La dissociazione del pensiero è un disturbo cognitivo caratterizzato dall’alterazione – quando se non addirittura dall’interruzione – dei legami associativi tra le idee che rende il ragionamento e la comunicazione sconnessi, strampalati, contraddittori e sostanzialmente paradossali. Preso questo fenomeno individualmente si evidenziano alcuni inconvenienti significativi come deficit della memoria, un senso di illusione rispetto alla realtà circostante, un sentimento – questo sì – di confusione rispetto alla propria identità. In un sistema complesso il problema è amplificato.
Questo stato mentale patologico è una reazione rilevante di protezione mentale davanti a condizioni traumatiche rovinose o a situazioni di impotenza per cui il cervello stacca le connessioni usualmente funzionanti e integrate creando una specie di bolla deformante le normali attività cognitive.
Che la sinistra sia in questo alterato stato di realtà è ragionevolmente comprensibile nell’inadeguatezza di poter anche solo ventilare un futuro positivo, nella consapevolezza di aver distrutto le radici proprie e le speranze altrui, nel pressante e pervasivo risentimento verso coloro che della realtà sono precisi e concreti descrittori con sempre più persone che li condividono.
I casi di traumatici fallimenti sono numerosissimi, ma per comodità e necessità vediamone tre significativi.

Il primo caso ce lo offre Valentina Mazzacurati che in un suo video denuncia un fatto di particolare gravità che ha interessato il Comune di Valsamoggia dove l’amministrazione comunale, gestita dal Partito Democratico, ha deliberato la “possibilità di allevare animali di piccola e media taglia – come suini, conigli, polli e similari – anche all’interno del territorio urbano e nei centri abitati, nonché il permesso alla “macellazione domestica”. In altre parole, i musulmani potranno sgozzare liberamente gli animali secondo la pratica halal all’interno delle loro abitazioni, alla faccia della tutela e della salute pubblica, anche se l’uso dovrebbe essere strettamente domestico. Tutto ciò in spregio a quanto previsto dal Decreto Legislativo n. 146 del 2001 – secondo la direttiva europea sulla protezione degli animali – che vieta ogni forma di sofferenza e di inutile stress agli animali preposti all’alimentazione.
E gli animalisti? E i tutori delle foche monache? E i difensori dell’orso marsicano? E i custodi del capovaccaio? E i protettori del passero italiano? Non pervenuti, perché impegnati a difendere gli sgozzatori e i dissanguatori di agnelli e capretti in nome della difesa della tradizione islamica.

Veramente commoventi le immagini di esseri indefiniti ma di cultura islamica sculettanti durante gli esibizionismi circensi dei Gay Pride. Altrettanto toccanti le suffragette squittenti che plaudono con il vezzo accogliente le torme dei giovani islamici.
E qui si entra nel secondo caso di dissociazione mentale. Non solo non si riesce a vedere la realtà, ma ci si rifiuta anche di leggere i documenti che la stessa realtà espone e definisce. Un documento per tutti, e ce ne sono a centinaia, è quello scritto e diffuso da Amina Sboui, ‘occidentalizzata’, attivista tunisina per i diritti umani nel mondo arabo, che finisce in carcere per una foto a seno nudo, e da lì raccogliere testimonianze di altre detenute e delle loro traversie all’interno del mondo segregazionista di quella precisa politica religiosa. Lei, sulla foto a seno nudo scrive che “Il mio corpo mi appartiene”, ma le risponde con precisione Houria Bouteldja, la militante antirazzista franco-algerina citata nell’articolo precedente: “Nessun magistero morale mi farà assumere una parola d’ordine concepita per e da femministe bianche. […]. Appartengo alla mia famiglia, al mio clan, al mio quartiere, alla mia razza, all’Algeria, all’Islam”. Concordo con l’amico Massimo Fini sulla decadenza di questo Occidente corrotto e moralmente malato, ma non posso neppure condividere l’integralismo di una religione politica, nata nello spazio desertico come gli altri due monoteismi, ma con l’idea sempre attiva e militante di voler convertire ad ogni costo tutti gli altri infedeli.
Nel 1971, un gruppo di attivisti europei per i diritti umani, anche appartenenti all’area della destra, inscenarono una manifestazione di protesta incatenandosi dentro ai magazzini GUM di Mosca a sostegno dei dissidenti detenuti nei gulag, nelle carceri o nei manicomi giudiziari e chiedendo la liberazione degli intellettuali anticomunisti. Risultato: tutti immediatamente arrestati, condannati ad un anno di lavori forzati e poi, per fortuna, dopo un mese rispediti in Italia come indesiderati. C’era anche un amico, Loris Facchinetti.
Nel 2026, dopo qualche decennio di smarronamenti per i diritti civili e per le minoranze più diversificate, sto ancora aspettando che gli eroici travestiti dei Gay Pride vadano a manifestare davanti alle carceri dei vari Paesi Arabi a sostegno della libertà sessuale di tutte, di tutti e di tutt*, e non riempiano le strade dei liberi paesi europei, dove possono esibire le più vergognose e blasfeme iniziative senza il minimo rischio di finire male.

E arriviamo alla terza dissociazione psichica. A Venezia, i rappresentanti musulmani in gran parte di origine del Bangladesh, rivendicano il diritto ad una moschea, dopo aver cortocircuitato le richieste del sindaco sulla indispensabilità dell’integrazione data da conoscenza della lingua, conoscenza delle leggi e rispetto delle consuetudini del paese di accoglienza. E questi cosa dicono: se non ci concedete quanto chiediamo, siamo oltre 40.000 presenze, noi blocchiamo la città e Mestre. Un minaccioso ricatto silenziato dai mass-media. Gli stessi studiosi islamici riconoscono come “l’Islam ‘politico’, valorizzando le strutture del diritto, ha dato forma ad un’Islam puramente legatario. […] tra Islam spirituale e Islam legale, il conflitto è oggi dichiarato”. Ma la sinistra dissociata tutto questo non l’ha capito. È accaduto anche ai tempi d’Algeria, quando “talvolta attivisti comunisti di lunga data, preferivano convertirsi all’Islam [e] hanno dovuto ingoiare molti rospi, dagli omicidi degli omosessuali fino ai numerosi suicidi di giovane donne che rifiutavano il matrimonio forzato”. E anche in questo caso, come si è scritto all’inizio “il cervello stacca le connessioni usualmente funzionanti e integrate creando una specie di bolla deformante le normali attività cognitive”, cosicché “il ‘socialismo’ algerino era reale solo nella mente di una sinistra che chiedeva soltanto di crederci”.

Riassunto. “Se il successo del comunismo doveva tradursi nella dissipazione delle ‘illusioni’ religiose, i suoi fallimenti hanno inevitabilmente come corollario il risveglio delle credenze”. Dopo che la sinistra ha incenerito letteralmente con il suo liberal-progressismo ogni forma di fedeltà all’idea comunista, i suoi cascami demo-buonisti continuano a non vedere la realtà a causa del grave problema psichico di cui sono affetti, e continuano nella “speranza di annegare il fondamentalismo religioso nel grande flusso dell’ondata socialista [che] non ha mai smesso di allontanarsi”. Tutto questo disconoscendo il dato universalmente acquisito che “ovunque l’islamismo ha trionfato nulla è più rimasto della sinistra, di tutte le sinistre, riformiste o rivoluzionarie”.
Il problema è che questo tsunami, questa potente ondata, non travolgerà soltanto i mentecatti che l’hanno provocata, non distinguerà i buoni e i cattivi, gli onesti e farabutti, ma tutti saremo coinvolti nella sua inarrestabile devastazione.