Da “Una modesta proposta” di Jonathan Swift a quella altrettanto discreta e sobria che sto per esporre sono passati poco meno che trecento anni, eppure basta un po’ di coraggio per grattare la crosta della benevolenza e far emergere in tutta la sua malignità e brutalità l’umana ipocrisia.

Questo pastore anglicano irlandese, aggirandosi per il suo paese, annotò una serie di considerazioni ferocemente provocatorie, che intendevano denunciare apertamente sia il sistema affamatorio inglese sia la più generale impostazione utilitaristica della società.
Con precisione culinaria e acume commerciale, propone che i figli dei poveri vengano fatti ingrassare e poi dati in pasto al resto della popolazione affamata, non dimenticando di usufruire anche delle parti non ritenute per gusto commestibili come la pelle, ad esempio, da conciare per borse e taccuini.
Uno dei vantaggi che Swift sottolinea è che la sua proposta “impedirà gli aborti procurati e l’orribile abitudine, che hanno le donne, di uccidere i loro bambini bastardi; abitudine, ahimè, troppo comune fra di noi; si sacrificano così queste povere creature innocenti, io credo, più per evitare le spese che la vergogna, ed è cosa, questa, che muoverebbe a lacrime di compassione anche il cuore più barbaro ed inumano”. Inoltre, con dovuta correttezza e opportuna scrupolosità dichiara che “con tutta la sincerità del mio cuore che non ho il minimo interesse personale a cercar di promuovere quest’opera necessaria e che non sono mosso da altro motivo che il bene generale del mio Paese, nel miglioramento dei nostri commerci, nell’assistenza ai piccoli e l’aiuto ai bisognosi, e nella possibilità di offrire qualche piacevole passatempo agli abbienti” (Rizzoli, 1983, pp. 135-159).

Prendiamo come griglia di comprensione il pamphlet provocatorio di Swift e analizziamo quello che sta accadendo nella nostra losca contemporaneità. Gli inglesi intendono portare l’opzione abortiva fino al nono mese di gravidanza, evento che un tempo si sarebbe chiamato omicidio. L’eutanasia, un po’ dovunque e con diversi gradi di applicazione, viene spacciata come una soluzione antidolorifica, se non addirittura come una alternativa radicale per non sentire il peso esistenziale o farlo sentire a qualcun altro. La scelta procreativa può andare ormai dalla selezione del sesso, al colore degli occhi e dei capelli, con gestazione delegata ad altro utero e con congruo pagamento.
Altre questioni possono essere denunciate in questo sistema totalitario del profitto e dell’utilitarismo, tutte centrate su un’economia che è la condizione strangolante di ogni decisione politica. È il trionfo dell’egoismo più sfrenato sia personale che sociale, una morsa con cui qualunque scelta deve confrontarsi: i bambini costano e impediscono la realizzazione personale; i vecchi sono inutili e sono un peso per le famiglie e il sistema sanitario; una gravidanza è un disturbo per l’immagine corporea e un impedimento ad un certo tipo di vita.
Tutte queste iniziative politiche, fondate sulla speculazione e sull’egoismo, vengono dissimulate da quella scivolosa quota di benevolenze e di viscida comprensione delle umane difficoltà: la pressione economica, la sovrappopolazione del pianeta, il cambiamento climatico, il diritto alla gratificazione degli individualismi, mentre nascondono soltanto l’atmosfera mortifera del nichilismo imperante.
Quindi, e qui sta la provocazione, se i bambini, i vecchi, i disabili fisici e mentali, gli improduttivi di ogni ordine e grado, tutti quelli insomma che in maniera parassitaria, secondo questa concezione di potere, succhiano in maniera vampiresca i benefici sociali e sanitari, devono più o meno volontariamente, togliersi di mezzo – da innocenti, non si capisce perché clandestini, allogeni più o meno pregiudicati, sedicenti minori non accompagnati, stupratori di variegate etnie, criminali di ogni motivazione e assassini di qualunque stampo non possono essere buttati a mare, condannati a morte, obbligati a precisi, personalizzati e rigorosi lavori forzati per contribuire al benessere del resto della popolazione.

Se poi, i politicanti che si annidano nelle zone del potere dovessero continuare nelle loro litanie, tanto rumorose quanto false, avrei un’altra proposta e l’ultima per fare un po’ di invidia al grande Swift. Riguarda la continua criminalizzazione di chi ci difende e l’altrettanta perfida difesa del reo. Non occorrerebbero grandi iniziative di piazza o movimenti di massa per ridurre la ragione questi fenomeni del politicume accattone: basterebbe che una mattina, un responsabile scelto come portavoce, molto semplicemente informasse la nazione che da quel preciso momento tutte le scorte per i politici sarebbero state sospese per un tempo indeterminato.
Altroché i sorci di quel vergognoso Burioni! Questi si farebbero portare a casa il cibo con i rider, e non uscirebbero più neanche per una boccata d’aria. È così che verrebbero costretti all’esame di realtà e a giungere a più ragionevoli e popolari decisioni.