Il “pensiero paleologico” – etimologicamente “pensiero arcaico” – è una caratteristica delle modalità di immaginazione dell’infanzia quando il bambino, per fare un esempio, si copre gli occhi con le mani e chiede alle persone: ‘dove sono?’. Il meccanismo mentale segue una sua logica secondo la quale, se io non vedo neanche gli altri mi vedono. Questo ed altri tipi di alterazioni interpretative in senso irrazionale e illogico sono presenti nei sogni nella loro espressione onirica.
Poi, con una frequenza che sfugge alla statistica, questa modalità di pensiero è particolarmente diffusa a sinistra, con una connotazione che necessariamente diventa patologica.
Di fronte al terrorismo scatenato in Val di Susa, all’attentato di Berlino, allo sgozzatore di Parigi, agli innumerevoli attentati individuali e collettivi, ai diffusi stupratori e spacciatori d’Italia e di tutta Europa, opera questo meccanismo malato secondo il quale, seguendo una modalità definita “causalità psicologica”, individua la spiegazione di un fatto non mediante una causa concreta e oggettiva, bensì tramite una decifrazione personale o una propria fantasia.
Non bastano le rivendicazioni, o le esplicite disposizioni coraniche – “Il Profeta maledisse gli uomini effemminati – quelli che assumono i modi delle donne” (Hsunnah.com/bukhari: 5886); “[…] la punizione per l’omosessualità, la bestialità o qualsiasi cosa del genere è la morte” (Imam tunisino, intervista televisiva, 2016). Nessuna responsabilità oggettiva, ma colpe rinviate a cause scatenanti estranee ed opposte.

Sono due delle innumerevoli informazioni sull’islamismo che si trovano nel saggio-documento di Paola Kafira, “Islam”. Quindi, teoricamente, basterebbe leggere informarsi, ma con il pensiero sopraindicato questa procedura appare impossibile.
La logica che presiede al pensiero paleologico della sinistra si fonda sull’uso particolare del linguaggio e, di conseguenza, sul concetto che intende esprimere. Il criterio di valutazione di parole e di fatti è inquinato da una patologica soggettività, cosicché l’ideazione è alterata dal presupposto ideologico che la pervade. Il fondatore della psicoanalisi, Sigmund Freud, precisò come nel disturbo del pensiero e del linguaggio prevale l’investimento inconscio su ciò che si vede e che si sente, e così si manifesta in tutte le sue dichiarazioni e in tutti i suoi spettacoli la distorsione paleologica della sinistra liberal-progressista.

Questo esempio dei diritti LGBTQ e la commistione cieca e ridicola con le aree islamiche prese a supporto delle proprie esibizioni è solo un aggancio per definire in maniera politica la questione del grave disturbo psichico che sottende la modalità di agire di questa generica sinistra, e che non consente alcuna opportunità di dialogo, perché ha in sé la negazione stessa della realtà.
Per definire quest’area cosiddetta antagonista, e comunque lisciata e benvoluta dalla sinistra istituzionale, è bene chiarire quali sia l’impianto culturale e ideologico che la supporta.
La tripartizione utilizzata da Alain de Benoist serve perfettamente all’interpretazione politico-strategica dei suoi protagonisti.

Innanzitutto, non sono rivoluzionari in quanto mancanti di una coscienza ideologica radicale: un esempio per tutti, non si può essere anticapitalisti e globalisti contemporaneamente, perché la globalizzazione è stata voluta ed è fortemente applicata dal capitalismo transnazionale per la distruzione di tutte le sovranità, perciò, manifestare per la Palestina e contemporaneamente reclamare l’eliminazione delle frontiere è una contraddizione irriducibile. La storia attuale, peraltro, non presenta né segni né sintomi di qualsivoglia opportunità rivoluzionaria, e tutto rimane nell’ambito degli inutili e retorici slogan.
Non sono neanche ribelli, in quanto mancanti di quella capacità di silenzio e di meditazione che sa portarli ad un lavoro innanzitutto su di sé e sul proprio atteggiamento sia interiore che esteriore. Il ribelle rifugge dall’istinto e detesta ogni forma di reattività e di irrazionalità; egli si è addestrato a quella pratica della distanza e della imperturbabilità analitica per mezzo della quale ha ben chiari gli obiettivi da raggiungere e le situazioni concrete entro le quali si trova, pronto a trovare il momento opportuno per entrare in azione con modalità diversificate, altamente mobili e sangue freddo.
Superficialmente si potrebbe ritenerli rivoltosi in quanto avversi ad ogni regola e ostili a qualsiasi ordinamento che si opponga o anche solo metta in difficoltà la loro utopia libertaria e la loro fantasia sovversiva. Per l’incontenibile impulsività, oltre a negare i dati e la concretezza del contesto di azione, sono predisposti ad agire in maniera afinalistica autoproclamandosi difensori di qualunque causa, anche la più contraddittoria.
Un esempio di questa condizione tra il patologico e il criminale è riscontrabile nelle parole di Raimondo Etro, ex brigatista, in una esemplare intervista su caso dell’anarchico Alfredo Cospito e sulla questione dell’abolizione del 41-bis. Ha detto testualmente Etro: “La battaglia contro il 41 bis è la battaglia storica della mafia… gli anarchici… quella banda di psicopatici… la sinistra sta strumentalizzando questa situazione gettando benzina sul fuoco ancora rancorosa per avere perso le elezioni”.

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Era l’8 febbraio di tre anni fa, ma la sua valutazione rimane un punto di partenza per un giudizio serio e approfondito sui movimenti attuali. Un problema, quello dei detenuti comuni, che ha creato dei problemi all’interno dell’ambiente brigatista, e questo lo dico con cognizione di causa avendo avuto l’opportunità di discutere con alcuni di loro, a partire da Renato Curcio.
Fermo restando che le continue devastazioni, le agghiaccianti alleanze, le discutibili giustificazioni, le vergognose protezioni hanno un che di cinica dissoluzione, si può ben dire che “Sebbene questa sia follia, tuttavia c’è del metodo, una sua logica”, per scomodare Polonia e la sua considerazione sul comportamento di Amleto.
Detto ciò, per favore, non tirate in ballo il diritto al dissenso. I dissidenti, nella Storia, sono stati personaggi di ben altra statura, di ben altro spessore di ben altro stile; voi limitatevi alla dissenteria di inutilità, esito inevitabile del virus farneticante.