Secondo la tradizione, questa leggenda è datata intorno al 1453, quando si tramanda il fatto che i teologi bizantini continuassero imperterriti a discutere se gli angeli fossero di sesso maschile, femminile o neutro, quindi una questione assolutamente astratta e stravagante, mentre Maometto II con le sue truppe ottomane cingeva d’assedio per cinquantacinque giorni – dal 6 aprile al 29 maggio – Costantinopoli, con la scontata caduta della città in seguito alla morte dell’imperatore Costantino XI Paleologo e, con essa, si chiuse il tempo dell’Impero Romano d’Oriente.

Se questa modalità di intervenire sulla realtà fosse applicata a qualche problema concreto e serio di salute, credo che gli ospedali sarebbero svuotati e riempiti gli obitori. Nessuno nega, ovviamente, l’importanza della diagnosi che deve essere la più approfondita e circostanziata possibile, ma questa valutazione non può essere illimitata nel tempo, né la decisione di operare procrastinata alla fine delle più sottili e sofisticate interpretazioni dei segni dei sintomi, delle cause e delle ragioni.

Certo, si dirà, una cosa è la questione che riguarda l’aspetto di salute e di salvezza di una persona, altro è il contesto politico in democrazia che esige confronti, dibattiti e scambi di opinione. In fondo è vero, questa modalità di procedere è una caratteristica della democrazia, che per licenza interpretativa si può dire che faccia rima con borghesia, e che trasversalmente – per dirla con Donoso Cortés, filosofo, politologo, diplomatico e politico spagnolo, la cui presenza cade a pennello per l’argomento che si tratterà – è il potere di un’unica “clase de habladores, de desquisitores”.

Quanto sta accadendo in queste ore a Ceuta è la dimostrazione dell’inefficienza del sistema democratico e della vergognosa presenza di quinte colonne all’interno delle singole democrazie.

Ci sono centinaia di commenti che dimostrano come le figure più immorali e disoneste all’interno del sistema – che peraltro perfettamente lo rappresentano – si siano scatenate nella più spregevole retorica e nella più vergognosa logorrea.

A fronte di una incontestabile invasione, c’è chi nega spudoratamente la gravità della situazione, non pensando alle vittime innocenti che assistono alla devastazione delle strade, agli incendi diffusi a macchine e edifici, all’assalto di negozi e supermercati, all’occupazione violenta delle abitazioni private. Tutto si giustifica con la fame, con la disperazione, con il disagio, tanto che un certo Francesco Cancellato – il cui cognome che dovrebbe essere messo in pratica nel contesto civile – titola un articolo su Fanpage: “Dobbiamo solo vergognarci per quanto ci fanno paura i migranti di Ceuta”. Su questo ha perfettamente ragione, perché ipocriti come lui devono sicuramente vergognarsi di un appello andato buco del sindaco compagno di Roma, costato 400.000 euri per l’accoglienza domestica di poveri disagiati, con l’accettazione di sole tre persone. Non male per gli accoglionisti verbaioli.

I molti scarabocchiatori redazionali e tromboni audiovisivi sono sostenitori compassionevoli di quello che disse, ben nove anni fa, l’avvocato Carmen Di Genio – genio poco e pure malefico –, quale componente del Comitato Pari Opportunità della Corte d’appello di Salerno, durante un convegno sulla sicurezza e sulla legalità: “Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, su una spiaggia, non si può violentare una persona”.

Questi sono i portavoce dei nemici interni e la dimostrazione – come sottolinea Jean-Claude Michéa – della “ampiezza del fallimento morale, politico e intellettuale della sinistra moderna” che continua ciecamente a negare come “oggi le classi popolari – poiché ne sono ancora le vittime – avvertono già, in maniera infinitamente più profonda rispetto a tutti i sociologi di sinistra messi insieme, gli effetti umanamente disastrosi di questa integrazione dialettica sempre più elaborata tra l’economico, il politico e culturale”.

