Alla noia dentro la quale quotidianamente la sinistra progressista ci immerge a bagnomaria, si è costretti a rispondere con argomentazioni già ripetute, senza nessuna velleità che questa setta ideologica comprenda, in quanto il materialismo è una condizione mentale che non comprende che il carattere, la personalità e l’identità si formano su azioni psichiche derivanti da esempi, simboli, atmosfere, imitazioni, modelli, percezioni, e non certo su esibizioni contingenti, su manuali dei sentimenti e prontuari di buona condotta.
“È ora di introdurre a scuola l’ora della fragilità”, scrive Franco Arminio su “La Repubblica”: “Parlare con gli anziani, andare a trovare gli infermi, far sentire la mia vicinanza a chi ha subito un lutto, parlare dei propri affanni. Sono cose semplici, ma vanno imparate”.

Commosso da questa retorica banalità, io mi chiedo se questi distributori di banalità e di amorevoli intenzioni possano dimostrare uno straccio di curriculum che testimoni le loro conoscenze teoriche e pratiche di psicodinamica dell’adolescenza, psicoanalisi dell’età evolutiva, di filosofia dell’educazione, di psicologia archetipica ed altri consolidati studi.
Chissà quanti di questi venditori ambulanti di ovvietà hanno studiato i testi di Duccio Demetrio, di Paolo Crepet, di Galli della Loggia, di Luca Ricolfi, di Ivano Dionigi, di Jean Twenge, di Manfred Spitzer, di James Hillman, di Charles Melman, di Manuel Villegas, Umberto Galimberti – solo alcuni di quelli sottomano per utilità immediata.

Qualcuno avrà avuto il buon senso di informarli che ci sono cose che sono imparabili, ma non insegnabili; che la scuola non serve a costruire emotività e sensibilità, a fronte di una famiglia disfatta e inconcludente; che il carattere e la personalità sono costruzioni che derivano dall’esempio, non certo acquisibili con guide di comportamento o spettacoli scolastici.
“Forse madri e padri sono diventati troppo ‘curanti’ più che educanti”(Demetrio); “Si sta diffondendo un certo senso comune, accettato da buona parte degli adulti, teso rendere il futuro dei nostri figli sempre più fragile e ricattabile“(Crepet); “Grazie a questa mistificazione/trasfigurazione avallata dal conformismo politico-culturale, le difficoltà e le effettive carenze dell’istruzione scompaiono, e al loro posto subentrano idilliaci panorami etico-politico-pedagogici illuminati dalla più schietta utopia democratica“(della Loggia); “Il giustificazionismo per le azioni antisociali – è colpa della società”(Ricolfi); “La scuola come luogo dove, lontano da una malintesa idea di democrazia e di egualitarismo, non si rendano deboli i saperi ma forti gli allievi. Al riparo da ogni pedagogia facilitatrice”(Dionigi); “A furia di proteggere le emozioni degli studenti si rischia di danneggiarne la salute mentale”(Twenge); “L’autocontrollo veniva sollecitato da compiti che richiedevano di trattenere le emozioni”(Spitzer); “Insegnare oggi ha confuso il piacere con l’intrattenimento e il divertimento. Si ritiene che un bambino debba trovare vie facili per imparare, e divertirsi mentre impara. Questo non è erotico. È pre-erotico, infantile, e lascia la mente innocente e ineducata. Niente rigore. Educazione basata sul divertimento, anziché sul piacere”(Hillman); “La violenza compare a partire dal momento in cui le parole non hanno più efficacia”(Melman). “Ciò che non viene imparato mediante l’educazione, è irreparabile. […]. Il riconoscimento posteriore delle proprie necessità, dei propri diritti, del proprio valore e della propria autostima […] il senso di sicurezza [non si sviluppano] in assenza delle cure adeguate e del nutrimento materiali e affettivo da parte delle figure genitoriali. La loro assenza o la loro perdita provoca gravi deficit molto difficili da compensare”(Villegas); “Espellerei i genitori dalle scuole. […] i ragazzi, vanno lasciati andare a scuola senza protezioni, devono imparare a vedere che cosa sanno fare con le loro forze. […]. Noi impariamo attraverso la letteratura, ma se non viene frequentata e i libri non vengono letti allora il sentimento non si forma. […]. Oggi ragazzi conosco 200 parole, ma come si può formulare un pensiero se ti mancano le parole? Non si pensa o si pensa poco”.
A margine di queste numericamente modeste tracce alla Pollicino per cercare di definire un percorso da seguire ed un obiettivo da considerare con cognizione di causa e non con velleità di scadente istruzione, è meglio sapere che colei che ha “inventato” il termine “generazione fiocco di neve” per diagnosticare i nati dopo gli anni ’90 come fragili, insicuri, capricciosi, suscettibili, esagerati nel politicamente corretto, con scadente autostima, friabili dal punto di vista identitario, incerti nell’aspetto relazionale – condizioni variamente intrecciabili che influiscono in percentuali diverse sui fenomeni di violenza e di aggressività in genere, altroché l’invenzione del patriarcato inesistente – è una certa Claire Fox, inglese, libertaria, già leader del Partito Comunista Rivoluzionario.

Questa intellettuale, scrittrice e politica, nel 2016 aveva rilasciato alla rivista “Tempi” un’intervista in cui denunciava i danni causati alle nuove generazioni dal pensiero unico politicamente corretto, con la conseguente impossibilità a toccare certi argomenti come il fallimento del multiculturalismo, il diritto dei cristiani, la pericolosità delle campagne antiviolenza e antidiscriminazione tanto in voga nelle scuole, la cosiddetta emergenza antibullismo: operazioni che falsificano la banale realtà quotidiana, trasformando tutto in trauma, in sospetto e in misfatto.
Per concludere in maniera inequivocabile questa critica contro le patetiche campagne educative sessuali o meno condotte dalla setta progressista e dalle retroguardie libertarie, niente di meglio che la precisazione che la stessa Claire Fox fa all’inizio proprio della sua intervista: “Sono di sinistra perché credo davvero nella libertà e nei diritti delle donne. Non ho cambiato le mie posizioni, se mai è la sinistra che le ha tradite”.
Questo a dimostrazione che con una intelligenza radicale e comunista ci si trova a condividere un percorso, mentre con la diffusa ignoranza fluida e fucsia si può soltanto fare di tutto per impedire che i distruttori della famiglia, dell’individuo e della psiche si trasformino in fallimentari ricostruttori partendo dalle stesse rovine che hanno premeditatamente creato.