“[…] ma mi dicono che siano semplicemente vecchi, freddi, noiosi ranocchi che strisciano e saltellano intorno all’uomo, dentro l’uomo, come se si trovassero proprio nel loro elemento, cioè in un pantano. […] “l’uomo del ‘ressentiment’ non è schietto né ingenuo né onesto e franco con se stesso. La sua anima ‘svillaneggia’; il suo spirito ama cantucci nascosti, vie traverse, porte segrete, tutto quel che se ne sta occultato lo incanta quasi fosse quello il ‘suo’ mondo, la ‘sua’ sicurezza, il ‘suo’ refrigerio”.

Mi scuso con Nietzsche per aver usufruito per motivi utilitaristici di due sue annotazioni dalla “Genealogia della morale” in modo da introdurre una valutazione sull’ennesima squallida operazione che falsamente si inserisce in una inquadratura politica.

Innanzitutto, cos’è la “morale”? In filosofia è l’insieme di valori, norme e principi che guidano il comportamento umano distinguendo tra bene e male, giusto e sbagliato, ed è legata indissolubilmente ai costumi dell’epoca, oltre che alla tradizione ed eventualmente alla religione.

Chi volesse divertirsi a spulciare, e si trova, il codice penale al tempo del comunismo sovietico, scoprirebbe come “a difesa dei suoi sani costumi, l’omosessualità è vista come una perversione sessuale ed è considerata vergognosa e criminale”, punibile come almeno cinque anni di carcere, salvo documentata malattia mentale.

In tempi più vicini, è bene ricordare che a partire dal 1959, Ernesto Che Guevara istituì un “campo di concentramento per la punizione della sodomia” nella penisola di Guanacahabibes (Màrques/Laje) e il Partito Comunista di Pordenone espulse per indegnità Pier Paolo Pasolini.

Questa è la morale, sempre facile ad adeguarsi al cambiamento delle usanze e delle pratiche, fino ad arrivare ai bassifondi della nostra epoca in cui la sinistra saltella sul carro del gay-pride e propone leggi per lo sdoganamento delle perversioni fino dall’infanzia.

Etica, invece, è qualcosa di molto più elevato e di altro rispetto alle fisime temporanee delle società, in quanto si appoggia a dei principi che, come tali, non sono negoziabili. C’è l’etica che deve sovraintendere la professione medica, e quella del giornalista, ad esempio; poi la bioetica, che si occupa della procreazione, dell’eutanasia, dei trapianti, preposta alla sorveglianza delle attività sanitarie sull’uomo; e ancora c’è l’etica aziendale, che dirige l’attività seguendo precise norme di responsabilità sulle ricadute sociali.

Poi c’è l’etica secondo Aristotele, secondo la quale “La massa e le persone più volgari giudicano che il bene e la felicità consistono nel piacere, e perciò amano la vita dissoluta”, e su questo punto si aprirebbe un campo di discussione pressoché interminabile, in una società come la nostra che ha fatto della perversione la norma – secondo il più volte citato psicoanalista Charles Melman – a conferma che “la massa mostra chiaramente di essere in tutto simile agli schiavi, dato che preferisce una vita animalesca”. Ma questa è un’altra storia, perché si riferisce alla ‘virtù’, che in tempi antichi era definita dal ‘vir’, l’uomo integrale, differenziato, e significava coraggio, carattere, fermezza, decisione, ben diverso dal concetto che il sociologo Vilfredo Pareto ha distinto con il termine di ‘virtuismo’, quello legato alla morale puritana e sessuofoba borghese (Evola).

Questa lunga precisazione, necessariamente approfondita e mi auguro non pedante, era necessaria per inquadrare in poche righe poi la questione spuntata in questi ultimi giorni sull’amante del Ministro Piantedosi e della sua relazione extraconiugale.

Una sinistra impotente, sia nella cultura che nella politica, si dedica allo sciacallaggio voyeuristico pur di mettere in difficoltà un rappresentante dell’istituzioni che si occupa di ordine e sicurezza pubblica, di controllo e di contrasto dei flussi migratori irregolari, degli interessi delle Organizzazioni Non Governative, della sorveglianza urbana.

E qui si inserisce la questione diversa tra etica e morale, tra pubblico e privato, tra virtù istituzionali e vizi privati.

Freud, Jung, Verdi, Puccini, Schopenhauer, Heidegger, Einstein, Luigi XV, John F. Kennedy, Salvador Dalí, John Lennon, Cavour, Vittorio Emanuele III, Palmiro Togliatti, Simenon: c’è chi frequentava le case di tolleranza, c’è chi aveva l’amante fissa, c’è chi si portava in casa allegre mignottone. La domanda principale è: sono stati grandi psicoanalisti, eccellenti musicisti, insuperabili filosofi, importanti statisti, eccellenti scrittori o no? Saranno forse le abitudini, magari discutibili, ma assolutamente personali, a mettere in dubbio la grandezza di una persona e il suo valore nell’ambito delle specifiche competenze?

I continui attacchi di questa sinistra sono soltanto delle becere considerazioni da comari scadute come quelle di De André che “non brillano certo in iniziativa e le contromisure fino a quel punto si limitavano all’invettiva”. Nessuna preparazione tecnica per contrastare delle iniziative governative che non corrispondono alla loro ideologia, né capacità specialistica per proporre alternative contrapposte, ma solo miserabili attacchi alla persona in nome e per conto dalla isterica ‘moraliner’ nietzschiana.

Ridicoli compagni, si può dire con Guccini che “le morali hanno chiuso i vostri cuori e spento i vostri ardori”, cosicché la vostra aridità umana si concretizza nei gossip da quattro soldi e nei pettegolezzi codardi, mentre siete stati assenti nel contestare l’assenza criminale di etica e l’insufficienza scellerata di ogni principio umano, politico e giuridico, ad esempio, nel denunciare l’immoralità degli sprechi in mascherine fasulle e in ridicoli banchi a rotelle durante la farsa pandemica, l’indecenza dei decreti notturni di Conte, la sconcia minaccia infettiva di Draghi, gli osceni ingaggi delle virostar televisive. Anzi, mi correggo, complici più che assenti.

Ridicoli compagni, non vi resta altro che prendere appunti di quanto vedete dai buchi delle serrature, perché le porte dell’onestà, del coraggio e della rettitudine proprio non riuscite ad aprirle.

Misera quella vita che si passa a buttare merda sugli altri per provare ad abbassarli al proprio livello.