Due condizioni che certe volte hanno messo a dura prova i professionisti delle cosiddette scienze psy-, perché il limite tra loro è troppo spesso permeabile, con conseguenti infiltrazioni e contaminazioni.

La negazione è considerata uno dei meccanismi di difesa più arcaici, insieme alla proiezione, che la mente umana pone in essere al fine di non fare passare alla coscienza quelli che vengono definiti “contenuti rimossi”, ma che in termini più generali possono rappresentare più semplicemente la verità o la realtà. Tanto per fare un esempio, uno stato fisico che attiva immediatamente, almeno all’inizio, il meccanismo di negazione è la diagnosi di cancro. “Non può essere vero”, “si saranno sbagliati”, “è proprio impossibile”: sono gli umani distanziamenti di fronte a un evento che mette a repentaglio la vita nella sua complessità. Elisabeth Kübler-Ross, una grande psichiatra che si è occupata tutta la vita della questione della morte e al suo accompagnamento, pone questo meccanismo al primo posto su cinque fino all’auspicabile ultimo, l’accettazione, che a quel punto permette di affrontare nella sua complessità il problema emerso. Lo stesso meccanismo scatta anche in altre condizioni cliniche, come nel caso delle tossicodipendenze, ad esempio, oppure negli stati deliranti come la paranoia.
La stupidità, a volte, può essere percepita come un disturbo psichico, quando una persona si comporta come se una realtà non esistesse, o fosse manipolata, nonostante le evidenze contrarie. Il limite che rende diverse le due condizioni è che nel primo caso prevale la componente psichica, mentre nel secondo governa la scelta, seppure passiva e acritica. Essa è la certezza dell’imbecille, di quello che ha la necessità di aggrapparsi ad un’ideologia magari solo per avere un ambiente in cui riconoscersi ed essere riconosciuto. Lo stupido pensa sempre di fare del bene, per questo motivo è particolarmente pericoloso dal punto di vista sociale. La mancanza di capacità critica – e in questo caso un po’ si manifesta quella permeabilità a cui si accennava all’inizio tra negazione e stupidità – si fonda su convinzioni inamovibili, su slogan, su pensieri raffazzonati, su opinioni prefabbricate, quindi, sostanzialmente, anche su quella che tecnicamente viene definita “mancanza di insight”, ovvero l’incapacità, l’incompetenza ad un esame di introspezione. L’elemento più insidioso della stupidità è che il suo portatore si ritiene particolarmente colto e intelligente, mentre ha bisogno del gregge per sentirsi qualcuno e per percepirsi come una persona meritevole di attenzione. Bonhoeffer nel suo già citato saggio sulla stupidità è molto esaustivo su questo argomento: la stupidità è come un virus che impedisce la riflessione e ogni forma di confronto; ogni contraddittorio è vissuto come una minaccia, peraltro una sensazione reale nel momento in cui per lo stupido “L’ego difende la sua identità, anche quando – e soprattutto – è costruita sul nulla”.

Questa manfrina per arrivare al punto: il problema del pericolo degli scontri interetnici che da tempo si manifesta con episodi cosiddetti di bassa soglia, poco percepiti e per niente resi pubblici, ora invece dei roghi irlandesi e l’incendio delle abitazioni di allogeni, dall’apertura dei fascicoli dei decennali stupri dei pakistani nel Regno Unito e nascosti per volontà politica e giudiziaria, rendendo il fatto vergognoso e scandaloso, dalla caccia al magrebino in Spagna fino agli incendio di ieri di una moschea a Barcellona, il clima si sta facendo particolarmente incandescente.
In questo caso, la paranoia dei non pensanti accoglionisti arriva al punto di accusare la propaganda della situazione degenerata, perché ammettere stupri, violenze, rapine, danneggiamenti nella maggioranza dei casi, portati a termine da stranieri ben identificati, significa semplicemente riconoscere che a livello europeo l’integrazione è fallita miseramente, che le conseguenze si stanno evidenziando in maniera sempre più pressante.

I più fenomenali rappresentanti delle due componenti sinergiche, devono sempre comunque attaccare ogni discorso che riguarda sicurezza e identità nazionale, come se fossero difetti sociali e non fondamenti di uno Stato e di una comunità che decide di definirsi tale.
Inoltre, dal basso delle loro conoscenze specifiche in ambito di simbolica politica, di analisi sociologica, di sicurezza ambientale, di condizioni carcerarie e di altri argomenti specialistici, parlano di racconti parziali, gonfiati, fino ad essere stravaganti o bugiardi, utili solo a scopo politico, parlando alla pancia delle persone. Nonostante ciò, sembra che neanche parlando alle pance seppur dilatate delle persone si ottenga un minimo di consapevolezza, immaginarsi tentare di arrivare in qualche zucca vuota o deviata.
Questi esperimenti dalla dubbia riuscita, peraltro, sono sostenuti documentatamente – vedi ad esempio “caso Milano e articolo 52” – da forze dell’ordine e da magistratura che non sono al servizio del popolo, ma fedeli esecutori delle ordinazioni del sistema e di uno Stato palesemente nemico dei suoi cittadini.