Cominciamo con una precisazione seria. Circa cinquant’anni fa – anno più, anno meno – nascosi in un luogo ben congegnato due latitanti della mia area politica. Il tempo di permanenza fu diverso, ma relativamente lungo per entrambi, poi ad un certo punto le differenti situazioni si conclusero e ci salutammo con abbracci di solidarietà e la speranza di ritrovarci. Per un periodo ci sentimmo e poi ognuno fece la sua strada più o meno difficile e ingrata, e non ci fu nessun altro incontro, solo qualche notizia tramite altri sodali.
Il 28 aprile di quest’anno, l’esilarante sindaco Gualtieri propose una iniziativa di accoglienza per i poveri migranti attraverso un bando di 400.000 € che finì miseramente con tre sole adesioni alle convivenze familiari.

Tutto ciò dimostra come nel variegato mondo dell’accoglionismo di facciata della sinistra benefattrice, sono tutti pronti a manifestare la propria disponibilità a parole, purché non si sentano costretti a metterla in pratica. Come nella barzelletta del corteo inneggiante al lavoro che quando un imprenditore fermò uno di manifestanti proponendogli un’assunzione immediata questi gli disse: “Ma fra le migliaia che siamo, proprio me doveva scegliere!”. Insomma, un raggruppamento variopinto dove prolifera una spontanea confusione tra avere i coglioni ed esserlo. Inoltre, molto più seriamente, rifacendomi all’episodio iniziale di carattere personale che rimarcava semplicemente la coerenza con quanto scrisse Ezra Pound sul fatto che “Se un uomo è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui”, si constata come l’altro mondo dimostra molto semplicemente che non vale niente né nelle persone, né nelle idee.

Allora passiamo ad una simpatica proposta surreale.
I nostri quartieri sono infestati da biechi individui dalla chiara matrice nazifascista che con le loro ronde riportano ai foschi tempi dei rastrellamenti, dei treni piombati e dei lager, che tanto addolorano i vari Scanzi, Imbimbo, Formigli, Montanari, pidioti e pentastellati di ogni genere e grado. Questi si infiltrano nei luoghi di degrado per provocare poveri relitti dediti allo spaccio, al borseggio, alle rapine o agli espropri per questioni di sopravvivenza, e costretti a difendere il loro duro lavoro a colpi di coltello o di machete. Poi, magari, addirittura si permettono una patriarcale difesa a giovanotte emancipate che giustamente chiedono ai migranti di non essere lasciate sole con i fascisti.

Allora, come urlavano un tempo, “Siamo realisti, chiediamo l’impossibile”, propongo due surreali iniziative che uno Stato serio – e non è il nostro – dovrebbe imporre con la forza delle sue democratiche istituzioni.
La prima è far firmare un documento a tutti coloro che si accompagnano, o anche solo approvano, le barbariche ronde, che li impegni ad evitare accuratamente qualunque sguardo, qualunque ammiccamento, qualunque minimo gesto che possa essere interpretato in maniera anche solo erotica, non dico lussuriosa, dalle donzelle che rallegrano i centri sociali e i cortei antagonisti con tamburelli, con trombette, con triccaballacche, magari accompagnando queste melodie progressiste con abbai, miagolii o vocalizzazioni di altri animaletti di personale identificazione.
D’altra parte, una volta eliminata la brutale e selvaggia presenza dei camiciati neri dai luoghi di degrado, sia fatto obbligo a tutti frequentatori dei centri sociali e delle sfilate allegoriche dell’antifascismo, a farsi carico di visitare quei luoghi di sofferenza e di emarginazione al fine di portare una parola buona, una gratuita disponibilità, un amorevole afflato di comprensione. Nell’organizzazione di precisi luoghi e orari, soprattutto festivi e notturni, dove il dolore e la strazio si fanno più acuti, deve essere messa per iscritto e firmata una liberatoria che certifichi, nel caso di qualche incidente di percorso, o di incomprensione, o di intemperanza fisica da parte dei disagiati di cui sopra, l’impedimento a chiamare quelle truci figure in divisa che terrorizzano le stazioni, i parchi, i luoghi di ritrovo pubblico e in genere le manifestazioni, e magari che difendono quella teppaglia sovranista che sventola quel tricolore che loro, i buoni e moderati accoglionisti, vorrebbero poter ammirare solo sulle bare della persecutoria sbirraglia.

Immaginiamo un po’ la nuova atmosfera di fronte a questi surreali cambiamenti, e contemporaneamente a queste bizzarre fantasie restiamo sempre della convinzione che sarebbe il caso di sospendere le cure palliative a questo sistema – elezioni, referendum, educazioni, sentenze ecc. – e attivarsi invece per accelerarne l’emorragia e seppellirne il cadavere.