“Non vo’ augurar ai nemici la lor morte bensì prurito al culo e braccia corte!”, questa punizione beffarda e particolarmente caustica sembra non appartenga al nostro Alighieri, ma rende molto bene l’idea di una vendetta quasi garbata e senza spargimento di sangue. Non è adatta per gente come noi – “coatti, arroganti, retrogradi, oscurantisti, xenofobi, maschilisti, nostalgici del ventennio… roba rigogliosamente e validamente vomitevole…” per usufruire delle parole intellettualmente colte, misurate, educate, altamente istruite secondo il ‘codice Bonaccini’, e rivolte dall’eccellente Scanzi al famigerato generale Vannacci.

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Non puoi non inorridire e imprecare quando prendi atto che la giudice Anna Mascolo libera il bengalese violentatore di una tredicenne e di una quarantenne, nonostante che “la doppia violenza sessuale, indica la difficoltà dell’indagato a mantenere i propri impulsi”, e sei più portato all’invettiva di Giorgio Gaber in “Io se fossi Dio”: “quel uomo è proprio un delinquente un mascalzone / un porco in tutti i sensi una canaglia / e che ha tentato pure di violentare sua figlia / […] /prendo coraggio e sparo il mio giudizio e dico speriamo che a tuo padre gli sparino nel culo cara figlia / così per i giornali diventa un bravo padre di famiglia”.

Dopo che il femminismo accattone ha inquinato ogni tipo di comunicazione e di razionalità affermando che anche uno sguardo, percepito in un certo modo, può far sentire una donna stuprata, non puoi non augurare un incontro ‘terapeutico’ alla pia femminista che naturalmente invita le persone a ragionarci sopra prima di reagire con giudizi o imbrattando la saracinesca del fenomeno di cui sopra con la scritta ‘pedofilo infame’. E allora leggi i distinguo da Azzeccagarbugli del tipo era solo “una molestia”, “si è dichiarato colpevole e contrito, ha promesso che non lo farà più”. Poi non poteva mancare una precisazione: “In più il colpevole è un immigrato: un piatto ricco perché soffia da sempre sul fuoco dell’intolleranza”.

Di fronte a certe dichiarazioni, mi viene in mente un pensiero macabro, un suggerimento giurisprudenziale che potrebbe essere adottato dalla magistratura in caso dell’uccisione dei genitori: liberare l’assassino perché non può, in quanto orfano, reiterare il reato, però con la promessa di non accettare una eventuale adozione che potrebbe incentivarlo, suo malgrado, a ripetere il gesto.

Ma aldilà di questa voluta e ricercata personale cattiveria, devo frenare il mio istinto belluino e rientrare in quella “buona società” che – secondo le condivisibili valutazioni di Schopenhauer – ci obbliga a mantenere una pazienza sconfinata verso la stoltezza, la follia, la stravaganza e l’ottusità”.

 

Quella buona società che è ostile a ogni forma di pregiudizio, di esclusione, di etnofobia, di populismo; quella buona società che a pieno titolo si ritrova nella enclave privilegiata del radicalismo chic; quella buona società che manifesta sempre un senso di repulsione isterica verso tutti coloro che non ritiene idonei al suo entourage – dire cerchia, o ambiente, sa di proletario.

I componenti di questa discutibile categoria, per definire ulteriormente la loro superiorità morale e supremazia di pensiero, si sono pure inventati il termine di “società civile”, con la conseguente esclusione di tutti coloro che loro ritengono non adatti per mancanza di bontà, di affettività, di empatia verso le cause umanitarie più strane.

Il loro terreno di coltura da cui nascono pensieri e valutazioni è l’ipocrisia. Loro sono fautori della scuola motivazionale e inclusiva, però mandano i figli nelle scuole private selettive e competitive, prima di mandarli all’estero in quell’università in cui i costi annuali arrivano a 50-60.000 dollari all’anno. Sono i fieri sostenitori dell’immigrazionismo, purché non sbarchino e non si sistemino nelle loro spiagge esclusive, quelle in cui – alla Fratoianni – possono senza la seccatura di puzza e di questua sorseggiare tranquillamente i loro mojiti.

Però conosco personalmente delle persone che potrebbero sfatare, volendo, questa diffamante considerazione che si nasconde dietro il termine di ‘radical chic’. Almeno due sono convinto che sarebbero disponibili volentieri a lavare l’onta subita dal compagno Gualtieri per il vergognoso fallimento del suo bando di accoglienza a 400.000 euri.

Uno ha una bella casa isolata con un ampio terreno attorno in una quiete quasi agreste. La location – luogo, sito sempre troppo plebei – ideale per un campo rom, con tanto spazio per distribuire i diversi camper, per costruire delle adeguate strutture per grigliate, per offrire libertà bucolica ad un certo numero di animali da cortile, con la possibilità di un capanno per stivare le refurtive, per altro senza alcuna spesa per l’energia elettrica in quanto attaccati alla rete del gentile compagno accogliente.

Una, invece, ha un accogliente dimora di campagna, con un vasto giardino piantumato, degli interni spaziosi e accuratamente attrezzati, anche in questo caso con la possibilità di parcheggio per eventuali veicoli rubati, con sistema di refrigerazione d’estate e riscaldamento d’inverno per accogliere un discreto numero di allogeni, togliendoli finalmente dalla strada e dando concretamente loro un senso di affettuosa accoglienza.

Insomma, le opportunità ci sono, basta offrirle. In ogni caso, per una mia insita voglia di vendetta, all’interno della metafora del “prurito al culo e braccia corte”, se dovesse mancare un’accoglienza spontanea mi rendo disponibile agli occupatori interessati di accompagnarli sui luoghi direttamente, in attesa dell’inaugurazione dell’insediamento medesimo.