Era apparsa tempo fa su Facebook, una vignetta che riportava due dialoghi tra una madre e una figlia in due annate diverse che suonava a memoria così.
Ieri. F: “Hai visto che brutto tempo oggi, mamma?”; M: “Sì, veramente tremendo. Per cui vestiti bene, mettiti gli scarponi, portati dietro una scatola di aringhe affumicate, prendi la slitta del nonno e vai a scuola. Mi raccomando, comportati bene in classe”.
Oggi. F: “Mamma, ho visto che oggi danno un tempo bruttissimo”, M: “Hanno dato allarme meteo, perciò resti a casa e rimettiti a letto”.
Due tempi, due madri, due ragazzine, due modalità per definire un’autorità consapevole per la preparazione alla vita, ed una mansione rinunciataria con conseguente inadeguatezza all’esistenza.
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RTTR ALTO ADIGE ha messo in onda un video con due interviste a professionisti sul problema delle troppe assenze scolastiche: “Troppe assenze a scuola? Forse lo studente soffre di ansia scolastica. In Alto Adige sono circa 3 mila i ragazzi che ne soffrono. Ora però c’è un protocollo che insegna a riconoscerla e ridurla”.
Il quadro che è emerso, dal punto di vista genericamente sociologico e umano, è semplicemente agghiacciante.
Riportare testualmente le valutazioni psichiatriche e psicologiche specialistiche espresse occupa troppo spazio, per cui si rinvia ai video. In riassunto, le valutazioni della dottoressa Donatella Arcangeli, primario di psichiatria e psicoterapia delle età evolutiva, e del dottor Cristian Rispoli, ispettore per il “servizio inclusione e consulenza scolastica”, convergono nella diagnosi finale di “Ansia e fobia scolastica”.
Siamo di fronte, quindi, ad un vero e proprio tracollo dell’organizzazione psichica, della formazione del carattere e della costruzione della personalità.
Una generazione che la più volte citata intellettuale di sinistra Claire Fox ha definito “fiocco di neve” per l’aspetto tanto esteriormente strutturato quanto interiormente fragile; una categoria di giovani fragili e inconsistenti che rientrano nel quadro dell’iGen – internet Gaming European Network – dopo la nascita e la diffusione dell’iPad e dell’iPhone.

È evidente che i problemi che si manifestano in età evolutiva non sono di diretta responsabilità della scuola, ma l’organizzazione e gli obiettivi dell’istruzione sono in complicità con il decadimento dell’istituzione familiare e le direttive dei mezzi di informazione – Paolo Crepet è stato a proposito più che incisivo ed esaustivo nei suoi scritti e nelle sue esposizioni sulla questione.
“Pensare dev’essere difficile, perché no? Lo sci è difficile, e così il giardinaggio. E danno piacere. Non divertimento, non svago, non intrattenimento, ma piacere. Insegnare oggi, almeno in America, per quel poco che so, ha confuso il piacere con l’intrattenimento e il divertimento. Si ritiene che un bambino debba trovare vie facili per imparare, e divertirsi mentre impara. Questo ‘non è erotico’. È pre-erotico, infantile, e lascia la mente innocente e ineducata. Niente rigore. Educazione basata sul divertimento anziché sul piacere”.
Non hanno necessità di spiegazioni le parole del fondatore della psicologia archetipica. Analizziamo i rattrappiti percorsi scolastici, la facilitante riduzione dei testi, la rasserenante programmazione delle interrogazioni, la sufficiente certezza del conseguimento dell’ambito pezzo di carta, e ci troviamo di fronte ad una gioventù che è semplicemente impreparata ad affrontare gli imprevisti, gli ostacoli, gli scacchi, le difficoltà normali nel percorso di vita.

“Il sistema immunitario è una rete complessa di organi, cellule e molecole che difende il corpo da germi, virus e agenti esterni pericolosi (antigeni), e proprio grazie a questa continua esposizione aumentano di numero e di energia gli anticorpi che insieme lo rinforzano.
Lo stesso meccanismo riguarda il sistema immunitario psichico il quale viene messo quotidianamente alla prova da agenti stressanti e da prove esistenziali, e affrontandoli di volta in volta viene sempre più strutturato e rinforzato dai diversi fattori ‘psicopatogeni’ con i quali viene a contatto.
Anni e anni di accudimento e di protezione domestica, scolastica e sociale hanno progressivamente depotenziato e debilitato diversi passaggi di gioventù, fiaccando la volontà giovanile e sfibrando le risorse evolutive. “I giovani è bene” – consiglia il pluricitato Duccio Demetrio – “si inizino alla vita mostrando di saper superare, oltre gli ostacoli scolastici, le ansie e le preoccupazioni che ogni risultato comporta”. Il problema, però, che precede la questione scolastica, è che “Forse madri e padri, sono diventati troppo ‘curanti’ più che educanti”.
È evidente che se già la famiglia parte con l’idea di eliminare ogni ostacolo di realtà per creare al figlio una vita confortata e attenuata, quindi fragile e sfiduciata, la scuola non può che finire per essere una specie di comunità terapeutica per disagiati e bisognosi di accudimento.

“I tempi difficili creano uomini forti, gli uomini forti creano tempi facili; i tempi facili creano uomini deboli, gli uomini deboli creano tempi difficili” (Michael Hopf).
Non c’è dubbio che la contemporaneità non stia dando dimostrazioni di forza morale, di intraprendenza caratteriale, di decisionismo progettuale in una gran parte della gioventù, e questo decadimento pesa sulle vecchie generazioni come colpa inestinguibile di un’educazione mai posta in essere e neppure lontanamente ventilata. Anzi.
C’è però un problema insolubile, dimostrabile nei fatti attuali, che molto simpaticamente in molte vignette viene riassunto in diversi modi – “faccio sempre gli stessi errori, perché sono sicuri; se non li facessi, potrei sbagliare”; “nonostante siano anni che faccia sempre gli stessi sbagli non mi vengono ancora bene” – ed è il problema dell’iniziative messe a disposizione dal sistema per risolvere i problemi dallo stesso creati. Uno di questi è l’apoteosi della pubblicistica attuale contro la figura del padre e la conseguente retorica contro il patriarcato.
A questo proposito, uno spunto sul quale meditare è reperibile in un testo fondamentale di Freud “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” e riguarda due risposte opposte di interesse sociale da parte dei giovani. Da un lato, l’assenza del Padre, il funzionario della Legge che permette il superamento del maternage ed un costruttivo approccio alla realtà, con conseguente difficoltà nell’affrontarla e fallimento psichico diagnosticato nel video citato, dall’altro, la stessa assenza regolatrice che sta alla base delle manifestazioni distruttive individuali e di massa. Nel primo caso prevale la malinconia, nel secondo la psicosi maniacale. Ma questa è un’altra storia.