Lo pseudo nibelungico Ranucci, mentre veniva portato via dalla sede di “Report” sulla ‘Sedia gestatori’ dai suoi clerici piangenti, ha avuto modo di rilasciare una serie di omelie e qualche scomunica che resteranno sicuramente nella storia della psicopatologia dell’informazione.

Gli esempi sono tratti da scritti e video sui e di certi sodali, mentre i corrispettivi commenti sono tratti dal saggio trentennale di Raffaele Vizioli, al tempo professore ordinario di Clinica Neurologica all’università di Roma “La Sapienza”, nonché Vice-presidente della Società italiana di Psichiatria biologica, già in altre occasioni citato.

“Al mio posto sono state scelte due persone che mortificano le professionalità che per 30 hanno fatto la storia di Report ed è servizio pubblico. […] condurrò la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa, lo farò per i miei figli e per i vostri figli, mi rifiuto di lasciare alle future generazioni questo mondo mostruoso, governato da persone mostruose e vigliacche che non tollerano il giornalismo libero e i magistrati indipendenti” (Ranucci).

“Illusione messianica a proposito della certezza che Marx aveva di essere destinato alla salvezza del genere umano, di svolgere un vero e proprio ruolo di redenzione” (Simone Weil).

Diagnosi: Ranucci non è stato un semplice conduttore di un programma televisivo pagato con i soldi pubblici, ma un irreprensibile paladino del bene, un intemerato combattente contro il male, un incontaminato inquisitore nei confronti degli avversari vissuti come raccapriccianti e codardi, la rappresentazione concreta dei principi perfettamente descritti da Bertold Brecht: “Chi lotta per il comunismo deve essere in grado sia di combattere che di non combattere, di dire la verità e il falso, di servire e di non servire, di mantenere una promessa e di non mantenerla, di assumersi qualche rischio o di evitarlo”. L’icona santificata della giustizia, della imparzialità e della rettitudine.

“In questi due mesi ci sono stati oltre duemila articoli che appartengono alla ‘character assassination’ e che non ha precedenti nella storia del nostro paese e forse neanche a livello mondiale” (Ranucci).

A proposito di Marx […] un ‘sogno paranoide’, visto che tutta la sua costruzione teorica era inaccessibile e impermeabile a qualsiasi forma di critica” (Sartre).

La rimozione di Ranucci dalla sua attività non può rientrare in una normale decisione da parte del datore di lavoro che decide semplicemente sui comportamenti, sulle dichiarazioni e su eventuali irregolarità professionali, ma rientra nell’ambito di un’operazione persecutoria nei confronti della sua stessa persona. Questa decisione mette a repentaglio il principio di intoccabilità nei suoi confronti – la frequentazione di pregiudicati è una scelta personale, le avances redazionali per lui sono maliziose avances e non sono molestie sessuali, l’autocelebrazione farlocca del suo libro rientra nella logica del ‘lo fanno tutti’, la bomba-carta diventa un agguato mortale, il “killeraggio mediatico” (Sansonetti) è magnificato come il miglior giornalismo d’inchiesta ecc. Ogni forma di critica a Ranucci diventa un blasfemo oltraggio al Report-tabù.

Intendiamo per comunismo patologico quello di scrittori, artisti, uomini di teatro e di cinema, personalità, insomma, del mondo della cultura dell’arte che hanno goduto degli immensi vantaggi di una economia discriminante, di una economia di classe […] questa categoria di ‘comunisti da salotto’” (Bianchi-Bandinelli).

Ecco farsi avanti gli apostoli di questa ultima cena – non nel ristorante di Lavitola. Il portavoce in assoluto della comunità messianica, quello per il quale “Ranucci è sostenuto dalla parte libera e civile dell’opinione pubblica”…“sto sui coglioni io che riempio i teatri, che faccio numeri sui social che non fa quasi nessuno”…“mi stanno sui coglioni i rosiconi perché i social hanno sdoganato il rosicone che si incazza con chiunque abbia successo…perché tu sei un fallito e Ranucci no, Ranucci sa fare delle cose, io so fare delle cose, Travaglio sa fare delle cose…il fallito non sa fare una sega…il Tempo, Libero, il Giornale sono quella roba lì…per i giovinetti destrorsi o qualunquisti…”.

Alla fine, “I ‘neurocomunisti’ sono personaggi pieni di guai che attribuiscono agli altri, da profeti disarmati e un po’ iettatori” (Ottieri).

A margine di questa comunità megalomanica, i cui affiliati vengono spontaneamente cooptati da un comune disturbo del pensiero caratterizzato da una esagerata sopravvalutazione di sé, da una piuttosto evidente mania di grandezza con associato sentimento di onnipotenza, da una autostima deformata, da atteggiamenti e parole arroganti verso tutti coloro che non fanno parte della loro psyco-community, da quella patologica assenza di empatia che non permette loro di riconoscere il talento, le competenze e intelligenza degli altri, c’è il mitico Enzo Iachetti che a proposito della chiusura di “Striscia la Notizia”, all’altro apostolo della psyco-community, Luca Sommi, ha detto testualmente che la trasmissione “avrebbe dovuto vivere fino all’ultimo spettatore”, anche se ormai gli ascolti si stavano affievolendo per numero e per interesse.

Quindi, come ha scritto Claudia Sbarra, “Nell’Italia dei sinistri assistiamo al paradosso di aziende pubbliche gestite come se fossero un centro sociale o un collettivo universitario”. […]. Lo stesso schema applicato alla Fenice, in cui dei musicanti dovevano decidere chi doveva essere il loro conduttore d’orchestra e non il consiglio di amministrazione”.

Preso atto del terribile complotto ordito e posto in essere dal “Governo di brodi” – secondo il sublime e immacolato giudizio di Andrea Scanzi –, lo stesso turiferario incensatorio di Ranucci conclude l’ennesimo sermone sull’indipendenza distrutta, sulla destra ignorante e becera, sulla resistenza al degrado da parte di pochi illuminati e coltissimi, con un commovente elogio funebre: “deriva liberticida”, “la Rai è morta”, “l’informazione non esiste più”, “questo paese è alla canna del gas” – mancava “dopo di noi il diluvio”, ma forse c’è stato una breccia di realismo in questa apocalittica onnipotenza di pensiero.

Un unico soffio di ottimismo è arrivato quando giustamente, con cognizione di causa, Scanzi ha detto riferendosi a Ranucci: “Devi trovare dei giudici che credono in te” – non alle prove, non ai documenti accertati, non alle evidenze o meno dei fatti, ma in te come persona inossidabile e incensurabile di fronte alla disumana e spietata ingiustizia. Non c’è dubbio che li troverà, visto che tutte le denunce nei suoi confronti e in quelli di Report sono state archiviate. L’entrata trionfale all’assemblea dell’Associazione Nazionale Magistrati avrà pur significato qualcosa.