C’è un’atmosfera necrofila che ammorba la contemporaneità, una macabra liturgia che si avvale di riti mortuari e di lugubri abitudini che non solo negano la commemorazione di certi morti, ma pretendono il disconoscimento del rispetto e della pietà per coloro che hanno perso la vita per un qualsiasi tipo di ideale. In questa tetro clima di dissoluzione di ogni intelligenza e del minimo buonsenso, il tempo è stato semplicemente annientato, e tutto viene valutato secondo parametri, mentalità e pseudo ragionamenti legati al presente.

La calliphora erytrocephala (mosca blu) e calliphora vomitoria – tanto per fare un ripasso di entomologia – che depongono le uova da cui poi scaturiranno i viscidi animaletti che si nutriranno del morto, chi sono dal punto di vista metaforico? Sono gli ispiratori, gli attivisti, i sostenitori dell’ideologia woke e della collegata perversione della cosiddetta “cancel culture”, termine contraffatto nella traduzione di “cultura della cancellazione”, ma nella realtà dei fatti e dei comportamenti, un processo di sradicamento della storia e di cancellazione della cultura.

E chi sono i metaforici cadaveri con i quali banchettano per ingrassarsi gli altrettanti metaforici vermi? Sono i personaggi imponenti che hanno fatto la storia soprattutto dell’Occidente, e nello specifico dell’Europa, in ogni ambito dello scibile: da quello politico, a quello artistico, a quello intellettuale, a quello sociale e a quello più generico e onnicomprensivo della Storia. Sono i conquistatori, i trascinatori, i creatori, i forgiatori, gli statisti, gli eroi, gli esploratori: insomma, personaggi dall’incontenibile volontà e dall’inarrestabile determinazione, perciò inconcepibili, perciò deprecabili, per le menti corrose dall’invidia e rinsecchite dall’inettitudine.

E allora, come agiscono questi anestetizzati della volontà e disabilitati della potenza?

Non potendo affrontarli di persona, che comunque visto lo spessore del carattere e della personalità attuali si sarebbero lestamente genuflessi per un riconoscimento sociale e una sicurezza alimentare, attaccano i simboli, devastano le tombe, abbattono le statue, imbrattano i monumenti, deturpano le biografie, criminalizzano i loro successi, cambiano addirittura certe nominazioni.

È questa, fuor di metafora, l’operazione in atto da parte dei vermi – gli attivisti dell’ideologia woke – contro il cadaveri – tombe, monumenti, lapidi, effigi, fino alla rimozione burocratica della cittadinanza.

Siamo ben oltre al processo di livellamento previsto dalla vocazione democratica che non concede alcun tipo di dislivello, ma tutti devono essere appiattiti ad una uniforme e condivisa mediocrità, ma addirittura, al tentativo di creare una nuova realtà che il grande sociologo ungherese Frank Furedi definisce dell’“anno zero”.

L’obiettivo, perfettamente studiato e premeditatamente attivato, è quello di liquidare ogni forma di memoria e di tradizione e di rifondare il futuro basandosi esclusivamente sulle cronache del presente.

Si potrebbe quasi dire che l’abbattimento delle statue è solo la manifestazione di una patetica iconoclastia, se non fosse che rappresenta una squallida vendetta verso tutto ciò che è alto e nobile. Tolto il contesto, questa strategia è riassunta dall’usuale potente pensiero di Nietzsche: “[…] È una rivolta di tutto quanto striscia sul terreno contro ciò che possiede un’altezza”.

Per arrivare a questo, si decontestualizzano tempi, situazioni, condizioni geografiche, situazioni geopolitiche ed altre variabili da approfondire, poi si applicano schemi e griglie di interpretazione usufruite della mentalità contingente, e da qui nascono le accuse di colonialismo, di schiavismo, di sopraffazione, di ingiustizia e di imperialismo occidentale.

In determinati momenti si evidenzia la paranoia più pura, quando si scarica sul passato le colpe dei propri fallimenti attuali: non sono io che sono fallimentare, ma il passato ad aver creato le condizioni che minano il mio successo e la mia grandezza. Nel corposo ed esaustivo saggio del citato Furedi, ci sono delle constatazioni e delle citazioni che rendono perfettamente l’idea di questo meccanismo quando si puntualizza, per esempio, che l’operazione di azzeramento delle grandezze passate sarebbe solo “un sintomo del fallimento della società moderna. […] La tendenza fatalista a incolpare il passato delle difficoltà attuali”.

Il nichilismo nel quale affonda la contemporaneità si avvale di una tattica che non è uguali nei secoli passati: “la ‘decadance’ è soltanto un mezzo: questo genere di uomini trovano un interesse vitale nel rendere ‘malata’ l’umanità”. Vivono di malattia.

Questi rivendicatori della colpa del genio occidentale, gli accusatori della dimostrazione della sua potenza, questi predicatori del pentimento ad ogni costo, sono coloro che pretendono di rappresentare la più falsa delle morali.

Per aumentare le loro fatue presenze basate sulle pratiche liberatorie di vendetta sono arrivati a livelli talmente paradossali da raggiungere, nella tragedia, apici di imbattibile comicità.

In questa sarcastica realtà, nella quale è in espansione quella che lo stesso Furedi definisce “l’archeologia della rimostranza” si è arrivati al punto di chiedere che ad un uccellino giallo nordamericano da sempre chiamato Setophaga townsendi venga cambiato il nome in quanto lo scopritore era un tale naturalista americano, John Kirk Townsend del 1800, accusato di razzismo scientifico. Oppure, ultimo esempio, cambiare il nome di falena o formica zingara ad un insetto, “affinché non provocasse danni psicologici a qualche membro della comunità rom”.

Insomma, le pallide figure di questo presente desertificato, per essere considerate e naturalmente potersi ingrassare in fama e denaro, sono costrette a pasteggiare sui cadaveri di un passato che rinnegano, non riuscendo ad elevarsi dalla condizione di necrofagi striscianti.