Prendo alla larga questa considerazione con un aneddoto personale. Ho un amico, che tuttora è tale anche se per un periodo non ci furono contatti per il mio commento ad un suo post. Lui aveva diffuso una foto in cui apparivano tre soldati tedeschi vicino a un mezzo blindato durante il periodo di collaborazione tra nazionalsocialisti e il popolo dell’Ucraina e aveva aggiunto un commento del tipo “di nuovo i nostri amici ucraini combattono contro l’invasore russo”. Gli risposi con una battuta: ‘paragonare i militari di Stepan Bandera con i soldati del tossico pervertito di Volodymyr Zelens’kyj è come trombarsi una vecchia di ottant’anni, sapendo che a venti era un figone’.

Aldilà della risposta grossolana, il messaggio che volevo far passare era molto semplice, ed è tuttora in grande misura sottovalutato, quando non scartato: è fuorviante, fino al punto di diventare falsificante e perciò manipolativo, usufruire degli schemi politici, mentali e sociali della contemporaneità per giudicare fenomeni ed eventi accaduti negli sviluppi storici del passato.
Escluse le volute e premeditate interpretazioni delle diverse fazioni politiche alla base dei più diversi pregiudizi, c’è una buona dose di ignoranza condita da una incontrollata compulsione a soddisfare le proprie fragili sicurezze a tutti i costi da parte della gente in generale.
Nelle perizie psichiatriche – parlo per me – la procedura seguiva cinque passaggi non necessariamente nello stesso ordine, ma indispensabili per poter dare una conformazione al massimo attendibile, se non assolutamente veritiera, dell’evento che si doveva analizzare. Peraltro, è lo stesso criterio che un giornalismo serio e responsabile – in molti casi è un ossimoro – dovrebbe tenere conto nell’esattezza di una notizia e nella valutazione di un’inchiesta.
Innanzitutto, “Chi” è il soggetto da prendere in considerazione, il suo quadro biografico, le sue relazioni sociali, il suo livello culturale, le sue competenze professionali, le sue esperienze lavorative, i suoi eventuali precedenti giudiziari ecc.

Poi “Come” si sono svolti i fatti, quali sono state le dinamiche fra le persone coinvolte, quale è stata la motivazione di una parte e il perché della reazione dell’altra, che rapporti c’erano tra i protagonisti dell’evento, se c’erano o meno interessi in gioco e quali ecc.
Si continua con “Dove” si è determinata la circostanza che ha avuto delle specifiche conseguenze tra le parti in causa, se il luogo era un ambiente domestico, se era all’aperto per un incontro programmato, se era casuale come occasione accidentale ecc.
Si prosegue con “Quando” di preciso è esploso un determinato conflitto, quale è stata la data cruciale per una determinata decisione, in che tempo cronologico si può sistemare l’avvenimento rispetto ad una condizione precedente e alle conseguenze future ecc.
Si conclude con “Perché” un certo fatto si è verificato, quale sono state le motivazioni fra le parti, quali di queste motivazioni sono state determinate da una causa concreta, da un’interpretazione sbagliata, da una pulsione istintiva ecc.
“Contestualizzare” è il termine che ricorre come un mantra quando a sinistra si pretende di giudicare il passato, di convalidare il presente e di prefigurarsi il futuro, ma in questa contestualizzazione mancano spesso i cinque indicatori elencati. Mai un dubbio, però, riesce a modificare il pregiudizio iniziale perché manca quella “coscienza critica” che Giulio Giorello, in una lezione del lontano ottobre del 2019, la confermava come una condizione “che non ha paura del dubbio, che si serve del dubbio come strumento continuo per la ricerca della verità o, quantomeno della conoscenza seria”.
Questa contemporaneità ha letteralmente anestetizzato questa coscienza in ogni ambito della politica, della comunicazione e del comportamento di massa.
Questa assenza la si è potuta constatare durante il periodo della vergognosa farsa pandemica e della riduzione della popolazione ad oggetti di sperimentazione e di ingegneria sociale. Già all’epoca, da una precisa parte di pensanti, era stata evocata la figura del grande matematico e statistico Bruno De Finetti e il suo “Probabilismo”, secondo il quale l’uso del dubbio può procedere in modo razionale per comprendere eventi incerti e attraverso di esso si crea atmosfera per lo sviluppo della scienza. E ciò non è avvenuto, trasformando la scienza in un atto di fede.

Lasciando perdere inutili polemiche su chi, per esempio, ha criticato certi atteggiamenti di ossessiva precisione privilegiando l’intuizione nella comprensione immediata di una discutibile verità, quello che risulta confermato nell’assenza del dubbio è lo scatenamento della tifoseria politica, addirittura vaccinale, nel giudicare i più importanti movimenti in corso a livello storico-sociale.
Riprendendo la battuta iniziale con il mio sempre amico, gli schieramenti formatisi dimostrano senza ombra di dubbio l’assoluta assenza del dubbio e dei cinque metodi razionali.
Gli esempi sarebbero numerosi e facilmente reperibili nella quotidianità: dal supporto impulsivo per la causa ucraina alla denigrazione fanatica contro la Russia, dal giustificazionismo per la migrazione illegale al negazionismo sulla pericolosità islamista, dalle carnevalate del Gay Pride con le effigi di Che Guevara alle convulsioni protestatarie con la bandiera palestinese.

Tutto e il contrario di tutto, senza dubbi, senza imbarazzi, senza esitazioni, con conseguenti conflittualità all’interno degli stessi ambienti politici e culturali, frantumati in un conflitto continuo non tra idee e principi, ma tra diverse compulsioni e pregiudizi.
Nessuna valutazione sulla complessità dei problemi, ma una risposta immediata, e sbagliata, per risolvere il senso di contraddittorietà soprattutto interiore.