Avevo già commentato tempo fa un episodio in cui ero stato partecipe attivo, che per l’argomento in questione cade a pennello. Si stava parlando di quanto stesse succedendo in Francia dove per la “Marianne”, figura e il simbolo ufficiale della Repubblica, era stata scelta Letizia Casta, nata in Corsica, che a parte l’ultima ‘a’ accentata alla francese, dissi che era l’ennesima bellezza italiana cooptata oltre confine. Un’amica all’interno del gruppo, con tranquilla supponenza e velleitario appunto – senza pensare che un confronto sarebbe stato per lei semplice semplicemente drammatico – disse testualmente: “Forse tu da uomo non hai notato che ha le caviglie grosse”.

Insomma, come dire che non ti piace Caravaggio perché era un attaccabrighe, non ascolti Benedetti Michelangeli perché era un misantropo, non sopporti Liz Taylor perché si è sposata otto volte con sette uomini diversi, e via via voyerando dal buco della serratura. La grandezza scompare di fronte alle fisime da comari.
È questa la caratteristica verificabile in carta e in audio di quella sinistra progressista che evita accuratamente un incontro politico intellettualmente corretto e civilmente condotto su fatti e condotte, preferendo un tanto altero quanto patetico rifiuto in nome di minuzie comportamentali o dialettiche dell’avversario, e cortocircuitando con viscida agilità ogni possibile confronto. L’unica eccezione data, come elargita opportunità, quella di circondare l’eventuale personaggio a disposizione con la tecnica del branco e la pratica della demolizione della persona. Del resto, tutti quelli che sono abituati ad incensarsi da soli, ad autopromuovere mutuamente qualche libretto, a premiarsi vicendevolmente per le proprie fantasmagoriche uscite editoriali, ad autoincensarsi in reciproche interviste, non possono abbassarsi e né tantomeno a mettersi in discussione in maniera leale e autentica. Il loro motto potrebbe essere “sputtano ergo sum” o, specularmente, “sine sputtanamento nullus sum”. Se poi ci mettiamo pure lo scherno, l’insulto, la volgarità, il sarcasmo, la maleducazione nei confronti dell’interlocutore, ecco che il gioco diffamatorio è fatto.

Senza minimamente sminuire il sistema rozzo di un tale metodo di informazione, che resta squallido nella sua principale essenza – quindi la loro responsabilità etica e professionale, magari qualche volta pure penale, rimane intatta –, esiste un particolare psicopatologico non trascurabile che, pur mantenendo nei suoi portatori la capacità di intendere e di volere, diventa uno spunto interessante per capire la dinamica del ‘buco della serratura’.
La predisposizione a polarizzare l’attenzione esclusivamente sui dettagli di una persona e/o di una sua espressione verbale e/o comportamentale, a detrimento della cornice generale della questione da esaminare, è qualificata come “debole coerenza centrale”, ‘weak central coherence’, una forma di pianificazione cognitiva usualmente legata allo “spettro autistico”. In altri termini, il cervello rimaneggia immediatamente sfumature o dettagli separati dal contesto o dal significato d’insieme; annota ed evidenzia rapidamente scorrettezze minime, irrilevanti incoerenze, particolari insignificanti o quantomeno trascurabili nel contesto generale che sfuggono all’attenzione dei più; creano una cortina fumogena su dati concreti e reali a cui fare riferimento, rendendo difficoltosa una valutazione reale dell’argomento da analizzare, quando poi non manipolandolo direttamente.

L’“iperfocalizzazione”, inoltre, è anche una caratteristica del “disturbo dell’attenzione e dell’iperattività” che consiste appunto nella difficoltà di analisi complessiva del contesto da valutare ed in una istintività incontrollabile nel dare i giudizi prima di aver attentamente ascoltato le parole dell’interlocutore o analizzato eventuali immagini.
Chi ha tempo e voglia legga certi commenti e valuti certi video ampiamente diffusi nel web o sulle pagine personali di molti figuranti del giornalismo e della politica per rendersi conto di come le notizie partano del soggettivismo più patologico per costruire una costruzione della realtà nella quale gli istinti sentimentali contano più delle riflessioni razionali. È l’apoteosi del punto di vista che, partendo da personaggi purtroppo di rilevanza comunicativa seppur discutibile e spesso equivoca, o comunque gonfiati per quantità di diffusione da mass media senza scrupoli, ha ormai la supremazia sull’ascolto e sulla disponibilità alla riflessione.
Se la critica immediata, come nel caso delle caviglie grosse, è limitata ad un contesto individuale, rimane soltanto l’espressione di qualche magagna interiore e di qualche problema psichico non risolto. Quando diventa metodo di trasmissione delle notizie ad un pubblico indifferenziato ed in linea di massima incompetente sull’argomento espresso, la questione diventa di carattere politico sia per la notorietà dei soggetti attivi, sia per l’anestetizzato senso critico dei riceventi passivi.

È stato ampiamente dimostrato da ricerche neuropsicologiche come il tempo di attenzione sia passato dai tre minuti nel 2010 al minuto nel 2016 dopo l’avvento dello smartphone fino agli otto secondi nel 2023, meno del tempo di attenzione di un pesce rosso.
Una vera meraviglia per i custodi di questo immenso acquario dell’informazione, sempre pronti a rifornire di mangime agli inoffensivi e condizionati ‘carassi dorati’.