diventati troppo ‘curanti’ più che educanti”. Sulla responsabilità degli organi di informazione è meglio stendere un velo pietoso per l’accomodamento passivo di fronte alle pretese delle minoranze più aggressive in tema di programmazione scolastica, unite nelle lobby dell’ignoranza e della supponenza
A riguardo, a proposito della equivoca e maldestra “educazione all’affettività” gli appunti di Crepet sono chiarissimi. “La sessualità deve tutelare una sua caratteristica speciale: deve essere leggendaria. […]. Svelare il tabù del sesso non è un’operazione saggia [perché] l’anima ha bisogno dei suoi tabù, della sua segretezza”. Non possiamo neanche immaginare le conseguenze devastanti che hanno sulle generazioni la grossolana propaganda genderista e omosessualista.
Pur rendendomi perfettamente conto che siamo in un tempo in cui il relativismo e il soggettivismo hanno determinato il potere assoluto della “percezione”, negando ogni valore ai fatti e al reale, è bene rivendicare il rigore di un pensiero oggettivo. Del resto, se già illustri scienziati, compresi undici premi Nobel, sono stati zittiti ed emarginati dal dibattito pubblico riguardante il cosiddetto ‘cambiamento climatico’ dando spazio alla voce di una ragazzina documentatamente problematica dal punto di vista psichico come Greta Thumberg, è chiaro il livello di professionalità e di competenze che impregnano l’informazione di massa.
Non importa quale sia il livello di conoscenza dell’argomento, l’importante è che agisca a livello superficiale del sentimentalismo comune e della conformità emotiva. Partiamo da questo presupposto per chiarire due punti della spinosa questione.

Il primo è recuperato da una inattaccabile considerazione che Simone de Beauvoir esprime nel suo famoso saggio del 1949 “Il secondo sesso” e che le femministe dovrebbero conoscere: “Nessuno è di fronte alle donne più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell’uomo malsicuro della propria virilità”. È l’insicurezza caratteriale, l’insufficiente struttura psichica della personalità, la fragilità della propria identità che genera un’aggressività e un disprezzo nei confronti della donna. Gli uomini frustrati e devirilizzati, dubbiosi della propria potenza e del proprio valore, di fronte a una minaccia femminile che metta a rischio la loro fasulla mascolinità possono mettere in atto uno dei due meccanismi che dal punto di vista neurologico fanno riferimento al cosiddetto “cervello rettile”, che tutti abbiamo: o la fuga, giocando di anticipo per paura di essere rifiutati o abbandonati, o l’attacco che nasconde in modo patologico la scadente organizzazione psichica e la difettosa configurazione inconscia.

Il secondo recita: “Nessun sistema sociale ha finora funzionato senza prendere in conto la differenza dei sessi…”, ha scritto lo psicoanalista più volte citato Charles Melman per il suo splendido saggio “L’uomo senza gravità”. Il maschile e il femminile appartengono a due funzioni diverse e complementari che insieme contribuiscono ad un ordine e ad un equilibrio che fanno parte di un’armonia generale nei rapporti interpersonali ed in quelli sociali.
Educhiamo i giovani alla ricerca di questa armonia, perché la perdita di un elemento contribuirà inesorabilmente al disfacimento e al disconoscimento dell’altro. Questo perché l’identità ha sempre un carattere etico, altrimenti è soltanto una rappresentazione fragile e inconsistente di un vuoto psichico facilmente riempibile da qualsiasi voglia predeterminata dal sistema. E quando questa voglia non viene soddisfatta, l’aggressività e la violenza sono gli inevitabili corollari della sua frustrazione