Dopo ottant’anni di democrazia, scandita da morti misteriose, periodi di guerra civile strisciante, intrighi internazionali, stragi manipolate e disonorevoli scandali nelle istituzioni, il sistema scricchiola davanti ad una realtà sempre più macabra.
I diversi poteri che lo caratterizzano – quello finanziario, quello giudiziario e quello politico – stanno dimostrando pienamente i loro inganni, le loro manipolazioni e le loro menzogne.
Dopo le prime promesse di benessere, di giustizia e di pace – il tutto facilitato dal paragone semplice con il periodo bellico – sulle lunghe distanze hanno dimostrato il fallimento più completo.
I manovratori delle singole organizzazioni statali sono costretti a prendere atto delle loro azioni disastrose, ma l’arroganza, perfettamente supportata dal cinismo capitalista e dalle lobby indispensabili della disinformazione, non permette loro di cambiare né opinioni e né giudizi, quindi di modificare quella rotta suicida che sta portando l’Europa sempre più velocemente alla sua fine sotto tutti gli aspetti che vengono compresi in una civiltà.
Il fatto che la democrazia si fondi sul rispetto della persona, sulla difesa della comunità e sulla libertà dell’uomo è una favola che ormai rimane scritturata nei racconti infantili dell’antifascismo.

Osserva perfettamente e con completa libertà di giudizio Francesco Germinario come “quelle totalitarie erano state rivoluzioni contro la riduzione della società al mercato capitalistico” – fascismo e nazionalsocialismo, tanto per intenderci –, quindi la guerra contro di esse fu un’operazione studiata e diretta del capitale che “reputava insopportabili i legami instaurati dai totalitarismi [e per imporre con la forza delle armi] quell’individualismo della democrazia che si declina con la debolezza del legame sociale ed il capitalismo dei consumi”.
Già da questo si comprende la motivazione seria e reale dell’intervento americano contro l’Europa, nonché la rassicurazione del famigerato Salvatore Lucania (Lucky Luciano), capo dell’Anonima Omicidi, quando concordava lo sbarco in Sicilia degli invasori americani: “Le prigioni siciliane sono piene di antifascisti, uomini d’onore, perché gli uomini d’onore sono per forza antifascisti”.
Riassunto: la mafia è antifascista ed il suo terreno di coltura è sempre e soltanto il capitale.

Gli anni passano, i fallimenti della democrazia si susseguono in maniera paritaria tra destra, sinistra e centro, ed ecco rispuntare il fantasma di quell’antifascismo morto e sepolto tra crimini e menzogne: incarnato e organizzato da coloro che si impegnano per combattere quei movimenti identità e nazionali che si oppongono ad un’Europa gestita da una finanza transnazionale e coordinata da estorsori, bancarottieri e truffatori.
Siamo di fronte ad un cortocircuito ideologico e cognitivo, per cui è indispensabile analizzare, e non solo dal punto di vista simbolico, il meccanismo perverso che porta nuovamente, a distanza di molti decenni, a sostenere le operazioni del capitale attraverso l’antifascismo, senza che questo si renda conto di lavorare in nome e per conto di un padrone che lo usa e lo disprezza.
Esaminiamo questo paradosso che chiarisce perfettamente la stupidità e l’assurdità dell’antifascismo militante.
Il capitalismo che “specie nella sua parte specificamente consumistica, preferì utilizzare la democrazia come formula politica più confacente al proprio dominio” è stato l’ideologo e il sostenitore dell’abolizione dei confini e, con essa, della liberazione da ogni ostacolo della finanza, delle merci e degli esseri umani.

Le organizzazioni antagoniste, che combattono per riconoscimento dell’identità, delle sovranità e dei confini altrui, in Europa si aggregano attorno alla formula accogliente e distorta di “no borders”, una formula che riassume la volontà, tanto cieca quanto aberrante, di liberalizzazione dei flussi migratori e della libera circolazione. Esattamente ciò che, in termini più subdoli, ma non meno chiari per coloro che intendono superare la cortina fumogena del mainstream accondiscendente, ha preteso e continua a pretendere il capitalismo transnazionale.
Quindi, come ogni astuto potere che per darsi un’apparenza di liberalità e di magnanimità, ha creato artatamente un’opposizione eteroguidata, così questi movimenti che si autoproclamano anticonformisti, nemici e antagonisti del sistema, altro non sono gli “utili idioti” – per usare una definizione efficace attribuita a Lenin – che si attivano, sproloquiano e devastano a favore di un padrone che per ignoranza, per malafede e per cecità ideologica non riescono a individuare.
Conclusioni: la vecchia mafia antifascista ha cooperato con il capitalismo nell’invasione dell’Europa; la nuova mafia antifascista con i suoi servili picciotti sta collaborando attivamente, sempre con il capitalismo, per far concludere definitivamente il ciclo di una civiltà.

“La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”, avrebbe detto Marx. La prima storia tragica è stata vissuta dai nostri antenati, quello odierna però, nel momento in cui si incomincia ad assassinare, si ripresenta nuovamente come tragedia, alla quale però è necessario rispondere con una ben precisa modalità. Il come, per evidenti ragioni, non è il caso di svelarlo.