Efialte, il traditore, quello che in tempi moderni si definisce come “quinta colonna”, chi trama e organizza delle azioni contro il proprio paese per aiutare il nemico esterno. È considerato l’esemplare, il modello originario di colui che ha innato il morbo dello spione, del rinnegato, del disertore. Guidò i persiani favorendo il loro attacco alle spalle dei trecento greci nello stretto passo delle Termopili. Altri nomi sono stati individuati nel corso dei secoli per inquadrare storicamente questo evento storico, ma nella leggenda resta lui, Efialtein, nome che nell’antichità significava “incubo”. Ma nella storia greca e del cuore di tutti i patrioti rimane Leonida, il simbolo dell’onore.

Erostrato, oscuro pastore, distrusse il Tempio di Artemide, considerato una delle meraviglie del tempo, per diventare famoso ed essere ricordato nei secoli. Il consiglio cittadino decise che il suo nome dovesse in eterno scomparire, pena la condanna a morte, fintanto che Strabone, importante studioso di storia e di geografia, non decise di nominarlo molti secoli dopo.

Cosicché, secolo dopo secolo, questo deprecabile personaggio assunse un valore nell’ambito delle scienze psicologiche, tanto da costituirsi nel termine di “erostratismo”, ovvero la pulsione irrefrenabile, ossessionante e patologica di costruirsi una notorietà e una popolarità ad ogni costo, magari scrivendosi mail di minaccia, usufruendo di qualche petardo sotto la macchina, facendosi pubblicità intellettuali sotto mentite spoglie – ogni riferimento a fatti o persone puramente casuale – oppure, più banalmente, attaccando i potenti sapendo, però, che comunque non ci sarebbero state ritorsioni.

Valeria Sabater, importante psicologa di Valencia, sulla rivista online “La mente è meravigliosa” ha tratteggiato alcuni aspetti che caratterizzano il “complesso di Erostrato”, un fenomeno sempre più diffuso nell’attualità, associabile per certi versi al narcisismo. Questa devianza psichica è una caratteristica frequente in coloro che vogliono pressantemente apparire per nascondere, o quantomeno attutire, la propria insicurezza; un surrogato patologico in una personalità dotata di scarsa autostima. Dal punto di vista simbolico, l’erostratismo è una condizione psichica costruita su un Falso-Sé, con conseguenze relazionali di notevole importanza, tanto è vero che lo psicanalista Alfred Adler, citato dalla Sabater, inquadra questi soggetti come coloro che tendono a tracciare un piano di vita colmo di ideali che difficilmente riescono a realizzare. Oltre a ciò, manifestano uno sconfinato desiderio di distinguersi, proiettando spesso un atteggiamento sprezzante nei confronti di tutti coloro che li circondano. In molti casi, desiderare disperatamente di essere al centro dell’attenzione senza però riuscirci li porta a nutrire una crescente ostilità.
Per il tradimento, nell’epoca moderna, in Italia nello specifico, non occorre partire dalle trame che portarono al 25 luglio del 1943, dall’accordo con i mafiosi per concordare tecnicamente lo sbarco degli americani, dalla sistemazione dei capibastone nei vari istituti della neonata democrazia, dalla complicità nel nord-est delle formazioni partigiane comuniste con le bande degli infoibatori di Tito. Questo, e molto altro, rimane storia. Ma nella contemporaneità le cose si ripetono, seppure sotto spoglie più o meno accuratamente menzognere. Basti pensare alle mobilitazioni in difesa dell’invasione allogena, agli attacchi pressanti contro la presenza dei confini, la difesa dell’identità, la tutela della cultura, la salvaguardia della stessa civiltà.
Molte quinte colonne tramano contro la difesa dell’Europa e dell’Occidente in nome di un indotto sentimento di colpa e di una conseguente masochistica espiazione.
Anche per i distruttori l’elenco è veramente inquietante. La loro mentalità la riassume con uguale efficacia Nietzsche: “Nella morale la rivolta degli schiavi ha inizio da quando il ‘ressentiment’ diventa esso stesso creatore e genera valori; il ‘ressentiment’ di quei tali esseri a cui la vera reazione, quella della azione, è negata e si consolano soltanto attraverso una vendetta immaginaria”.

Un detto comune recita che “le vecchie generazioni costruiscono, quelle nuove dilapidano”. Sembra che questa considerazione nazionalpopolare abbia colto nel segno, visto che tutti coloro che hanno creato Stati e nazioni sono il bersaglio dei giovani malriusciti del benessere e della sedicente cultura woke. Ci volevano i nuovi lestofanti della comunicazione di massa a irridere, qualunque forma di superiorità e di onorabilità, relegandole nel recinto del razzismo e del suprematismo – ovviamente non conoscendone nei termini né i significati.
C’è un punto paradossale, grottesco, che unisce i traditori e i distruttori: la negazione di un destino personale e comunitario. I primi per la mancanza di volontà e di potenza attiva nel perseguirlo; i secondi per la piena volontà e perseverante azione di disinnescare la potenza creatrice nel determinarlo.