Brutta fine per i cacciatori di superstizioni. Hanno cominciato nel lontano 1793 con la cancellazione di simboli e di uomini della Chiesa cattolica, considerandola creatrice di idoli e di leggende, per sostituirla con un nuovo culto, fatto di razionalità e di oggettività, di realismo e di positivismo: la Dea Ragione.

Passano i secoli, e intorno agli anni ’30 viene progettata negli Stati Uniti un’operazione con ampie sfaccettature – sociale, psicologica, culturale – per smascherare l’ingiustizia sociale che si annida sotto il variegato cappello del razzismo. Con progressiva e metodica infiltrazione, questa iniziativa – chiamata con il termine ormai noto di “woke”, svegliarsi da “awake”, sveglio – si è insinuata nella stessa elaborazione del pensiero, intrufolandosi nella razionalità e rendendo la realtà stessa una fluida rappresentazione soggettiva.

Da questo punto di vista, il termine più corretto sarebbe “asleep”, addormentato, da “to fall asleep”, addormentarsi, per tutto ciò che riguarda l’aspetto cognitivo e la trasformazione della vera realtà in una specie di sogno ad occhi aperti, o piuttosto un miraggio, una fantasia, fino a raggiungere il limite dell’allucinazione, quindi del delirio e per la maggioranza, un incubo.

È così che i radicali smantellatori di ogni credenza e di ogni fede in nome e per conto di quel pensiero razionale che si fonda sull’analisi e l’elaborazione di dati concreti, sulla congruenza e l’obiettività degli argomenti, respingendo emozioni ed istinti, si sono trasformati in altrettanti feroci inventori di leggende farlocche e di narrazioni ingannevoli.

Come, ad esempio, la favola dello schiavismo quale prerogativa occidentale e più precisamente europea, una vera e propria menzogna storica ed etnica quando, documentatamente, i principali esecutori di questo fenomeno con l’aggiunta dello schiavismo sono stati gli arabi e gli ottomani.

Come la noiosa litania sulla condanna del patriarcato, senza conoscere nulla né di questo termine e neppure della funzione organica di quella che in psicoanalisi viene definita la “Legge dal Padre” nella strutturazione della personalità del singolo e dei suoi modelli relazionali sia interpersonali che sociali.

Ci sono delle chicche comunicative platealmente ridicole che, se non fossero pericolosamente attive, sarebbero veramente, per dirla in termini comuni, da manicomio: “Le fonti fossili sono un baluardo del patriarcato bianco” o “Smantellare la bianchezza è un atto politico e una pratica collettiva urgente”. Vere e proprie negazioni di ogni minima razionalità.

In questo caso si è di fronte, seppure con le dovute distinzioni tecniche e specialistiche, a quella che si chiama “pseudologia fantastica o bugia patologica”, quale è elaborazione premeditata di eventi molto facilmente confutabili, mistificazioni, spesso di natura complessa e fantasiosa, le quali però – seguendo l’avvertimento di Bacone “Audacter calumniare, semper aliquid haeret”, Calunnia senza timore: qualcosa resterà – ripetute in maniera martellante, con il supporto magari di figure significative nell’ambito dell’insegnamento e della comunicazione, alla fine vengono percepite dalla maggioranza come reali, con conseguenti comportamenti e giudizi.

Una volta superato il limite della decenza, si passa nel campo del delirio. A questo punto, come sottolineano Mastrangelo e Petrucci, “La stessa scienza viene ridotta a metanarrazione. […] il soggettivismo rende la realtà un ‘costrutto sociale’, se non addirittura individuale, in cui “i sentimenti, contano più dei fatti’”.

 

Basti pensare a quel fenomeno chiamato “gender fluid” secondo il quale una persona può avere un’identità di genere non costante, inalterabile, ma può modificare o scegliere a tempo variabile e per soggettive sensazioni tra il maschile, il femminile, il neutro o altre identità non binarie, come ad esempio i “therian: persone, per lo più giovani, che si identificano sul piano psicologico o spirituale con animali: cani, volpi o gatti e che talvolta indossano maschere, code e imitano comportamenti animali nei parchi cittadini”.

Ma se questa mascherata sessual-trasformista può essere relegata nell’ambito innocuo della stupidità individuale e della esternazione di qualche problematica di sviluppo mentale ed infantilismo, ben altro spessore assumono i diritti che l’ideologia woke difende, pretende e diffonde.

Entrano a pieno titolo nella negazione della realtà, innegabilmente legata alle leggi di natura, la pretesa di una adozione da parte di coppia omosessuali, negando il principio secondo il quale “nessun sistema sociale finora ha funzionato senza prendere in conto la differenza dei sessi” (Melman), per cui si arriva al punto che, nel momento in cui la realtà viene ritenuta insufficiente o addirittura ostile, si interviene direttamente per negarla e per sostituirla. Quasi una vera e propria attività da “pensiero magico, un processo mentale in cui si crede che i propri pensieri, parole o azioni possano influenzare direttamente eventi esterni, senza che esista una reale relazione di causa-effetto”.

Ecco, allora, la somministrazione di visioni deliranti sostenute pubblicamente e senza ritegno: “Un uomo è rimasto incinto”; “Gravidanza e parto trans, le ‘nuove sfide’ delle ostetriche”, Congresso nazionale dell’Associazione italiana di ostetricia, Riccione, 3 e 4 ottobre (Ansa, 14 agosto); “10,5 crediti formativi, chi partecipa al corso con panel come: “Se a partorire non è ‘una madre’” (La Verità).

Non solo si invoca il cambiamento di un popolo secondo Bertold Brecht, ma addirittura la negazione della biologia, dell’endocrinologia, dell’anatomia e il cambiamento di tutte le leggi della scienza e della natura. Roba da fare invidia ai rettiliani e ai terrapiattisti.

Tra deviazioni e deliri l’elenco è purtroppo corposo, perché si entra anche nell’ambito della storia, della sostituzione etnica, del pericolo islamista, della questione della sicurezza ecc. L’ideologia woke persegue un vero e proprio rimpiazzo della realtà con una sua alternativa, sganciata dalla pur minima forma e limite della ragione. E visto quanto giustamente notano Benasayag e Schmit, quando denunciano il fatto che “Se tutto sembra possibile, allora più niente è reale”, prendiamo atto di una vera e propria eterogenesi dei fini all’interno del recinto illuministico progressista.

Prima è stato ucciso il Dio metafisico sostituendolo con la “Dea Ragione”, poi questa è stata soppiantata dalla “Deità Insensata” e dalle superstizioni materialiste – l’umanità, il progresso, l’eguaglianza, la democrazia, l’ambiente, la pace e altre irreali credenze. La dogmatica negazione della realtà è diventata una religione autoritaria con il suo catechismo di indistruttibilità morale e di puritanesimo invertito. Come tutte le rivoluzioni mangiano i propri figli, anche questa lunga sedizione finirà di compiersi con la consunzione dei suoi sacerdoti in una spietata resa dei conti da parte della realtà negata.