Brevissimo appunto di mia competenza riguardante un post dell’avvocato Dalila Di Dio che usualmente seguo con particolarmente attenzione non soltanto per gli argomenti condivisi, ma per lo stile dell’esposizione e per l’approfondimento dei concetti espressi.

Lei mette in evidenza una situazione talmente scontata e di facile comprensione che, appunto per questo, nello sproloquio e nel mormorio delle superficialità quotidiane passa in secondo piano oppure viene volutamente trascurata, quando non apertamente sminuita.

“Ogni esperienza della vita è motivo di piagnisteo e necessita di un aiuto psicologico. Mai un’esortazione a coltivare maggiore forza interiore, a fare appello allo spirito, a ritrovare un po’ di sana autarchia: dipendenti, in tutto e per tutto, dall’aiutino di turno perché siamo sempre vittime di qualcosa. O di qualcuno”. A questa importante considerazione, aggiunge un’espressione di amabile indignazione: “Ma che palle”. Condivido anche questa.

L’infantilizzazione della società è una strategia di controllo della massa che è partita molti anni fa e che ha condizionato e continua condizionare tutte le esperienze che da sempre rientravano nell’ambito della natura. Dalla nascita alla morte – e tutto quell’arco di tempo che progressivamente è stato trasformato da viverlo come vita a sopportarlo come esistenza – è stato progressivamente posto in mano agli ‘esperti’, della psiche o del corpo poco cambia.

La nascita è diventata ormai sempre un evento a rischio da controllare e la morte una cattiveria che rimette in discussione l’illusione dell’eterna giovinezza. Tra l’inizio e la fine tutto è impregnato da un sentimento pervasivo di insicurezza – fattore anche questo naturale per chiunque comprenda la precarietà e la casualità intrinseche nel vivere – ma che deve essere affrontato con mezzi esterni alle proprie personali competenze e naturali abilità.

Ancora quando lavoravo, ricordo una riunione in cui si enfatizzava un corso di apprendimento dell’allattamento durante la quale espressi la mia polemica perplessità chiedendo chissà come avessero fatto le madri di Alessandro Magno, di Platone, di Giulio Cesare e di molti altri pensatori e condottieri senza il supporto indispensabile di qualche assistente sociale o di psicologo dell’infanzia e dell’età evolutiva. Il silenzio fu totale e la considerazione nulla, ovviamente.

Mentre la natura è espulsa da quell’educazione sessuale che si sperimentava attraverso la curiosità reciproca tra maschi e femmine, mentre la natura è negata nei rapporti genitoriali e nelle relazioni familiari, mentre la natura è criminalizzata nel sostenere l’esistenza di due identità genetiche, mentre la natura è estromessa dall’ambiente scolastico e dal legame tra docente e discente, mentre la natura è ormai entrata nell’orbita della decostruzione dal punto di vista concettuale e linguistico, le manifestazioni e le ideazioni contronatura fioriscono alla grande.

Esce allo scoperto, allora, un fenomeno che scrive “I figli delle coppie omosessuali sono fortemente voluti, nascono da pensieri lunghi, gravidanze della mente che durano anni. E una delle differenze del loro venire al mondo rispetto ai figli di una coppia etero fertile. Il bimbo nella mente di gay e lesbiche staziona a lungo”. Oppure iniziative come quella negli Stati Uniti per promuovere la «translattazione», ossia l’induzione della produzione di latte anche in soggetti maschili. O ancora, Ashley Webb, la candidata transgender al Senato del Maine, che ha affermato di avere le mestruazioni attraverso il colon.

Ritenendomi una persona sufficientemente – quando voglio – educata come la dottoressa Di Dio che si permette di commentare il suo post con “Ma che palle”, anche a me, di fronte a certe agghiaccianti scelte e prese di posizione, viene da dire provocatoriamente che quando esercitavo la professione ho proceduto a Trattamenti Sanitari Obbligatori per molto meno.

Il problema serio, però, è che ci troviamo di fronte ad uno stato diffuso di follia in cui viene esercitata una vera e propria sovversione dei codici della natura.

Un tempo in cui ogni forma della sua difesa – della natura, intendo – viene percepita come un attacco al pensiero predominante che è quello di decostruzione dell’intera realtà – relazionale, educativa, storica, sociologica ecc. – per sostituirla con una alternativa patologicamente immaginaria e ingannevole. Per i danni che produce vengono attivati specialisti adeguati non per risolverli ma per fare un’opera di meticolosa e sistematica manipolazione delle coscienze con l’esclusione – come perfettamente annotato dall’avvocato – di quelle forze interiori che sono le uniche a rendere un uomo autonomo e responsabile perché, come scrisse Epitteto, “Nessun uomo è libero, se non è padrone di se stesso”, e questo fa paura a maggior ragione a questo sistema che a tutti gli effetti globale.

Il problema particolarmente grave è che la massa continua a preferire – per restare nella metafora filosofica – le ombre sulle pareti della caverna, piuttosto che strizzare gli occhi davanti alla luce della realtà.