“E chiunque avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono, meglio sarebbe per lui che gli fosse messa al collo una macina da mulino e fosse gettato in mare” (Marco 9,42-49).

Ma che ce ne facciamo delle sacre scritture se poi si possono usare i bambini a scopo propagandistico e accoglionistico per gratificare, con buonismo sacrilego, tanti e tante, piccoli e piccole, samaritani e samaritane. Il loro cuore sarà pieno di gioia nel poter usufruire delle sofferenze altrui per dimostrare quanto siano pieni di buona volontà e di sublime amorevolezza.

Tanto poi, per usufruire delle parole di Guccini, “ci sarà sempre, lo sapete / Un musico fallito, un pio, un teorete / Un Bertoncelli, un prete a sparare cazzate” o qualche Maria Maddalena laureata a disquisire sulle questioni più inquietanti, alla faccia dell’avvertimento delle suddette sacre scritture.

Ecco arrivare, allora, le parole della sociologa Chiara Saraceno, quella per cui le famiglie naturali non esistono, così come la famiglia sarebbe un equivoco, con un pedigree cattolico di rispetto ed una entrata trionfale nella vittoriosa epopea progressista.

I bambini devono rendersi conto di tanti poveri clandestini che devono affrontare la rotta balcanica per arrivare fino a noi, e poi, ci sono tanti posti di degrado, perciò è meglio che vedano soluzioni in positivo, piuttosto che lasciarli nell’incubo dell’abbandono.

E poi, questi politici che pretendono di sostituirsi al ruolo di genitori. Che affare losco! Tranne quando impongono nelle aule scolastiche le lezioni sul gender, sulla transessualità e magari con il supporto di qualche queer. “La scuola deve fare i conti con l’immigrazione, vede tanti immigrati, anche quelli che entrano illegalmente hanno diritto all’istruzione. Farlo non è politicizzare ma essere all’altezza del compito educativo”. Messaggio perfetto: alla faccia di ogni regola chiunque può pretendere dei diritti, mentre dei doveri è meglio non parlare ai bambini perché potrebbero essere traumatizzati.

Ma lasciamo perdere le pur discutibili esternazioni dell’accogliente sociologa, per passare alle più fantasiose e farneticanti, considerazioni della fondatrice dell’associazione “Linea d’Ombra”, la quale si esibisce in un misto tra ignoranza, supponenza e cattiva coscienza.

Prendiamo due delle sue più dissennate affermazioni: i clandestini, “con i loro soldi riescono a pagare gli angeli – smuggler, trafficanti – che salvano le vite”; devono farlo in maniera illegale “per i troppi controlli degli stati che sono criminali”.

Già per queste affermazioni, una così dovrebbe essere messa nella condizione di non nuocere, perché difendere trafficanti di esseri umani e accusare di crimini gli Stati che difendono le frontiere e i propri popoli sono già due condizioni appetibili per una valutazione psicologica e una giudiziaria. Ma la cosa più preoccupante, peraltro diffusa, e che queste persone blaterano impregnate di una ideologia, malsana che preclude ogni possibilità di raziocinio e di esami realtà.

Salvatore Buzzi, il super pregiudicato e condannato ben noto alle cronache per l’inchiesta “Mafia Capitale”, in un’intercettazione afferma testualmente che “Con i migranti si fanno più soldi che con la droga”. L’attività di cooperative di vario colore, “più o meno improvvisate, associazioni no-profit ma anche profit […] con margini di guadagno complessivi altissimi, in poco tempo in contanti” ha dimostrato come – secondo l’accurata indagine di Pierfrancesco De Robertis – “l’accoglienza si è trasformata in un business, spesso illecito, quasi sempre immorale”. È altresì documentato come nella cosiddetta “emergenza sbarchi” esista “un grande patto – criminale – tra gli affaristi da una parte e la politica dall’altra”.

Per non parlare poi del “ruolo geopolitico delle ong” – favorite per l’ormai diffuso e accertato favoreggiamento del famigerato licantropo Soros – le quali servono “per favorire l’emergere di politiche aperturiste, mondialiste, anti-identitarie, terzomondiste, in taluni casi anti-europeiste [esattamente come] le operazioni di salvataggi nascondono fini di lucro, portate avanti per accaparrarsi i finanziamenti pubblici e i contributi del buon cuore di tanti privati che carichi di commozione per le immagini dei bambini che affollano le navi dei disperati, mettono mano al portafoglio e fanno la loro parte”.

Ogni strategia contro l’immigrazione clandestina serve a colpire le mafie che sottendono tutta la questione allogena, dalla partenza all’arrivo fino alla permanenza sul suolo di accoglienza.

In una inchiesta condotta da Francesca Mannocchi ecco quali sono le testuali parole di un trafficante di nome Khaled che si autopresenta in maniera inequivocabile: “Io Khaled vendo uomini e sono innocente”. Lui ‘dialoga’ con la madre: “I negri sono la nostra garanzia di liquidità, mamma. I negri sono l’olio dell’ingranaggio. Perché pensi di non fare la coda alle banche come gli altri te, per avere un po’ di elemosina dei vostri risparmi? Perché i negri sono il nostro cash, che non finisce mai. Ci sarà sempre un gruppo di africani che vuol partire”.

Ecco cosa si nasconde, ma neanche tanto, sotto il fenomeno migratorio: sfruttatori che aiutano dei miserabili in una condizione dove ogni pietà e ogni legge sono scomparse. Tra un occidente mafioso che specula sui migranti e una mafia dell’altra sponda li spinge a partire previo lauto compenso, ci sono tutte le altre organizzazioni criminali che fanno da tramite tra le due iniziative.

Puntare soltanto sulla sensibilità dei bambini, nel caso di Trieste, per dimostrare la fragilità umana è solo un modo per nascondere la realtà e per legittimare le illegalità. E poi, per dirla tutta in chiusura, perché non ‘allenare la sensibilità’ nei confronti di altri bambini disabili o in difficoltà, dei propri vecchi, dei propri nonni da accudirli e accompagnarli per il breve tempo rimasto della loro vita? E poi, brutalmente parlando, perché questi amorevoli accoglionisti non li alloggiano a casa propria? Uno per famiglia dei buonisti sinistri “con il gusto della lacrima in primo piano” – per dirle con Giorgio Gaber – e le piazze, i giardini e sottoportici non sarebbero più l’attrazione pubblica per dimostrare la propria sensibilità. Ma questo si sa non è trend, non fa scoop, non è fashion… non è progressismo.

Una verità emerge in maniera inequivocabile dalle nebbie della loro ipocrisia. “Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui”, ha scritto Ezra Pound: è evidente che né loro e neppure le idee che propinano valgono qualcosa.