Potevamo benissimo farne a meno della vergognosa giornata di Torino, perché il fatto che la sinistra sia vissuta e si sia ingrassata giocando su più tavoli della storia e della cronaca era ben noto e non era proprio necessario confermarlo.

Dalle “sedicenti Brigate Rosse” ad “una faida interna” per Mazzola e Giralucci assassinati dalle autentiche Brigate Rosse, dall’incendio autoprodotto nell’appartamento in cui morirono arsi vivi i fratelli Mattei e via via elencando, da sempre la sinistra ha usufruito di fatti e di dichiarazioni per piegare tutto alla sua comoda e assolvente narrazione.

Così è stato per la manifestazione di solidarietà al centro sociale chiuso di Torino. Essendo stato domenica agli arresti domiciliari, non per motivi giudiziari, ho seguito minuto per minuto le dirette degli scontri. Il lunedì dopo è stato divertente – si fa per dire – per i vari commenti a proposito dei filmati del lungo pomeriggio di turbolenza.

Principalmente, e lo faccio da tempo per interesse prettamente clinico e per un interesse specialistico sulle tecniche di comunicazione, osservo un personaggio che la sua narcisistica strafottenza è inversamente proporzionale ai contenuti che esprime dal punto di vista culturale e politico, oltreché per la sobrietà linguaggio e per l’uso spregiudicato del cosiddetto “character assassination”.

Con una invidiabile – ma anche no – capacità di stravolgere affermazioni da lui fatte e le diverse realtà davanti allo stesso evidenti, in tempi e in contesti più diversi, con abile surfismo comunicativo approfitta delle onde favorevoli per sollevarsi ed evita accuratamente di essere sommerso da queste planando lungo la parete delle più seduttive ovvietà del mainstream, rimanendo ovviamente sempre in piedi sulla tavola.

Fuori di metafora, si spertica in lodi e celebrazioni sempre di alcune trasmissioni o di alcuni articoli che sono abilmente gestiti dai suoi sodali. Tutti eccezionali! Tutti galattici – come urla il simpatico camaleonte Carletto nella pubblicità dei sofficini. Tutti di una preparazione e di una capacità espositiva ineguagliabili. E gli altri? Infrequentabili, irricevibili, improponibili, inopportuni, imbarazzanti, sconvenienti: tutto perché non ragionano, sono intellettualmente limitati, sono eticamente scorretti, sono intrinsecamente manipolatori. Della serie, secondo l’ineffabile intellettuale, uomo di teatro, scrittore: “Noi siamo noi, e gli altri non sono un cazzo”.

E questo è il motivo per cui lui e altri evitano accuratamente un confronto che sia basato su logica, razionalità e competenza. Chi si sarebbe messo in testa di fare un incontro pubblico tra Vanna Marchi ed un endocrinologo, che forse sul metabolismo e sull’obesità avrebbe potuto dire qualcosa di preciso. La regina delle televendite doveva agire indisturbata, così come i suoi imitatori devono disperatamente continuare a propagandare giornali, spazi teatrali, libri e case editrici.

Il primo punto, magari per vie traverse e confuse, è definitivamente chiarito: essi ed esse sono i sacerdoti e le vestali della democrazia, difensori ad ogni costo dell’idolo e tenutari di ogni tipo di conoscenza. Gli altri, feccia o giù di lì.

Secondo punto, una questione tecnica. “La rievocazione è giusta, è vera; il reale è falso” (Ignacio Ramonet). Di fronte all’attacco preordinato è strategicamente studiato da parte delle cosiddette “aree antagoniste” qualcuno ha parlato di una decina di facinorosi, un altro – testualmente – di “trenta stronzi”, questo stesso esperimento ha detto che “lo Stato conosceva qualcuno di queste persone…lo ha detto anche Ranucci…”. Qualcun altro ha detto che è fondamentale capire la dinamica dei fatti, e per fare questo ha invitato a leggere un articolo di Rita Rapisardi pubblicato su “il Manifesto”. Insomma, il gotha del rigore, della correttezza e dell’imparzialità.

Terzo punto, un sospetto losco e irraccontabile. L’amico Marcello Foa ha giocato di anticipo e ha postato una serie di dichiarazioni di un’intervista al giudice Rosario Priore. Quando ci vedremo fra quattro domeniche a Trieste gli confermerò personalmente che le ho copiate direttamente dal libro da lui citato e accuratamente letto più volte.

In “Intrigo internazionale”, Giovanni Fasanella premette una domanda al magistrato con una sua confessione giovanile: “Avendo militato in Lotta Continua … è capitato anche a me di essere coinvolto in qualche scontro di piazza…Se ne parlo, c’è un motivo: mi colpiva la contraddizione tra quello che si diceva pubblicamente e quello che invece si faceva in sedi più riservate. Mi spiego: le “manifestazioni spontanee” celebrate sui giornali della sinistra rivoluzionaria in realtà venivano organizzate nei minimi dettagli durante le riunioni dei servizi d’ordine. Mi sono sempre chiesto: c’era una regia dietro gli sconti di piazza e la violenza di quel periodo?”

Rispondi il Giudice Priore intervistato: “… c’erano delle regie. Di spontaneo non c’era nulla, se non l’entusiasmo dei giovani che si lasciavano trascinare, spesso senza capire perché, né dove si potesse arrivare. Tutto era organizzato. A cominciare dalle ronde…Dovevano esserci dei luoghi, per esempio, dove venivano fabbricate le bottiglie molotov… degli arsenali, dove venivano conservate in attesa di essere distribuite… lasciate lungo il percorso prescelto delle organizzatori… accadeva a Roma, a Torino, Milano, Genova, Napoli… con le stesse identiche modalità…c’erano delle regie che avevano delle basi, dei veri e propri covi dove programmavano le manifestazioni e preparano i piani militari con largo anticipo e nei minimi dettagli” (pp. 77-80).

Per la questione del corteo di Torino, una domanda, almeno meriterebbe una risposta: come mai gli organizzatori, in contrasto con le indicazioni proposte dalla Prefettura, hanno autonomamente deciso di non accettarle e di continuare nella programmazione del triplo concentramento? A parte un certo fumo di illegalità in una simile presa di posizione, la questione riguarda la responsabilità degli stessi organizzatori, a questo punto, su una scelta che si è rivelata alquanto disastrosa.

Ha scritto Karl Popper, un filosofo tanto intelligente, quanto pericoloso, maestro e pedagogo di quel personaggio scellerato che va sotto il nome di George Soros che: “Di fronte ad una domanda che interessa un problema complesso di solito la risposta è rapida, semplice… e sbagliata”. Un avvertimento sempre valido per tutti i presuntuosi, i saccentini e i maestrini, apostoli dell’ideologia progressista.

Solo che l’errore nel risultato di una scelta non può giustificare la buona intenzione della stessa.