C’è una costanza, storicamente dimostrata, nella predilezione sinistra a tramare con i nemici della nazione e a sostenere qualsiasi causa che vada nella direzione distruttiva e demolitrice della propria comunità di appartenenza.

Parlo, ovviamente, dell’ambito europeo, perché nel variegato mondo terzomondista gli Stati e i loro popoli sono particolarmente agguerriti nel difendere le singole identità, addirittura quelle tribali come dimostrano le carneficine tra Hutu e Tutsi del Ruanda e del Burundi culminate con il genocidio del 1994, quando l’etnia Hutu sterminò in poco più di tre mesi oltre  un milione di Tutsi e di Hutu moderati. Questi regolamenti di conti su base etnica stanno continuando in diversi altri paesi, come in Sudan, in Etiopia ed in Congo, per esempio, e sempre con motivazioni identitarie e territoriali.

In Europa, no. L’Europa ha deciso che le razze non esistono – quindi, perché parlare di razzismo se le razze non esistono? – che il termine etnico ha un che di sospetto, che l’identità è un fattore discriminatorio, che la sovranità è un principio escludente, che i confini sono il veleno dell’accoglienza, che le culture sono equivalenti: insomma, l’Europa è, o dovrebbe diventare, un’entità fluida, priva di qualsivoglia valore intrinseco, e piuttosto con un passato del quale vergognarsi per delle colpe secolari che sono inestinguibili e irreparabili. Non rimane che una inesauribile espiazione, favorita – come precisa Alexandre Del Valle – dal “masochismo collettivo e suicida delle democrazie pluraliste”, e questa condizione autocolpevolizzante “funge in fin dei conti da incitamento, irresistibile allo sfogo delle pulsioni sadiche dei loro nemici dichiarati”.

Screenshot

Nemici, peraltro, sostenuti in maniera dichiarata e aggressiva da parte delle innumerevoli quinte colonne esistenti all’interno dei singoli Paesi, tutte concordi nella “volontà di ‘cambiare l’Uomo europeo’ per mezzo della sostituzione o del meticciato massiccio dei popoli e delle culture, soprattutto per mezzo dell’immigrazione di massa extraeuropea”.

I nemici interni, sempre facenti parte di quella élite radical-chic che continua a produrre danni irreparabili attraverso i mezzi più disparati – dal cinema alla televisione, della carta stampata ai programmi scolastici – ci sono sempre stati e sempre ci saranno, è una loro caratteristica di pescare nel torbido.

E per restare nell’attualità del Marocco, già nel 1925 Louis Aragon, intellettuale organico del partito comunista francese, mentre proprio in quel paese infuriava la guerra, durante una conferenza Madrid dichiarò testualmente: “Mondo occidentale, sei condannato a morte. Siamo i disfattisti dell’Europa. […]. Siamo quelli che danno sempre la mano al nemico. […] Noi risveglieremmo dappertutto i termini della confusione e del disagio. […]. Si gettino i trafficanti di droga sui nostri paesi terrorizzati”. E così è stato e sta accadendo.

Non poteva mancare l’accoppiata con Jean-Paul Sartre, che nella prefazione del saggio di Franz Fanon “I dannati della terra”, annunciò con enfatica soddisfazione: “L’Europa è fottuta”, a dimostrazione come “[…] un’intera corrente della sinistra europea ha costruito una vera e propria ortopedia della coscienza” che, come ha approfonditamente spiegato e un suo saggio Pascal Bruckner, ha decretato l’assoluzione per tutti i Paesi del sud del mondo, e la condanna perenne per un Occidente diffamato e screditato.

Ed esempi di fallimenti di questa apertura verso il diverso, interpretato falsamente come esotico e nella realtà come nemico, ne sono diversi. Eppure il condizionamento mentale ha raggiunto un tale livello di efficacia che poi si sentono dichiarazioni come quelle dell’attrice americana, Rosanna Arquette – essendo ricchissima e famosa non poteva che situarsi attivamente a sinistra – la quale ha affermato “Sono dispiaciuta di essere nata bianca e privilegiata. Mi disgusta. Mi vergogno molto”. Per inciso, non potendo diventare nera, per superare il disgusto la vergogna potrebbe quantomeno rinunciare ai suoi privilegi sociali e finanziari. Ma come si usa dire… aspetta e spera…

Gli elenchi di idiozie sono numerosi, basta spulciare e informarsi, prima di parlare a vuoto. C’è quello che afferma che “il bianco non è un colore della pelle, ma una categoria che segnala il potere” – come se i neri non esercitassero potere nei propri paesi quando lo raggiungono. Il ‘migrante’ – osserva acutamente Bruckner – è “Il nuovo eroe della martirologia contemporanea, che ha preso il posto del proletario e del guerriero”. Poi, c’è il clero, dal Vaticano in giù, che ha gli occhi e il cuore – non mettendo in gioco né denaro né immobili – per il quale, sempre il ‘migrante’ “è al tempo stesso il perseguitato e il redentore, l’‘angelo’ che ci sottrae al nostro confortevole egoismo. Il nostro unico dovere nei suoi confronti e di comportarci da premurosi padroni di casa”. C’è il demografo François Héran che si esercita nella retorica dell’“elogio del vagabondaggio”. C’è la scrittrice francese Marie Darrieussecq, allieva nel 1990 della École normale supérieure e dottore in letteratura, che auspica “una cittadinanza mondiale, con documenti validi su tutto il pianeta”.

Insomma, aggirati nel parco degli orrori sinistri e troverai un sacco di fenomeni assolutamente incapaci non dico di interpretare, ma addirittura di leggere la la realtà che li circonda.

Di fronte ai problemi gravi che i singoli Stati devono affrontare, prevalgono le imposizioni di quelle militanze minoritarie, ma ideologicamente aggressive, le quali a tutti i problemi economici, di sicurezza, lavorativi ed altre questioni varie ed eventuali, non sanno dare risposte politiche specialistiche e competenti, perché queste due qualità sono sostituite da una fede inossidabile che propone soltanto raccomandazioni morali.

Screenshot

Nick Land inquadra benissimo il fenomeno. Secondo la retorica perversa di sinistra, “più bassa è la condizione o lo status di una persona, più convincente è la sua rivendicazione sulla società, più pura e nobile la causa. [In questo modo] ogni tentativo di miglioramento ‘progressista’ è destinato a trasformarsi ‘perversamente’ in un orribile fallimento. [Questo perché] la fede progressista nella sua forma più pura, del tutto incontaminata dalla sensibilità alle evidenze, all’incertezze di ogni tipo, disinvoltamente sprezzante di ogni genere di ricerca – esistente o concepibile – è estremamente sicura della sua invincibilità morale. Se i fatti sono ‘moralmente sbagliati’, tanto peggio per i fatti”. E di immoralità nelle parole e nei fatti sono piene le cronache di sinistra, anche se attentamente distorte od oscurate.