Un’inchiesta contrastata, intralciata, mal sopportata, sostanzialmente manipolata. Troppe sconfessioni, troppi esecutori passivi e compiacenti e mandanti equivoci, una coreografia di comparse con compiti disparati: chi entra in scena senza scrupolo, chi vi esce senza dignità e facendo finta di niente, chi entra nel gioco facendo finta di essere rimasto fuori, pur essendo dimostrabile di essere stato complice fino al collo. Un’inchiesta che, nella sua ambigua procedura infarcita di omissioni e di contraffazioni, pur essendo tuttora in corso, permette esibizioni mediatiche di personaggi senza scrupolo e senza dignità.

Sarebbe dovuta partire, tanto per dimostrare la propria correttezza e imparzialità, dal ministro Beatrice Lorenzin che divulgò pubblicamente delle statistiche false durante la trasmissione “Piazza Pulita” del 2015, a seguito di ciò venne denunciata in diverse procure della Repubblica e nessun procedimento venne aperto a suo carico. Il messaggio già da lì era chiarissimo: la magistratura era collusa con il potere politico, a sua volta compiacente con l’operazione losco-sanitaria predisposta. Se ci fosse qualche dubbio, basta farsi coraggio, e magari supportare da qualche esperto dei dispositivi giuridici, e prendere atto della gravità per la libertà personale e per il diritto alla vita impliciti nella sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (n. 27515/2025): l’ennesima conferma della dittatura sanitaria.

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In questo porto delle nebbie – per usare una metafora usata per il tribunale di Roma – tutto è offuscato, minimizzato, vergognosamente messo da parte e occultato.

Tanto per fare un esempio, non si prende atto che, a proposito delle famigerate mascherine, già dall’inizio Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria avvertiva che “L’obbligo all’aperto è un richiamo. Non importa se scientificamente ha senso oppure no”, in contemporanea, Ranieri Guerra, all’epoca direttore aggiunto dell’OMS, dichiarava che “Tecnicamente non servirebbe all’aperto… il valore di un simbolo di allerta”. Entrambi, per essere ulteriormente precisi e corretti, erano membri del famigerato Comitato Tecnico Scientifico.

A tutela dei sanitari vaccinatori, inventarono il malfamato “scudo penale” – art. 3 bis del decreto legge n°44/2021 –, mentre le persone avevano il dovere di firmare una sorta di accettazione indiscriminata dell’obbligo di sottoporsi all’introduzione di una sostanza posta sotto il segreto militare.

Scrivono nel saggio-inchiesta Pasquale Bacco e Angelo Giorgianni “Strage di Stato”: “Tratteremo di omicidi – quelli ad esempio perpetrati per errata terapia nelle rianimazioni; di sequestri di persona – relativi all’imposizione delle chiusure forzate e nelle coercitive limitazioni alla libertà personale; di violenze private – nel sistema ricattatorio dell’obbligo vaccinale e del famigerato Green Pass, non dimenticando di illustrare “un possibile disegno in grado di riallineare ciò che solo apparentemente si profila con una serie di errori ripetuti”.

Quest’operazione Covid-19 è ravvisabile come un unico disegno criminoso che va dall’impedimento all’esecuzioni delle autopsie alle teatrali esibizioni macabre di automezzi militari e di presidi polizieschi. Esso si inserisce in un copione delittuoso ben organizzato con mandanti diversamente interessati, esecutori variamente complici e una propaganda terroristica perfettamente oliata.

Lasciamoci con una ciliegina su questa torta avvelenata, con l’auspicio che la precisazione non risulti noiosa, vista comunque la sua fondata fondamentale conoscenza.

L’articolo 120 del codice penale prevede il concorso morale quando è dimostrato in un reato la pluralità degli agenti coinvolti; la realizzazione del fatto in cui tutti contribuiscono, anche in misura minima, all suo compimento; il cosiddetto contributo concorsuale, diretto alla realizzazione del reato sia come apporto diretto – preparazione, partecipazione, esecuzione – sia morale, come supporto ideativo; il requisito soggettivo, ovvero la volontà di cooperare nel reato con la consapevolezza di far parte della stessa operazione; la pari responsabilità di tutti i partecipanti al medesimo evento criminoso.

Che dire a questo punto di un presidente della Repubblica che invitava alla vaccinazione in nome del bene comune? O del defunto Papa, che invocava l’amore verso il prossimo nell’atto vaccinale? O tutti i sedicenti intellettuali, giornalisti, influencer e personaggi del circo mediatico con i bicipiti esposti e con il tappo sulla siringa mentre si dedicavano al rito puntorio?

Mi disse un giorno l’avvocato Marcantonio Bezicheri di Bologna, mio amico e angelo custode in alcune circostanze, che il modo migliore per non far saltare fuori una verità è ridurre un fatto ad una minima importanza oppure dilatarlo in maniera tale da confondere definitivamente ogni prova.

“Strage di Stato” è stata chiamata, e come le altre finirà, senza verità né giustizia, salvo al massimo qualche capro espiatorio da esibire alla pubblica soddisfazione.

Comunque, “Per quanto voi vi crediate assolti / Siete per sempre coinvolti” cantava De André, confermando in musica quello che scrivono gli autori del saggio citato nell’ultima pagina, la 363: “Queste pagine devono ricordare a noi stessi l’esito del processo di Norimberga, consapevoli che coloro che si sono difesi sostenendo di aver ‘solo eseguito un ordine’ sono stati condannati”.

Ma c’è un problema. In quel caso gli imputati avevano perso una guerra, nel nostro gli imputati sono saldamente agganciati al potere e da esso tutelati.