“Sit autem sermo vester: “Est, est”, “Non, non”; quod autem his abungeneratadantius est, a Malo est” – “Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno” (Mt 5,33-37).

È questo l’origine e la conseguenza del caos: simultaneamente l’inizio e il risultato di quella confusione generata dal disordine delle parole, dalla disorganizzazione dei significati e dalla sciatteria dei concetti – da cui la negazione della verità.

Il caos – pertanto il male – è l’esatto opposto dell’ordine, dell’equilibrio, dell’armonia, della coerenza. E noi viviamo in un sistema generale dove il brutto prevale – nell’arte, nella musica, nella politica, nel sociale e nella giustizia. È il trionfo del relativo, del “pensiero debole” di Gianni Vattimo e Pier Aldo Rovatti, del pensiero sfuggente che tutto interpreta e su tutto chiacchiera, e dove ogni principio finisce con l’essere un’accozzaglia di opinioni inconsistenti e vacue. “Nulla è la responsabilità individuale, inesistente il libero arbitrio, pleonastica la volontà” [e] l’irresponsabile assurge vittima e viene assolto a priori”, sottolinea Claudio Bonvecchio.

Basti pensare a due episodi di gravità diversa ma con la stessa pregiudiziale difesa.

Un’insignificante ventiduenne, Giulia Fossati, portavoce delle donne del Pd, giustifica i bulli che aggredivano i clienti di un supermercato facendo capire che è colpa nostra se non sono integrati e non abbiamo a loro creato un futuro. Iryna Zarutska, una ragazza ucraina di 23 anni è stata assassinata su un treno da un criminale pregiudicato per crimini violenti nell’arco di un decennio, già più volte liberato da un giudice perché psichicamente disturbato, con la parola di ritornare in udienza pochi mesi prima di questo crimine. Gli arnesi parlamentari e dell’informazione – come la Boldrini e la Merlino, tanto per fare due nomi – non si sono vergognosamente inginocchiate come hanno fatto per quel delinquente pure pregiudicato di George Floyd, ucciso mentre resisteva all’arresto. Su questa tragedia l’informazione è stata ed è ignobilmente muta, come nel riferire delle rivolte anti-immigrazioniste che si stanno scatenando in tutta Europa.

Anche in America, non solo in Italia, la giustizia pretende quel famigerato “libero intendimento” del magistrato che nasconde, in sé, il fondato rischio dell’applicazione della ipocrita doppia morale.

Questo sistema è gestito da figuranti del relativismo, di quelli che – ben specificati da Carlo Michelstaedter – “Sono ancora cosa fra le cose, schiavi del più del meno, del prima del dopo, del se del forse, in balia dei loro bisogni” – che sono bisogni di sporcare, di inquinare, di avvelenare. Questo sistema è immondo, con il significato ben precisato da Salvatore Natoli: “immondo” come “negazione del mondo”, ovvero di quella “varietà eterogenea di elementi, tenute insieme da un ordine. E l’ordine è la bellezza”. Il mondo dovrebbe essere mundus, pulito, in opposizione al caos; dovrebbe essere inteso come kósmos, da cui cosmesi, abbellimento.

Dal pacifismo in maniera all’anticonformismo benpensante, tutto è collegato al relativismo, tutto è degradato all’approssimazione, all’arbitrio soggettivo e al sentimentalismo sdolcinato, quello che Louis-Ferdinand Céline, il famoso scrittore e medico dei poveri, detestava ritenendolo “la carrozza dorata sulla quale se ne stanno mano nella mano la sensibilità e la stupidità, coppie regale dei tempi moderni, fautrici di ogni male” secondo lo splendido riassunto di Maurice Bardèche.

E così, torniamo al male e al brutto. Perché senza un pensiero forte che definisca correttezza di giudizio, rigore concettuale, irreprensibilità di pensiero, riconoscimento di legalità, sincerità nelle intenzioni e rispettabilità nei comportamenti, tutto diventa opinabile e di conseguenza incerto.

Quando poi, il potere, approfittando del caos da lui stesso generato e nel quale si sente a suo agio sguazzandovi dentro, sovverte letteralmente il bene, il giusto, il lecito e l’etico, non rimane che la disperazione degli onesti e la rassegnazione degli innocenti.

Il poeta Wystan Hugh Auden, attraverso un monologo di Erode – più volte citato – descrive perfettamente la situazione attuale nella sua famosa profezia: “[…] la Conoscenza degenererà in una sommossa di visioni soggettive […] la Giustizia verrà rimpiazzata dalla Pietà […] La Nuova Aristocrazia consisterà esclusivamente di eremiti, barboni e invalidi permanenti. Il Burbero Dal Cuore Tenero, la Troia Tisica, il bandito gentile con la madre, l’epilettica che sa trattare gli animali, questi saranno gli eroi e le eroine della Nuova Tragedia quando il generale, l’uomo di stato, il filosofo saranno diventati lo zimbello di farse e satire”.

L’unico problema, purtroppo, è che non abbiamo ancora raggiunto l’altezza e la dignità della tragedia, perché purtroppo il compensativo sistema democratico riesce a mantenere questa deriva nell’alveo della bassezza e della pagliacciata.