Tra le varie pubblicazioni sull’arte della guerra di Sun Tzu, ce n’è una addirittura con la presentazione di Franco Battiato. È un semplice lavoro di elaborazione, senza la pretesa di approfondimenti filosofici – perché tale è questo trattato, un’opera di studio e di tattica sui comportamenti psicologici e spirituali da strutturare, mantenere e migliorare nel quotidiano confronto con la realtà, nonché combattimento costante contro le proprie Ombre.
Ad introduzione del lavoro di studio e di applicazione dei celebri 36 stratagemmi c’è una nota, per molti versi inflazionata, dello stesso generale, filosofo e stratega di duemilacinquecento anni fa, una epigrafe che molti sbandierano ma che solo una esigua minoranza applica: “Conosci gli altri e te stesso: cento battaglie, senza pericoli. Non conosci gli altri, ma conosci te stesso: a volte vittoria, a volte sconfitta. Non conosci gli altri né te stesso: ogni battaglia è una sconfitta certa”.

Sarà per una deviazione professionale, sarà per una certa esperienza lavorativa, sarà per un addestramento politico, ma ho il fondato sospetto che questo avvertimento taoista non venga preso in considerazione in questa post-modernità.
“Lei non sa chi sono io” è la classica espressione linguistica che riassume la presunzione di chi la esprime nella sua arroganza, e l’azzardo per non preoccuparsi di chi si trova davanti. Con un po’ di sangue freddo, magari supportato da una salutare indifferenza sulle conseguenze delle azioni del presuntuoso, è anche piacevole attendere sulla epica sponda del fiume il galleggiamento dell’inutile fallito. Il problema, però, è molto più complicato nel momento in cui il personaggio in questione detiene un potere decisionale nei confronti della comunità che rappresenta.
“I veri cambiamenti, che nelle nostre intenzioni devono essere positivi, avvengono quando poggiano su una solida imperitura consapevolezza, la quale deve poter condurre all’azione, a una possibile correzione di rotte, ovviamente nel novero delle nostre possibilità, e dunque in primis nelle sfere personale e professionale”, scrive l’amico Marcello Foa nel suo ultimo prezioso saggio “La società del ricatto”. Credo che questa sua considerazione sia quantomeno complementare, se non sovrapponibile, al tanto abusato quanto trascurato motto di Sun Tzu.

L’insolente soggetto del “Lei non sa chi sono io” è proprio sicuro di conoscersi così tanto bene da accettare un confronto documentato sulle proprie competenze? L’insolente soggetto del “Lei non sa chi sono io” è proprio sicuro di essere approfonditamente aggiornato sul verosimile nemico da affrontare?
Qualche conoscitore del tempo antico ha riferito che i governatori pagavano lautamente una persona eticamente ineccepibile, ma in esplicito dissenso con il potere costituito. La sua funzione era di indirizzare le decisioni del signore in modo onesto e con correttezza irreprensibile. Il tradimento o il doppio gioco erano ovviamente punibili con la morte.
Nella contemporaneità, i detentori del potere pagano lautamente tutti coloro che sono disposti ad assecondarli e a rendere servilmente i propri servizi. In caso di tradimento o di doppio gioco vengono immediatamente recuperati dai nemici di prima. In altre parole, per usare un eufemismo compatibile con l’ennesima vergogna del Gay Pride, con i diversi poteri uniti da qualche losca similitudine, è consigliabile posizionarsi con il culo a paratia per evitare uno o più bruciori.
Però c’è una soddisfazione, misera ma pur sempre un risarcimento differito. A forza di rispecchiarsi narcisisticamente secondo le sollecitazioni dei vari cortigiani, si finisce annegati, magari ricordando in un attimo di consapevolezza che qualcuno, tempo prima, aveva mandato un avvertimento, ma la suicida presunzione aveva blindato ogni ascolto.