In questo momento di disastro per Ceuta e i suoi abitanti, c’è chi attacca la “disumanizzazione” con la quale sono stati accolti gli invasori, non pensando minimamente ai saccheggi, alle violenze e alle persone asserragliate in casa nel terrore di qualche entrata non prevista. Poi, c’è chi accusa l’offensiva xenofoba additando coloro che pretendono la sicurezza personale e la sovranità del proprio luogo. C’è chi, al sicuro delle proprie abitazioni, senza avere notizie dirette né tantomeno attendibili – vedi il vuoto etico e intellettuale di Alessia Morani – che afferma con assoluta sicurezza che “in 24 ore il governo spagnolo ha risolto il problema, mentre i ‘fasci da tastiera’ hanno passato la giornata a scrivere che il modello Sanchez era un disastro”. La mirabolante saccentina forse si è persa i filmati sull’accoglienza che il popolo spagnolo ha dedicato a Sanchez. Un altro inqualificabile onnisciente, tale Enzo Maraio, disquisisce sul fatto che “Chiudere le frontiere marittime e aeree con la Spagna non significa difendere l’Italia [ma] trasformare una crisi complessa nell’ennesima operazione di propaganda. La sicurezza va garantita con serietà, cooperazione europea. Sta prendendo forma una nuova destra che rincorre il linguaggio più estremo, senza grammatica istituzionale e volgare”. Insomma, il fuoriuscito dalla lampada di Aladino ha già capito tutto: chi fa propaganda e chi no, chi ha idee chiare sulla sicurezza e chi no, chi ha il monopolio del linguaggio e chi no. Che poi siano gli stessi proponenti della falsa soluzione i veri fautori del disastro dentro cui siamo immersi, è un fatto di secondaria importanza. Viviamo un tempo in cui non è dato dubitare di nulla, e tutto favorisce il comportamento da tifoseria, invece – osserva Douglas Murray – “Un’epoca che avesse il coraggio delle proprie decisioni non cercherebbe di mettere a tacere chi osa, invitare a una pausa di riflessione”.

Per quanto riguarda il fenomeno migratorio, che le migrazioni, forzate o favorite, siamo state usate come armi non convenzionali nei confronti di altri Stati per destabilizzarli dal punto di vista sociale ed economico è un dato acclarato, ampiamente documentato da analisi e studi di livello internazionale. Che le reti transnazionali, con l’ipocrita retorica dei diritti dell’uomo, vengano gestite da organizzazioni criminali associate, per stupidità o per complicità, alle numerose Organizzazioni Non Governative supportate dalle varie imprese globali e finanziate massicciamente dagli stessi Stati, è altrettanta cosa nota e documentata. Il fatto che la stragrande maggioranza dei cosiddetti “migranti” appartengano a paesi musulmani è un dato altrettanto preoccupante, e lo conferma in un poderoso saggio la politologa americana Kelly M. Greenhill, docente alla Tufts University ricercatrice presso la Harvard Kennedy School of Government Belfer Center for Science and International Affairs con la specializzazione in “migrazioni di massa, sfollamenti forzati e politica estera”, la quale scrive come “i migranti con background religiosi, linguistici ed etnici diversi da quelli della maggioranza delle nuove patrie di adozione costituiscono una minaccia per la sicurezza della comunità”.

Ci sono due soggetti in questione da ‘biasimare’. I “desquisitores” istituzionali, che hanno il potere/ dovere di difendere la propria nazione e i propri cittadini, e che continuano a cavillare sul criterio dell’emergenza, su commi, codicilli e cianfrusaglie legalitarie in tema di sicurezza, impotenti a prendere qualsiasi decisione e vilmente preoccupati delle reazioni e del giudizio più o meno aggressivo di minoranze eccitate e confuse. Poi, gli “habladores” dell’antagonismo che devono far pace con i loro malfunzionanti cervellini a corrente alternata: queste invasioni, come le colorate e floreali rivoluzioni, sono organizzate e gestite dalle molteplici e infami agenzie amministrate e guidate dai vari Soros e complici prezzolati, perciò sostenerle significa supportare il capitalismo internazionale che la fonte della loro esistenza. Chi è per la globalizzazione è complice del capitale.

Per tutti i diversi soggetti in questione, un consiglio. Affrettatevi a trovare questo metaforico sesso degli angeli, perché negli anni ’20 il poeta turco Ziya Gokalp, tanto caro al presidente Erdoğan, ha scritto che “Le moschee, sono le nostre caserme, i minareti le nostre baionette e i fedeli i nostri soldati”, e quindi il pifferaio della mezzaluna è già sveglio e attivo, almeno per chi vuol vederlo e sentire la sua ipnotica e distruttiva melodia.