Ci sono due categorie professionali al cui interno è presente un certo numero, per niente esiguo, di strani personaggi saccentini e sputasentenze. Una trova la propria fonte inesauribile di presunzione da una iscrizione ordinistica, e sono i giornalisti; l’altra dall’imprimatur sapienziale che le deriva dall’unzione elettorale, e sono i politici.
Questa mia precisazione nasce come commento ad un video in cui Zulfiqar Khan, sedicente guida spirituale (di quale Islam?) insulta Annamaria Cisint, ex sindaco di Monfalcone e attualmente eurodeputato per la Lega, e proferisce delle neanche tanto velate minacce.

Il problema della questione posta dal barbuto radicale non sta nelle sue dichiarazioni che se qualcuno le ritiene folli è meglio che non continui a leggere e che si tolga di torno, perché dimostra di non aver capito e di non conoscere una beata minchia.
Il problema è nella doppia e diversa interpretazione e modalità di affrontare le aggressive dichiarazioni del portavoce di Maometto e del fedele ventriloquo del Corano.
Dice testualmente l’onorevole Cisint che “è urgente intervenire”. Sono d’accordo, cara concittadina, però alla giusta diagnosi deve corrispondere anche un’adeguata terapia. Veda, gentile eurodeputata, uno dei reduci dei campi vietminh riconobbe una micidiale debolezza del perbenista uomo occidentale quando disse che “abbiamo una coscienza e dei rimorsi, e perderemo per colpa loro”. Allora chiedo, Lei crede veramente che ci possa essere un’opportunità di rivalsa europea a partenza da Monfalcone contro quella che documentatamente è, alla faccia di ogni politicamente corretto, un’invasione allogena con la prospettiva di una sostituzione etnica? Crede sinceramente che gli strumenti offerti dal sistema democratico e pacifista possano essere sufficienti per un problema che è di carattere politico, militare, economico e religioso di entità europea?
Per quanto riguarda, poi, la seconda questione, quella giornalistica, dopo il primo intervento che avrebbe potuto essere un semplice e lineare atto dovuto – per me repellente – ma strategicamente di buon senso, con la precisazione di Tommaso Cerno c’è stato uno scivolamento fra il patetico e il demoralizzante. Fermo restando che l’illustre direttore, da retto e degno democratico segue la regola denunciata da invece un altro, quello sì, grande amico e giornalista come Massimo Fini, ovvero quella che ogni buon democratico rivendica la libertà di parola con la libertà di dire cazzate, affermare altrettanto testualmente che il leader iraniano Ali Khamenei “è il genio della lampada dell’islamismo radicale” dimostra, con concomitante convergenza di fantasie, di manipolazioni e di approssimazioni, che non sa nulla delle diverse radici dell’Islam e che non si pone minimamente alcune domande cruciali prima esibirsi in interpretazioni senza costrutto.

Per fare questo basterebbe porsi qualche domanda: ci sono documenti ufficiali nei quali l’Iran prospetta la sua conquista dell’Europa? Esiste una statistica ragionevole, informata e attendibile che dimostri la presenza di attentatori, molestatori, stupratori e delinquenti vari di nazionalità iraniana nei continui disordini etnici che devastano il territorio europeo? Qual è la percentuale di detenuti nelle carceri europee di origine persiana? Quali e quanti barconi hanno scaraventato migranti di origine iraniana sulle coste italiane? Potremmo continuare, ma non serve se, per onestà, non c’è arrivato prima. Detto ciò, la cosa particolarmente inquietante da un lato, e fastidiosa dall’altro, è che le due categorie indicate, nella stragrande maggioranza dei casi, in nome di un sapere piovuto dall’alto per incoronazione elettorale, e facilitato dalla tendenza di rispondere in modo pavloviano, impulsivo e viscerale alle sollecitazioni pubbliche, riescono in certi momenti a fare più casini che progetti.
Ha scritto Georges Guiscard, portavoce dell’Insitut Iliade di Francia che “se i barbari non possono costruire civiltà avanzate, i super-civilizzati non possono difendere le loro per molto tempo. [Bisogna trovare, quindi,] un sano equilibrio tra la barbarie e la super-civilizzazione”.

Un famoso francese, Michel Lhomme, ha scritto: “l’uomo di oggi deve essere in grado di prendere una posizione chiara e impegnativa di fronte alla vita, deve sforzarsi di credere”.
Mi metto a vostra disposizione per costituire un gruppo di uomini e di donne, non belanti e rassegnati. Facciamolo. Ma se dall’alto delle vostre funzioni non siete capaci di farlo, resterete comunque e solo appartenenti a quella classe di democrati borghesi che il filosofo, politologo, diplomatico e politico spagnolo Donoso Cortés, già nel 1800, definì degli “habladores, desquisitores” – dei chiacchieroni. Se questa posizione può servire per la vostra carriera politica e giornalistica, tanti auguri di buona riuscita e buon pro vi faccia.