Il grande Antonio de Curtis, in arte Totò, usa la livella del muratore come metafora per la morte, l’evento che tutto uniforma e che ogni differenza appiana. Dal suo arrivo, farabutti e onesti, ricchi e poveri, intelligenti e scemi, nobili e plebei, tutti devono abbandonare le apparenze e riconoscere la fragilità della vita che hanno vissuto. La morte, per certi versi, è il massimo esempio di uguaglianza democratica.

Diverso è il virus, perché questo elemento colpisce sì tutti indistintamente, ma non con uguali risultati nelle manifestazioni, in quanto queste dipendono dall’immunità individuale, e questa condizione non è per nulla democratica partendo generalmente da una base innata, congenita, naturale, che magari può essere migliorata o finire peggiorata anche a seconda delle abitudini e degli stili di vita.

Per continuare con una metafora, si può dire che in un organismo politico le idee sono gli anticorpi, mentre le ideologie sono i virus. Le prime si fondano su principi, su visioni del mondo, su dottrine, su trascendenze, su fedi, su valori non negoziabili; le seconde, invece, sono il surrogato delle prime, perché in mancanza di precetti suppliscono con le opinioni, con l’analisi delle circostanze, con lo sfruttamento delle occasioni, con la ricerca delle eventualità, con la pratica delle mediazioni, con l’utilizzo delle convenienze. Le ideologie sono le scimmie delle idee, delle fallimentari imitazioni e delle mediocri parodie. Le idee sono le incarnazioni di un destino, le ideologie sono le strategie di una contingenza. La Patria è un’idea, il territorio è un’ideologia; il popolo è un’idea, la popolazione è un’ideologia; lo Stato è un’idea, l’amministrazione è un’ideologia.

Il fascismo, variamente inteso e manifestato, così come il comunismo diversamente adattato, erano idee che strutturavano una visione del mondo: spirituale, la prima e materialista, la seconda, ma entrambe con l’idea dominante di trasformazione dell’uomo e del cittadino in prospettiva della costruzione di una comunità e di un destino condiviso.

A partire da un momento preciso della storia – Prima Guerra Mondiale ovvero Prima Guerra Civile Europea – ecco infiltrarsi il virus dell’americanismo le cui conseguenze patologiche le stiamo vivendo nella contemporaneità. Dopo due tentativi diversi di ripresa sovrana e autonoma dell’Europa, un altro intervento a stelle e strisce diffuse definitivamente in modo irreparabile l’infezione. Bisogna sempre tener presente però, come scrisse Emmanuel Malynski che “Come accade nell’organismo animale, affinché i bacilli e le tossine possano esplicare efficacemente la loro azione omicida, è necessario che quest’organismo sia indebolito e intaccato dall’intemperie o dall’eccessiva fatica: un organismo sano e nella pienezza delle sue forze, avendo risorse sufficienti per difendersi e annullare l’azione nociva”, così accade nelle anime dei popoli, nelle loro culture, nella loro etica e nella loro politica.

Un Paese la cui la nascita è certificata nel 1776, dopo una consistente immigrazione di europei – inglesi, olandesi, francesi, spagnoli, tedeschi, scozzesi e irlandesi –, è evidente che non senta il valore delle radici e della storia, quindi necessariamente ha il germe del cosmopolitismo e del nomadismo. Lo Stato, perciò, quando va bene è solo un amministratore di beni e di consumi, nonché il gestore spesso poco accorto dei diritti e dei doveri dei suoi sudditi.

Un po’ per invidia e un po’ per una tara genetica, “gli Stati Uniti” – evidenzia perfettamente Alain de Benoist – “per via della loro vocazione universalistica, sono condannati a far deperire tutte le culture che toccano, a sradicare da tutti i paesi in cui si impiantano durevolmente gli specifici fermenti della cultura e delle mentalità”. La cultura è sempre l’espressione di un’anima comunitaria, di radici che affondano in tempi remoti, mentre in loro ogni manifestazione di questa è impregnata di tecnicismi e di folclore, che nulla ha a che vedere con la bellezza e con il senso artistico, ma tutto è eccessivo, banale o pacchiano.

Winston Churchill ha ritenuto la democrazia fosse “la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”, gli americani hanno la presunzione di credere che il loro stile, il loro tenore e il loro modo di vita – american way of life – sia l’eccellenza rispetto a qualsiasi altra modalità di intenderla, la vita. Per questo motivo sono portati a perseguire il bene universale, in qualunque modo, con i più disparati bersagli infettivi di cui sopra, oppure con l’esportazione bombarola della democrazia, supportato da quel messianesimo pseudoreligioso documentato dalla Bibbia che si trova nel comodino di qualunque albergo.

Tutto ciò che può riferirsi alla psiche e alla coscienza è stato importato dall’Europa, partendo da Freud il quale, con una certa dose di ottimismo, disse a Carl Jung e a Sándor Ferenczi che l’accompagnavano nel viaggio in nave verso gli Stati Uniti “Non sanno che gli stiamo portando la peste”, mentre una delle reazioni alla psiche più riuscite fu l’invenzione del ‘comportamentismo’, ovvero la riduzione dell’interiorità ad un meccanismo di stimolo-risposta come nel mondo animale.

E questa negazione di qualunque dispositivo che non sia meccanico e razionale si è diffuso anche a livello filosofico, estraneo a quella mentalità più portata agli studi economici, per non parlare degli aspetti religiosi, che essendo totalmente indifferenti – per non dire rigettanti ogni forma di sacro – sono soltanto rappresentazioni sacroidi gestite da predicatori e da imbonitori senza dottrine.

I signori – si fa per dire – destri e sinistri che si compiacciono delle esibizioni muscolari e delle ostentazioni militaresche degli americani, i primi, e degli spettacoli contestatari fatti di amore universale, droghe, esotismi vari, New-Age, medicina alternative, satanismo e varie ed eventuali, i secondi, devono rendersi conto che esiste “un americanismo di destra in un americanismo di sinistra” (Marco Tarchi), ma sempre di americanismo si tratta.

I destri, affetti dalla Sindrome di Stoccolma, si sono affezionati a quelli che bombardarono l’Italia e la invasero con l’aiuto della mafia, tanto da aderire al Movimento Sociale – come ha fatto qualcuno – dopo aver visto il film “Berretti verdi” con John Wayne.

I sinistri, non per masochismo solo, ma anche per una buona dose di idiozia, sostengono il villaggio globale, il multiculturalismo, il cosmopolitismo, le armi più sottili e perfide del capitalismo e del virus americano.

L’infezione si trova in uno stadio avanzato, ma molti anticorpi sono in attività per combatterlo.