La ‘crisi’ di Ceuta ha messo in moto, e continua ad agitare, nuovi scenari dal punto di vista sia ideologico che politico. Gli spunti di riflessione e di discussione sono innumerevoli, alcuni molto specifici, altri invece si possono affrontare senza rischiare di cadere nel caos parolaio e inconcludente che caratterizza molti rappresentanti dell’istituzioni e sedicenti intellettuali di questo discutibile Stato.

Il concetto di ‘popolo’, ad esempio.

Bertold Brecht scrisse una satira poetica intitolata “La soluzione”, elaborata e creata prendendo spunto dai moti operai avvenuti a Berlino est nel giugno del 1953 contro le pesanti restrizioni economiche imposte dal regime comunista e sedati con il supporto dei carri armati sovietici. In quella circostanza, il Comitato Centrale stigmatizzò la protesa, accusando gli operai di aver tradito la fiducia del governo e obbligandoli a riguadagnarla “con un doppio impegno lavorativo”. Da queste operazioni di propaganda e di repressione Brecht si inventò la celebre locuzione ironica “Poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”.

È lo stesso ironico ragionamento che si può applicare a quella massa informe di liberal-democratico-sinistro-accoglionista che di fronte alle diverse e compatte rivolte popolari contro il sistema migratorio, stabilizzato e in corso d’opera, pretende di squalificare il popolo. Perché “El pueblo unido, jamás será vencido” va bene, se corrisponde all’agenda prevista da un metaforico Comitato Centrale, ma da ostracizzare e criminalizzare nel momento in cui quello stesso popolo non segue quelle predefinite direttive ideologiche, e allora la sua mobilitazione diventa ‘populismo’. Come il proclama “Patria o Muerte” pronunciato dal comandante Che Guevara l’11 dicembre del 1964 all’Assemblea Generale dell’ONU che diventa emozionante e condivisibile se è riferito ad un altro Stato – come ‘Palestina libera’, tanto per capirci –, mentre la difesa ad ogni costo dei confini dell’Italia diventa sinonimo di becero razzismo e di deprecabile nazionalismo, con il capo di accusa di ‘intollerabile sovranismo’.

Poi, il concetto di ‘integrazione’.

Che l’illusorio proponimento sia stato già all’inizio una bufala, e che si continui imperterriti a continuare nel progetto fallimentare di questo obiettivo, è ormai accertato in tutti gli Stati europei, a partire da quelli nordici da sempre considerati i paesi del benessere e della benevolenza. Del resto, sono decenni che gli intellettuali ‘no border’, quelli della società aperta, del meticciato globalista e dell’ibridazione identitaria, continuano a martellare i cittadini con una propaganda tanto falsa quanto delittuosa. Richard Falk, Giurista statunitense e professore emerito di diritto internazionale all’Università di Princeton, almeno è stato sfrontatamente onesto e ha scritto che “Occorre disinnescare la pratica della democrazia del suo tradizionale nesso stato-società”, in sostanza, commenta Frank Furedi, “isolare il processo decisionale dalla pressione degli elettori”.

“Lo Stato” – scrive Ortega y Gasset – “è in Primo luogo produttore di sicurezza”, e continua, “Cos’è? allora una nazione, se non è né comunità di sangue, né radicamento in un territorio, né altra cosa di tal genere?”. Rinnegati entrambi non rimane che una omogeneizzazione globalista, dove tutto è uguale, dove tutto deve essere meticcio, dove tutto deve essere ridotto a massa indifferenziata. In nome di una indefinita e confusiva ‘umanità’, si è tradita la natura stessa di ogni uomo, fatta di eredità, di cultura, di valori e di destino condiviso con gli altri suoi simili.

Fine, per ultimo ma non ultimo, il concetto di ‘mobilitazione’.

Questo termine è stato utilizzato da Jünger in ambito militare con riferimento alla guerra da lui vissuta come ‘guerriero’. Limitarsi, però, a questa accezione diventa quantomeno riduttivo.

Fatti saldi i concetti di ‘popolo’ e di ‘integrazione’, sempre tenendo presente i fatti di Ceuta, vediamo come la massa organizzata, quando provocata, manifesta “senza ombra di dubbio la sua ‘immensità”. Essa è dinamica, appassionata, senza sovrastrutture di viscido buonismo e di suicida tolleranza. Non c’è manipolazione dell’opinione pubblica che tenga, perché ormai la realtà è davanti agli occhi di tutti. Nell’ambito delle opere di questo grande intellettuale scrittore del ‘900, “Der Arbeiter” – tradotto in maniera per certi versi insufficiente come “L’Operaio” – introduce il termine di “mobilitazione totale” legata agli aspetti della tecnocrazia, ma è estremamente utile come concetto per definire i movimenti che stanno sorgendo e strutturando nei vari paesi europei. Essi si fondano su precise parole d’ordine – comunità, identità, sovranità. E a questo proposito, c’è un video in cui l’attivista Carmen López, davanti ad una folla imponente del “Frente Obrero”, in assenza totale di stracci rossi sventolanti, ma solo con le bandiere del movimento operaio e quelle spagnole, descrive perfettamente il concetto rubato a Jünger di “mobilitazione totale”. Mentre un parlamentarismo impotente, con una destra e una sinistra entrambi inetti a difendere gli interessi dei cittadini, dimostrando come “la democrazia” – per usare le parole di Jacques Ploncard d’Assac – [sia] un Potere fittizio nel quale un’oligarchia di interessi ed una Burocrazia onnipotente esercitano il Potere di fatto”, solo un popolo organizzato a difesa della propria sovranità può combattere coscientemente e onestamente per i diversi interessi di comunità.

“Contra los traidores de la Patria…la solución es luchar, luchar y luchar. ¡Viva España!”, così conclude il comizio l’eccellente oratrice. Non lotta di classe, perciò, ma lotta per il popolo sovrano.

Una caratura e un’atmosfera un po’ diversa dalle patetiche agitazioni del sindacalismo landiniano e dalle convulsioni terzomondiste dei vari centri ‘antisociali’.

Per questo deve essere chiaro che quel rosso che si vede all’orizzonte, è il tramonto della fazione disfattista d’Italia e di Europa, mentre è l’aurora per le molte mobilizzazioni totali che si stanno attrezzando nei diversi paesi. Un tramonto scontato per chi punta sugli intrighi politicanti e sugli intrallazzi di bottega; un’aurora scontata per tutti coloro che hanno compreso, e stanno sempre più capendo, come i grandi movimenti politici nascono e vincono con la forza non negoziabile delle idee e dei principi.