Dopo la vergognosa uscita del fenomeno senese secondo il quale “per la destra le donne sono solo corpi che servono a procreare soldati…il destino di perpetuare la razza italica o l’etnia italiana” si potrebbe replicare a questa sua delirante considerazione evidenziando come per la sinistra le donne servono solo a procreare disagiati, disertori, meticci, fluidi di ogni genere e grado. Ma noi siamo più alti di lui, e non solo in senso intellettuale, per cui risponderemo molto brevemente a questa sua aberrante interpretazione della donna e del soldato.

Si rende conto o no il patetico rettore – la ‘r’ minuscola non è un refuso – che senza un certo tipo di madri non solo l’Italia, ma nessuna nazione al mondo sarebbe tale senza il contributo di sangue versato per costruire una storia, un mito, un’identità ed una comunità?

Ma lui, certe finezze spirituali non le può capire. Lui è l’apologeta del disertore, del fuggiasco, del pacifista ad ogni costo. Come tutti i renitenti al pensiero onesto e alla dirittura del carattere, certo non può capire una grande persona della mia zona, quella Maria Blasizza Bergamas, figlia di un fabbro e di una lavandaia e moglie del postino Antonio, gente semplice ma con un altro senso dell’onore che persero il figlio durante la Prima Guerra Mondiale e che venne privilegiata a scegliere la bara del Milite Ignoto da inumare all’Altare della Patria in una memorabile cerimonia.

Lui non può capire che c’è una differenza abissale tra chi accetta la pace del servo e chi invece è disposto a dare la vita per conquistare la pace del vincitore. L’importante è portare a casa la pelle. Jan Cau in un suo scritto ha descritto con parole indiscutibili una categorica difformità tra tre tipi diversi di comprendere il valore della guerra. L’aristocratico si chiede: se imbosco mio figlio e gli evito di combattere, chi salverà il nostro onore? Il contadino si chiede: se imbosco mio figlio e gli evito di combattere, chi salverà la mia terra? Il borghese si chiede: se io non imbosco mio figlio e non gli evito di combattere, a chi lascerò la mia roba?

Al di là delle varie prese di posizione con le più diverse sfumature per le parole del senese, e al di là anche del moralismo accattone e della sua apologia untuosa del sottomesso, della valanga inutile dei suoi luoghi comuni, delle sue falsificazioni storico-politiche, delle sue manipolazioni retoriche le quali, per rifarci a Philippe Muray, altro non sono che “La litania dei buoni sentimenti, che è il catechismo con cui ciascuno si presenta in società, in fondo altro non è che rimpiazzare la preghiera”, nella sua logorrea buonista il clerico laico del progressismo antifascista ha preso una cantonata che può essere intesa sia come crassa ignoranza che come perfida malafede.

Commentando la pessima americanata di Pete Hegseth parlò di un “uso blasfemo del Vangelo. Dio non ascolta le preghiere di chi fa la guerra”. Peccato ‘signor’ Montanari che la sua fede, il suo discutibile cristianesimo, sia in netto contrasto con quella religione degli ultimi a cui si rifà con discutibile ossessione, venendo smentito clamorosamente da illustri teologi sicuramente a lei vicini. E qui riporto quanto già scritto in un altro articolo: “la Chiesa non ha mai professato il pacifismo ad oltranza”, neppure quella teologia della liberazione a cui ha fatto capo Papa Francesco, visto che uno dei portavoce di questa sovversione religiosa è il gesuita e teologo Ignacio Ellacuría che ha rivendicato indicazioni di estrema rilevanza in proposito come “c’è una lotta violenta ed armata per la giustizia che può essere lecita e persino obbligatoria”, oppure “una grande misericordia non è contraria alla lotta, la passione per la giustizia, perfino all’uso della violenza e tale misericordia può comportare una giusta collera”.

“Beato il popolo che non ha bisogno di eroi” avrebbe detto Bertolt Brecht, confortando la vigliaccheria delle anime belle e del pensiero inerme. Peccato che la storia l’abbiano fatta gli eroi, mentre i miserabili disertori abbiano soltanto goduto della pace conquistata con il sangue degli altri.

In realtà, per il citato esiste solo un tipo di eroismo che viene negato agli altri, quello dei partigiani stupratori, quello dei venduti agli anglo-americani – e alle orde titine della mia zona –, quello immorale degli attentatori di via Rasella, quelli che sotto il fascismo si sono ingrassati di privilegi e di prebende e che hanno mantenuto la stessa obesità con l’antifascismo.

Una domanda per niente retorica a Montanari: senza l’esercizio del coraggio, la volontà di difendere la propria tradizione familiare, la trasmissione del senso dell’onore, che ne sarà del simbolo della madre non disgiunto da quello del padre?

Avremo – in parte c’è già – una realtà di eunucoidi fluidi incapaci di prendere una posizione, addestrati al masochismo della sottomissione, alla rassegnazione resiliente.

Maria Bergamas è la madre della Patria che onora i propri eroi, e che rifiuta i disertori tanto cari a Montanari il quale disprezza l’etnia italica.