Sono cento e passa anni che la sinistra – dalla falce e il martello dei soviet agli slip Sissi gay per l’uomo e al dildo a batterie per le donne – non ne imbrocca una.
Fin dagli anni ’20-’22 i comunisti, con le “guardie rosse” e gli “arditi del popolo”, e dai metodi di violenza e di sopraffazione, inneggiavano alla dittatura del proletariato e alla liquidazione delle altre classi. Un clamoroso fallimento di fronte alla vittoria del fascismo, tanto da far scrivere allo stesso Pietro Nenni, compagno di cella di Benito Mussolini, nel suo saggio ‘Il diciannovismo’, che la retorica delle parole infuocate fu “un puro fenomeno di eccitamenti verbali e di intransigenza vecchio stile, dal quale doveva ineluttabilmente germinare la disfatta”. Il tutto condito dalla considerazione di Lenin che riconobbe come solo Mussolini poteva fare la rivoluzione socialista in Italia. Per dirla con le parole dello scomparso, Emilio Fede: ‘che figura di merda!’.

In Russia ci furono gli anni bui del bolscevismo, degli zar trucidati, dei kulaki annientati, dei campi di concentramento, dei manicomi criminali per i dissidenti, delle purghe e dei massacri di massa che comportarono milioni di morti, della distruzione delle chiese e l’ateismo come religione di Stato. Come è finita? Con Putin che ha riconosciuto gli orrori del passato, che ha riabilitato gli zar, che ha fatto costruire un monumento a Solženicyn, e con la Chiesa Ortodossa sempre più importante nella difesa delle tradizioni. Sono stati sufficienti una banca, un’assicurazione e una sede della massoneria per far finire come un soufflé mal riuscito molti decenni di terrore. E lo stesso vale per gli altri paesi europei sotto il giogo comunista, con l’apoteosi dell’unificazione della Germania, che ha visto ad est il fiorire del nazionalismo e della destra antagonista.

Tra le macerie di un’ideologia sbruffona, che ha portato solo miseria e desolazione in qualunque nazione si sia allignata, c’è ancora il Nepal nel quale è in corso una serie di rivolte anticomuniste con l’incendio del parlamento e il linciaggio del ministro delle finanze.
Ma non solo le macerie sono patrimonio della sinistra, anche un ingombrante sazietà di invidia nei confronti degli altri sistemi con i quali è venuta e viene a confronto. Da cui quelle patetiche circumnavigazioni tra opinioni disoneste e imbrogli imbarazzanti tutto per riscrivere la storia, per rivedere in maniera indigesta e sconcia la stessa nascita di questa nostra Repubblica. Una indecorosa mistificazione storiografica che ha trovato la sua squallida apoteosi menzognera quando Andrea Scanzi, dal basso della sua incompetenza dopo una tesi di laurea sui cantautori, disse pubblicamente che “a destra non ci sono intellettuali da trecento anni”, negando con spudorata supponenza come tutto il Novecento sia permeato di cultura fascista o nazionalsocialista, senza uno straccio di rappresentanza a sinistra che possa essere considerato nell’attualità degno di essere ricordato e dibattuto.
Un’esagerazione? Non direi. Basta avere il coraggio di sfogliare i ‘cataloghi’ della letteratura, della filosofia, dell’arte, dell’architettura, dell’abbigliamento, dell’automobile e via via elencando, per scoprire che tutto ciò che è stato creato allora è confermato nell’attualità e concretamente documentabile.
Allora come si comporta la sinistra? Corrosa dall’invidia distruttiva applica l’invocazione di Giunone nell’ Eneide: Flectere si nequeo superos, Acheronta movebo” – “Se non posso piegare gli dei del cielo, smuoverò le divinità infernali”. Questo verso lo usò Freud in esergo alla ‘Interpretazione dei sogni’, volendo significare la risolutezza nel conseguire i propri piani con ogni mezzo, a tutti i costi, anche in maniera drastica, prepotente. È la prassi israeliana di adesso.
E così è stato. Sia falsificando il passato, sia inquinando il presente, in modo da avvelenare anche il futuro.

Nicolàs Màrquez e Augustìn Laje, due politologi argentini, analizzano con impietosa precisione e profondità quest’operazione nel saggio “Il libro nero della nuova sinistra”.
Aborto, eutanasia, pedofilia, droghe, perversioni – dove c’era del marcio la nuova sinistra si è buttata a pesce per gestirlo e utilizzarlo come proprio mezzo di decostruzione della stessa realtà.
“I vecchi principi socialisti della lotta di classe, del materialismo dialettico, della rivoluzione proletaria e della violenza guerrigliera, sono stati ora sostituiti da uno strano apporto intellettuale promotore dell’“indigenismo ecologico”, del “diritto-umanesimo” selettivo, del “garantismo giuridico” e, soprattutto, di quella che domina su tutti, ovvero l’”ideologia di genere”, destino del “pornomarxismo” di colorazione pansessuale, propulsore del femminismo radicale, dell’omosessualità ideologica, della pedofilia come “alternativa”, dell’aborto, come “libera disposizione del corpo” e di tutti i tipi di pratiche autodistruttive come forme di ribellione alla “tradizione etero-capitalista dell’Occidente”.
Brutta bestia l’invidia, che invece di dare adito ad un esame di coscienza sui propri fallimenti, preferisce dirottare entusiasmi sulla volontà di dissoluzione. Da “Fischia il vento a “Bella Ciao” ad “Avanti froci” è stato lungo percorso di suicidio politico, però possiamo dire che almeno in questo i compagni ce l’hanno fatta.