Quando si parla di “sicurezza” o di “remigrazione” è difficile scegliere tra i feroci oppositori a questi augurabili obiettivi quale sia la percentuale di disonesti – portatori di una cinica e spregiudicata volontà di negare l’evidenza – e i malvagi, con l’innata predisposizione di un animo cattivo a colpire e a danneggiare cose e persone con cui entrano in contatto.
Evitare di diffondere i dati sulla criminalità allogena è disonestà o malvagità? Cercare di impedire la presentazione di un libro sulle donne assassinate il nome della retorica del razzismo è disonestà o malvagità? Censurare i video che documentano i crimini dell’invasione e della sostituzione etnica in atto è disonestà o malvagità? Evidenziare il tracollo dello stato sociale a causa delle perdite economiche, determinate bella presenza straniera è disonestà o malvagità? Evidenziare il radicale rifiuto ad accettare le regole dello Stato ospitante e conseguentemente dell’integrazione è disonestà o malvagità?

Si potrebbe continuare con molti altri esempi dei quali emerge il dubbio di scelta tra queste due opzioni, anche se c’è un filo costante che le unisce: quella predisposizione al tradimento, alla viltà, all’intelligenza con nemico che ha sempre caratterizzato qualunque formazione genericamente intesa di sinistra.
Per quanto riguarda il discusso “decreto sicurezza”, ad esempio, mi chiedo quale sia la ratio giuridica sulla quale si fonda il giudizio negativo da parte del noto magistrato Roberto Scarpinato, ovviamente nelle sue vesti di senatore del Movimento5S. L’illustre togato parla di un ordinamento repressivo che nega la libertà di espressione e che comprime i margini della manifestazione del dissenso, e per sottolineare questa terrificante norma oppressiva e punitiva dice candidamente che ci saranno delle aggravanti di pena in caso di proteste nelle carceri e di blocco stradale. Mi conceda una domanda, Ill.mo signor Giudice, la sua è una simpatica provocazione politica oppure, umanamente parlando, mi sta prendendo per il culo svalutando la mia intelligenza. Lei sarà stato certamente un bambino modello, dedito allo studio e magari propenso ad un incondizionato amore verso il prossimo, ma io posso dirLe – dall’altra parte della barricata nelle nostre diverse adolescenze – che nessuno ha mai ammesso né i casini carcerari né i blocchi stradali: semplicemente si facevano assumendosi la responsabilità politica di quella decisione e di quel comportamento. Quando la S.V. piazza un piagnisteo parlamentare sui diritti schiacciati e la libertà calpestata sta facendo passare in maniera equivoca l’idea che ogni illecito sia concesso e che ogni licenziosità sia resa normale, sempre con l’occhio di riguardo per la sua parte politica.

La stessa operazione equivoca e sospetta riguarda la questione allogena. “Con i migranti si guadagna più della droga” ha detto quel Salvatore Buzzi che è stato il protagonista dell’inchiesta Mafia capitale. Ci sono decine e decine di inchieste, saggi, e documenti sul business dell’accoglienza: da una antica monografia di Linda Polman del 2008, L’industria della solidarietà, a Pierfrancesco De Robertis, con Migranti SpA del 2018, a molti altri seri documenti di denuncia. Che l’accoglienza sia un business piuttosto succulento, lo confermano gli altissimi margini di guadagno delle cooperative più o meno improvvisate e le sgomitate tra le varie agenzie criminali per gestire le varie fasi di accoglienza.
“Tutti con la lacrima in primo piano”, per dirla alla Gaber, ma assenti nella totale indifferenza per quanto riguarda le difficoltà dei propri concittadini, a cui vengono quotidianamente erosi i diritti conquistati con il lavoro e con gli espropri governativi chiamati tasse, e vengono negati i diritti fondamentali per la tutela della salute, mentre gli estranei di ogni latitudine usufruiscono di tutti i benefici possibili, con l’ospitalità della sinistra, il supporto della magistratura, la complicità dei mezzi di informazione. Tra disonestà e cattiveria, requiem per la Nazione.