A due anni dalla morte di Silvio Berlusconi, esce un nuovo scoop sui suoi comportamenti, diciamo genericamente sessuali. Una certa Sonia Grey – nome d’arte, si fa per dire – ha rilasciato un’intervista in cui confessa di aver avuto “un legame molto speciale con Silvio Berlusconi”.

Il potere politico ha da sempre travalicato la sfera di competenza istituzionale, per esercitarsi anche nei territori del privato, facendo leva, molte volte, più che sul fascino personale, sull’attrattiva economica e sull’ascendente del comando.

Per altro le donne – un certo tipo di donne – hanno accettato per motivi svariati, dal lusso alla luce riflessa, dal brivido dell’intrigo all’invidia altrui, di accettare talune condizioni di ingaggio mai scritte.

Ci sono state donne, poi, che agivano in proprio, che usavano il proprio fascino in senso attivo e non su chiamata: erano le spie, come la famosa Margaretha Geertruida Zelle, in arte Mata Hari, che pagò con la vita la sua attrazione fatale per il rischio.

Da tempi immemorabili, l’uso del sesso per gestire o minare un potere politico è stato un’arma usata con fine strategia, una forma di guerra condotta con gli strumenti della libidine. Basti pensare alla lussuriosa Esther, figlia del consigliere ebreo di Serse I, imperatore della Persia, che il padre utilizzò per circuire il sovrano e fargli ripudiare la legittima moglie con lo scopo di abbattere la nazione, perfettamente descritta nell’omonimo Libro della Bibbia.

Da qualunque parte ci si muova, sesso e potere si sono variamente intrecciati, fino a determinare le sorti di stati e di popoli.

La modernità, e la sua ulteriore deriva, la postmodernità, ha determinato una caduta di stile anche nel meretricio, o comunque nell’approccio libidico e nell’attivazione della lussuria. Possiamo dire che ormai siamo di fronte a mezze tacche dell’utilitarismo erotico, roba da principianti di avanspettacolo rispetto alle figure dominanti del passato, che si aggirano per trenta denari nei cortili e negli sgabuzzini del potere raccogliendo fotogrammi con i telefonini e lavorando solo per una carriera rispettabile.

La cosa tristemente comica è che per il “caso Berlusconi”, o per certi eventi di dubbia gestione ormonale, certa sinistra libertaria e trasgressiva – quella dell’amore libero e della legalizzazione della droga, quella de <<l’utero e mio e lo gestisco io>> e del <<nessuno interferisca sotto le lenzuola>>, quella delle onorevoli pornostar e del riconoscimento dei transgender e degli omosessuali – approfitti delle già discutibili inchieste giudiziarie e si appelli ad una specie di etica fatta in casa.

Alla fine queste storie hanno stancato tutte le persone di buon senso e di buon intendere. Non c’è più gusto. Aveva ragione Gianni Agnelli: era tutto più divertente e intrigante quando le contesse facevano le puttane, ma adesso che le puttane si spacciano per contesse l’atmosfera è solo noiosa.

Anche la vecchia e nostalgica mignotteria ha cambiato fisionomia e approccio commerciale. Contro il gelido potere femminile – gestito in molte circostanze con più cattiveria e cinismo del metodo maschile, nel tradimento di quell’eterno femminino sacro portatore di bellezza, pace, armonia, pazienza, amore, dolcezza, accoglienza, creatività, rispetto, tolleranza, perdono ecc. –, la più antica professione dedicata al benessere e alla soddisfazione fisica della persona, si è trasformata in una specie di educazione alla gestione libidica. Esperte nelle diverse prestazioni, conducono lezioni che affrontano materie non soltanto di carattere anatomico, ma anche emotivo, antropologico, sociologico, psicologico e relazionale.

Non ci sono più le stagioni una volta, e neanche le mignotte, che non pretendevano di gestire incontri di geopolitica, ma soltanto passare un discreto tempo ad un certo tariffario.

 

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