Questo titolo è tratto da un avvertimento di Matteo (5,17-37) – Sia il vostro parlare: “Sì, il sì”, “No, il no”; il di più viene dal Maligno – un invito alla maggiore veridicità, correttezza e precisione nel parlare onde evitare i sempre presenti rischi di fraintendimenti, di doppiezza quando non di volontaria mistificazione.
Si può ben dire che questa esortazione non sia proprio ben compresa né accettata dalla cosiddetta informazione, anzi spesso volutamente trasgredita per scopi di manipolazione e di inganno.
A questo proposito ci sono delle parole illuminanti che sono state scritte da Italo Calvino e che ritengo importante riportarle nella loro integrità.

“[C’è]una mia ipersensibilità o allergia: mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile. […]. Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire significati […]. Non m’interessa qui chiedermi se le origini di quest’epidemia siano da ricercare nella politica, nell’ideologia, nell’uniformità burocratica, nell’omogenizzazione dei mass-media, nella diffusione scolastica della media cultura. Quel che mi interessa sono le possibilità di salute. La letteratura (e forse solo la letteratura) può creare degli anticorpi che contrastino l’espandersi della peste del linguaggio”.
Nessuna persona di buona coscienza può negare che l’invito risalente a un paio di millenni fa, come l’osservazione di un più recente 1984, non siano perfettamente congrui con la realtà che stiamo vivendo nelle sue diverse espressioni comunicative.
Due esempi di distorsione dei fatti attraverso la contraffazione linguistica e concettuale dei significati.
Titola un giornale ad ampia diffusione: “Bombardate le primarie degli ayatollah”, come se la scelta di una guida religiosa, pur con conflittualità interne e le difficoltà decisionali, sia paragonabile ad una qualunque competizione politica entro la quale iscritti o militanti decidono un certo candidato e lo designano ad una personale elezione e ad un eventuale incarico pubblico.

Questo è un titolo fuorviante e per certi versi anche offensivo. Sarebbe come dire, nel caso di un rinnovamento a San Pietro, che “sono iniziate le primarie papali”, invece che definire esattamente che “i cardinali si sono ritirati in conclave”.
La scelta di una guida scita non passa per le elezioni popolari, così come la nomina di un Papa cattolico non è determinata dalla corsa alle urne degli abitanti del Vaticano.
Nessuno si sogna di definire “primarie ebraiche” le consultazioni per decidere la scelta del rabbino che avviene per consacrazione (semikhah), dopo documentati studi approfonditi delle Scritture e quindi ordinato a guida religiosa (Maestro, Grande).
Notizia ANSA (03/3/2026, h: 09:37): “L’esercito israeliano entra in Libano via terra”. Come dire: ‘La comitiva è atterrata a Tenerife’, ‘La Costa Crociere ha attraccato al porto de La Valletta’, ‘Il Camel Trophy è giunto in Madagascar”… Insomma, l’esercito israeliano non ha invaso il Libano, mi è andato a fare una scampagnata nell’area protetta dei Cedri del Signore.
Non è che la giustizia italiana funzioni meglio nella libera interpretazione dei fatti, per esempio, quando un giudice di fronte alla reazione di un aggredito durante una rapina, molto candidamente affermò che se l’uomo non avesse affrontato il malvivente si sarebbe trattato sotto di un furto.
Insomma, da qualunque parte si volga l’attenzione, siamo sempre più spesso di fronte a una manipolazione scandalosa della verità. Una volta c’è l’aggressore, un’altra ce l’ha aggredito, e tutto dipende dell’obiettivo della contraffazione e dal risultato che da questa si vuole ottenere.
Anche le “immagini […] gran parte sono prive della necessità interne che dovrebbe caratterizzare un’immagine, come forma e significato […]”, puntualizza Calvino, e immaginarsi quindi nella contemporaneità che effetto possono avere, in aggiunta alle parole, i commenti dei video “[…] in un’epoca in cui altri media velocissimi e di estesissimo raggio trionfano, e rischiano di appiattire ogni comunicazione in una crosta uniforme e omogenea”. E questo è quello che inesorabilmente continua ad accadere.
Non importa la precisione della comunicazione, e neppure il rigore concettuale della stessa, l’importante è l’impatto emotivo che questa deve produrre sull’opinione pubblica. È il caso, ad esempio, della legge passata al Senato contro l’antisemitismo. È contro gli askenaziti, gli israeliti che discendono da Iafet uno dei figli di Noè, o contro tutti coloro che discendono da Sem, un altro figlio di Noè, come gli egiziani, i maghrebini, i siriani, gli iracheni, i palestinesi, i libanesi, i giordani, gli yemeniti? Va un po’ a capire cosa intendono con questo decreto gli illuminati senatori nel loro furore antidiscriminatorio.

Dal punto di vista filosofico, l’opinione è inferiore alla conoscenza, quindi in netta opposizione con la scienza, si potrebbe definirla una presuntuosa ignoranza. Però questo pregiudizio è indispensabile al meretricio pubblico, a quella forma di finta informazione che però condizione decisione e giudizi. L’aneddoto che coinvolge un grande avvocato del ‘900, Vincent Moro-Giafferi, il quale in una arringa gridò: “Buttatela fuori dall’aula, quell’intrusa, quella puttana che tira il giudice per la giacca!”, riferendosi alla opinione pubblica, è perfettamente aderente alla questione. Sempre di più, però, i tenutari del meretricio se la tengono ben stretta, e custodita, purché favorisca la seduzione del potere.
Ecco il Maligno denunciato da Matteo! I diffusori del se, del forse, dell’incirca, del quasi, del può darsi; i relativisti del pensiero debole per i quali tutto interpretabile e la verità dipende dall’opportunità.