“Il più grande costituzionalista britannico definisce la Costituzione Italiana come la peggiore Costituzione adottata nel dopoguerra in Europa perché era un accordo: tu non fai la rivoluzione e io non ti metto fuori legge. Pensi che è l’unica Costituzione nella quale il Presidente del Consiglio dei ministri non può revocare i ministri perché la formula è quella del Cln: o stanno tutti assieme o non stanno. Poi ci sono le invenzioni dei cattolici, i quali contro la volontà del Partito Comunista si sono inventati la Corte Costituzionale, il Consiglio Superiore della Magistratura, con il famoso discorso contro di Palmiro Togliatti che un giorno o l’altro pubblicherò, il referendum e le regioni, strumenti per aggirare quella rigidità. I primi vent’anni governò così bene De Gasperi perché non realizzò della Costituzione né le regioni, né referendum, né la Corte Costituzionale, né il Consiglio Superiore della Magistratura”.

Così si espresse Francesco Cossiga, il “Picconatore”, che sicuramente in maniera più approfondita di altri ha conosciuto gli intrallazzi della politica, dal suo ingresso nel 1958, e i difetti della Costituzione, da docente di Diritto Costituzionale all’università di Sassari.
Passano gli anni e questa Carta, con i suoi 139 articoli, è diventato da catechismo democratico revisionabile a testo sacro intoccabile e non discutibile, ma da accettare con religiosa fede e con ferrea convinzione.
Se poi l’articolo sul fondamento del lavoro sia stato mirabilmente dimenticato in nome del liberalcapitalismo; quello sulla sovranità appartenente al popolo vergognosamente tradito con l’accettazione dell’euro, la privatizzazione della Banca d’Italia e la svendita all’Unione Europea; quello sul ripudio della guerra smentito clamorosamente nei confronti della Serbia e dell’impegno bellicoso ovunque su istigazione franco-anglo-americana, ma niente sposta l’idolatria nei confronti della sua essenza, e potremmo continuare articolo per articolo a rilevare incongruenze e mistificazioni
Ecco la Costituzione trasformata in un Corano laico, sempre circonfusa di idolatria come testo sacro della democrazia antifascista. I suoi 139 articoli sono diventati sūre e la sua essenza è il fondamento di tutti i democratici uniti in un altrettanta laica umma, una comunità di credenti che condividono la stessa visione politica. Ci sono gli imam che sono i predicatori e i maestri del verbo democratico che sempre e comunque viene riferito all’infallibile perfezione dei padri costituenti. Come il Corano, anche la Carta costituzionale è interpretabile, ma solo da parte di chi detiene la conoscenza più pura della dottrina democratica, e niente concesso alle opinioni individuali che non rispettano la rigorosa sapienza della Carta stessa. Tant’è che anche in questo caso è possibile l’emissione di una fatwa, quel parere giuridico che viene espresso ed applicato su opinioni e comportamenti civili, etici e politici ed è gestito dal muftī in maniera esemplare, e che in termini di laicità democratiche si è concretizzato, ad esempio, nell’espulsione dall’arco costituzionale di un preciso partito politico.

Il Gran Muftī della democrazia e Guardiano della Costituzione è senza dubbio Tomaso Montanari. È Lui che stabilisce la teologica verità implicita nella Carta Costituzionale, come quella dell’antifascismo che con competenza filosofica e politica Massimo Cacciari mette chiaramente in discussione con una argomentazione seria e approfondita. È Lui che stabilisce la veridicità e la congruità di talune affermazioni, negando a priori il valore delle parole e dell’interlocutore stesso in caso di contrarietà. È Lui che, quale guida suprema, lancia la fatwa democratica affermando che “i fascisti devono tornare nelle fogne” o che “il fascismo è un cancro”, proclamando la lotta senza quartiere contro gli infedeli. È Lui, sempre Lui, che stabilisce chi è un devoto credibile e chi, invece, è soltanto un’opportunista, quindi particolarmente pericoloso per la tenuta della fede nel pensiero e nell’esempio.
Prendendo spunto dalle risposte che uno dei più importanti poeti e intellettuali del mondo arabo, Adonis, dà all’intervistatrice Houria Abdelouahed, psicoanalista e docente all’Università Paris Diderot sul collegamento violenza e Islam, possiamo constatare come il Gran Muftī della democrazia e Guardiano della Costituzione Tomaso Montanari ricalchi fedelmente certe affermazioni all’interno del suo discorso politico. “Nell’Islam la violenza nasce già con la sua fondazione” – come la Repubblica con il terrore partigiano per molti anni anche dopo la fine del conflitto e la vergogna di piazzale Loreto; “Il teologo, vede soltanto la miscredenza, che merita un castigo. Quando si tratta di ‘miscredenti’, il verdetto è senza appello” – come nell’eterna vendetta e discriminazione da perpetuarsi secondo l’italico Muftī; “La sottomissione assoluta all’Islam e i suoi precetti. È questo è il prezzo della misericordia – come nella richiesta di certificazione di antifascismo per poter usufruire della libertà di parola; “L’Islam non è una religione di conoscenza, di ricerca, di interrogativi, di fioritura dell’individuo” – esattamente come la proibizione per legge di qualunque studio o verifica storica che non sia validata da qualche comitato come l’Anpi; “La cultura musulmana è dominata dal pensiero magico, dalla leggenda e dalla superstizione” – in maniera speculare come il postulato antifascista si fonda sull’incantesimo libertario, sulla leggenda resistenziale e sulla superstizione democratica; “L’Islam, essendo nato perfetto, combatte tutto ciò che lo precede e tutto ciò che viene dopo” – così come la perfezione democratica nega qualsiasi fattore positivo e merito nei periodi che l’hanno preceduta e nega qualunque possibilità alternativa migliore di lei.

Si potrebbe continuare a fascicoli per dimostrare come il totalitarismo democratico abbia assopito e decostruito pensieri e coscienze, diventando di fatto un sistema religioso, secondo cui “Non avrai altra divinità al di fuori di me”, supportato dalla Mecca quirinalesca e dalle madāris dei centri sociali.