Ur, termine che indica l’antichissimo, il primigenio, l’originale secondo l’enciclopedia Treccani. È l’eterno legato al fascismo di Umberto Eco – quello dell’avvelenamento di pozzi delle nuove generazioni, secondo il grande filosofo marxista e compianto amico Costanzo Preve.

Ur, nel senso del fascismo come eternità del male che si può rappresentare in svariate forme e in diverse circostanze. In Italia, il portavoce in assoluto del non senso storico, sociale, politico e simbolico dell’ideologia di Umberto Eco, è stato il traditore Gianfranco Fini quando ha parlato di “male assoluto”.

Esiste però, in quella che possiamo definire la controparte ideologica, anche l’idea di un Ur-comunismo, che sotto mentite spoglie, o comunque discutibili e fantasiose interpretazioni, esisterebbe tuttora incarnato nella Russia di Putin.

I fighetti e le fighette della contemporaneità destrorsa e sinistrosa, negano – per viltà, per interesse, per ignoranza o per superficialità – quali siano stati i rapporti personali e governativi tra il regime fascista e la Russia dei soviet. “L’anti Roma non è a Mosca, è a Chicago, la capitale del maiale” – scrisse Berto Ricci, esponente della Scuola di mistica fascista, mentre Nicola Bombacci, tra I fondatori del Partito Comunista, nonché amico di Mussolini e di Lenin, assassinato dei partigiani a Dongo insieme ad altri esponenti della Repubblica sociale, firmava contratti e accordi con i bolscevichi durante l’embargo che il mondo liberista aveva loro applicato. Per non parlare poi degli entusiasmi di Don Sturzo e di Benedetto Croce nei confronti di Mussolini, peraltro definito “uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare” in discorso solenne tenuto da Papa Pio XI nel 1929.

Nell’attualità, il male assoluto è rappresentato da Putin, l’autocrate, colui che commemora l’Armata Rossa ed esalta l’eroismo dei suoi soldati nel secondo conflitto mondiale. Nessuno si preoccupa di evidenziare la riabilitazione non solo politica, ma addirittura logistica dei Romanov in quanto “vittime della repressione sovietica”, con la riesumazione dei corpi, la loro sepoltura a San Pietroburgo e canonizzati come martiri della Chiesa Ortodossa nel 2000. Tutti sorvolano sul fatto storico a noi vicino, quale fu l’incontro tra Putin e Aleksandr Solzhenitsyn, e la successiva inaugurazione di un grande monumento per un pensatore definito dallo stesso presidente “un patriota” che ha sofferto nel regime comunista “un sistema totalitario che provocava sofferenza e reali difficoltà a milioni di persone”. Pochi mettono in evidenza l’importanza della chiesa ortodossa riconosciuta dal Presidente come argine morale e spirituale alla decadenza dell’Occidente, con i suoi disvalori materialisti e utilitaristi.

Siamo al primo quarto del III millennio e la realtà si presenta nel suo più totale squallore. Le tifoserie delle singole fazioni vivono in una atmosfera delirante: c’è chi continua con la mistificazione fraudolenta dell’antifascismo a propagare odio e a diffondere montature, e c’è chi continua con lo spauracchio truffaldino dell’anticomunismo a sostenere posizioni indifendibili contro un inesistente pericolo rosso.

La condizione non ha niente di intellettuale, di culturale e neanche del minimo sindacale di istruzione, sembra piuttosto una rappresentazione scadente e patetica di baruffe tra servi per dimostrare la compiacenza nei confronti dello stesso padrone – quello delle tredici stelle bianche o dell’unica azzurra poco importa.

Gli intellettuali, poi, clerici traditori della loro funzione di attivatori del confronto e del pensiero critico, sono diventati gli inquisitori a libro paga del pensiero unico omologante. Falsificatori di parole, di concetti e quindi di verità, si affannano semplicemente, da bravi maggiordomi a coordinare la meschina, umiliante e cortigiana servitù.

È l’Ur-idiozia che trionfa, imbevuta di illusionistico potere e smaccato esibizionismo, ma totalmente incapace di gestire un decisionismo autonomo e una volontà indipendente.