Sembrerà strano, ma non sempre gli impegni di scrittura – come spesso richiesto da inaffidabili amici e irresponsabili supporter – devono riguardare i massimi sistemi della politica e della sociologia. Un po’ per la professione, un po’ per vocazione – che arriva prima in una questione dell’uovo della gallina – sono sempre stato convinto che dall’uomo che si deve cominciare e soprattutto dalla sua comunità di appartenenza.

Detto ciò, è meglio chiarirci subito sugli antefatti di questo articolo. Non ho votato la giunta comunale della città nella quale sono nato e alla quale appartengo, come peraltro non ho mai sostenuto le posizioni politiche opposte. Essendo ferocemente antidemocratico, la mia esperienza in consiglio comunale è finita dopo un paio di anni per un fastidio insopportabile di chiacchierio, come parimenti, per la mia aristocratica repulsione nei confronti della cosiddetta sinistra, mai ho avuto un attimo di attenzione per le sue ignobili prese di posizione.

La Politica – con l’iniziale rigorosamente al maiuscolo – necessita di personaggi di più spessore e di più elevatezza di quanto i ludi cartacei possano offrire all’ottimismo popolare.
Durante i corsi ai quali ho partecipato e gestiti dall’Università Bocconi, una cosa è stata chiara ed esplicita da subito: il 33% della popolazione sarà sempre contraria ad ogni iniziativa e a qualunque modifica del dato per scontato. Per questo motivo, sempre aristocraticamente parlando, me ne fotto sia della maggioranza che dell’opposizione: nella prima opzione, perché tutti pensano al momento della vittoria di essere stati forniti dallo spirito Santo dell’onnipotenza e della conoscenza; nella seconda, perché il senso di fallimento e di frustrazione sono troppo grandi per riconoscere la minima riuscita da parte degli avversari. In questo senso, qualche buontempone, scrive ogni tanto su Facebook: Segatori, Sindaco! Grazie per il supporto, ma declino questo entusiasmo. Nel caso di cambiamento politico, accetterei volentieri la carica di Podestà, o meglio ancora di Gauleiter, ma mi pare che i tempi non siano ancora maturi.

Stabilita la dovuta distanza tra sostenitori e detrattori, volevo anche spendere un paio di considerazioni sulla perfetta riuscita dell’operazione di rivalutazione e di rilancio di una spiaggia da tempo trasandata e dimenticata.
Da luogo di trascuratezza e di abbandono, è diventata un luogo di attrattiva e di simpatia, proprio dal punto di vista comunitario. Il personale è di una professionalità e di una bravura veramente ineccepibili. La ristorazione è perfetta da un punto di vista qualitativo, quantitativo e di riscontro economico. L’accoglienza è semplicemente accurata e impeccabile – qualità peraltro sempre meno scontate, almeno per quanto riguarda il mio contesto di vita.
“La Spiaggia”, così si chiama la località che ho avuto modo di sperimentare in serata, è il risultato di accordi, contratti e impegni di difficile riscontro in una realtà sociopolitica dove l’approssimazione e la superficialità vigono sovrane.
Invece di andare a puntualizzare evidenti disattenzioni e magari discutibili trascuratezze, forse sarebbe meglio per tutti valorizzare gli elementi positivi che ci circondano. C’è qualche fallito che gode, quotidianamente, nel sottolineare mancanze e pecche nelle altrui decisioni e nelle conseguenti soluzioni.

A lui consiglio – ma non solo a lui – un piccolo esercizio inventato dallo scrivente e da quello che è stato prima il suo docente e poi il suo amico in un percorso di psicoterapia – il professor Luigi Peresson. Avevamo all’epoca con concordato di chiamarla “La piramide perversa”: si prenda un foglio di carta e partendo dalla base, salendo, scrivere le seguenti indicazioni – chi sa fare, fa / Chi non sa fare, insegna / Chi non sa insegnare, dirige / chi non sa dirigere, coordina / Chi non sa coordinare, comanda / Chi non sa comandare, giudica. Forse che certe puttanevoli sentenze si potrebbero beatamente evitare, e impegnarsi a curare l’erba propria, piuttosto che rosicare per quella riuscita del vicino. In ogni caso, vale la sentenza di Nietzsche liberamente tradotta: “Ci sono persone che per abbassarli al proprio livello devono buttare merda sugli altri”.
Detto ciò, senza nessun interesse né losco vantaggio per qualche piadina al salmone o perfetto aperitivo alcolico, invito i miei concittadini a evitare di scartavetrare i testicoli propri e altrui e godere di ciò che si può ottenere con un minimo di benevolenza verso la vita.
“La Spiaggia” vi aspetta, per depurarsi da cattivi animi e purificarsi da negative invidie.