Nel 1973 l’omosessualità venne rimossa dal DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali). L’Associazione Psichiatrica Americana (APA), dopo una votazione, eliminò l’omosessualità come disturbo mentale dal DSM, mentre l’OMS fece lo stesso con la sua Classificazione Internazionale delle Malattie. La decisione arrivò dopo pressioni da parte del movimento per i diritti LGBTQ+ che sosteneva come “l’omosessualità non fosse una malattia”.
I violenti scontri di piazza tra attivisti gay e polizia, noti come Moti di Stonewall, proseguirono con assalto ad una sessione dell’APA e pesanti minacce nei confronti degli psichiatri non allineati. Alla fine, giunsero ad una democratica votazione sull’opportunità o meno di derubricare l’omosessualità: 5816 voti favorevoli e 3817 contrari. Della serie: la scienza alle urne!

Per ammissione da parte delle stesse lobby gay, lesbiche e varie ed eventuali, questa risoluzione fu mai una decisione medica, ma una imposta mossa politica.
Si aprì così una deriva ideologica che non aveva a che fare né con la scienza, né con la psiche, per cui non fu neppure un caso quando precisamente il 31 novembre del 2013, sempre l’APA aveva derubricato la pedofilia da “disordine mentale” ad “orientamento sessuale”, dopo l’iniziale passaggio da “malattia” a “disordine”. Una lenta deriva verso quella che il più volte citato psicoanalista francese Charles Melman aveva considerata come “la perversione diventata norma”. Nessuna meraviglia, quindi, se la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21255 del 2022, ha ribadito che l’attenuante della “minore gravità ex articolo 609-quater, terzo comma, del codice penale” in relazione ai reati di atti sessuali con minorenne può essere valutata in base a determinate circostanze, ad esempio da un legame sentimentale, come nel caso di un sessantenne con una undicenne riportato da una rivista cattolica.
Aldilà delle singole precisazioni che si possono fare, quello che intendo mettere in evidenza è una parola magica grazie alla quale la democrazia fa il bello e il cattivo tempo, indipendentemente dalla realtà: il voto. Quel voto, ad esempio, che zittisce i premi Nobel sulla menzogna del cambiamento climatico, e per acclamazione si ascoltano bambinette disturbate e agitati malati di ecoansia

Lo stesso identico meccanismo è in atto con la commissione NITAG, che dovrebbe fare delle valutazioni e dare dei giudizi scientificamente documentati su tutto ciò che riguarda la politica vaccinale. Non basta che, su una commissione di 22 membri, il ministro abbia cooptato soltanto due non allineati a quella che è stata ed è la vergognosa operazione di ingegneria sociale passata sotto il falso proclama di salute pubblica, ma addirittura su questi due professionisti di indubbia competenza – il professor Paolo Bellavite e il dr. Eugenio Serravalle – si è scatenata una campagna di denigrazione che ha visto le truppe cammellate del PD in concorso vergognoso con gli Ordini dei Medici che al 23 luglio risultava avessero raccolto seimila firme contrarie alla presenza delle due autorità citate.
Insomma, la democrazia insegna che i due imbecilli fanno la maggioranza su un competente, cosicché, come delle minoranze attive e anche violente possono avere la meglio su un eventuale confronto clinico di un certo spessore, ed altrettanto facilmente si può decidere sulla validità o meno di una terapia in base al risultato di una votazione, senza entrare nel merito delle procedure e delle validazioni acquisite. Per essere un po’ macabri, la democrazia non discute, per esempio, sulla validità o meno, nel caso della pseudo pandemia, delle mancate autopsie o delle falsificazioni di certificati mortuari, ma pone una equivoca domanda all’illustre quanto inutile assemblea: “Ci sono decessi riferibili a effetti collaterali del vaccino? Sì o no. Così il giudizio democratico è salvo.

C’è da chiedersi se un cittadino ammaestrato abbia raggiunto la capacità o meno di discernere la manipolazione in corso, se si sarà nel frattempo sufficientemente informato sulla scienza prodotta dal sistema, oppure si sarà semplicemente accomodato sull’attendibilità delle risposte date dai figuranti del potere politico e sanitario, anche per non sopportare e non dover ammettere i propri sensi di colpa e di idiozia.
La mia risposta è scontata. Come ha detto qualcuno è più difficile spiegare alla gente di essere stata manipolata, piuttosto che manipolarla. Perché, come già avvertiva il Gorgia circa milleottocento anni fa, senza conoscere Bassetti, Draghi, Conte, Prodi ed altri manipolatori della nostra epoca: “Se il rètore si trovasse a concorrere con qualsiasi altro tecnico, più di ogni altro riuscirebbe a farsi scegliere, poiché non v’è materia su cui non riesca più persuasivo di qualsiasi competente di fronte a una massa di persone, tale e tanto grande è la potenza dell’arte. […] Il rètore è, senza dubbio, in grado di parlare contro tutti su tutto, sì da persuadere, in breve, la massa su tutto quello che vuole”.
È la democrazia, bellezza! Quel sistema riassunto da un’anonima scritta murale che dice: “Tanto va il servo all’urna, che si sente cittadino!”, quindi senza neppure dentro di sé lo spirito di rivolta dello schiavo.
Questo è quanto, in attesa del responso di questa commissione che non presenta, almeno al momento, alcuna prospettiva di verità.