In un paio di occasioni avevo detto che seguivo i video di Andrea Scanzi per interesse professionale e lui, anticipando involontariamente le mie conclusioni, in due interviste ha fatto delle ammissioni particolarmente interessanti e fonti di precisazione.
“Devo piacere soltanto a me stesso e alle persone che mi vogliono bene”, “Se non fossi intriso di un narcisismo gigantesco…”, “Se non avessi un ego grosso come una casa… un’autostima elefantiaca…”. Nel corso di una conversazione, l’intervistatore rincara l’autoaffermazione di Scanzi dicendogli testualmente “Bevi la vita come dal seno di una divinità”, una inconsapevole conferma a quanto sottolinea Elsa Ronningstam in “La personalità narcisistica” come “complesso di Dio in quell’eccessivo narcisismo e deliri di esibizionismo […] e la concomitante ammirazione del proprio potere e delle proprie capacità”.

Quindi, autodiagnosi centrata: narcisismo ed egocentrismo.
Premessa essenziale. Il narcisismo non è una malattia mentale, e fa parte dei disturbi della personalità, esattamente come la diagnosi di psicopatia che feci in due occasioni anni addietro sul presidente francese Macron. Il profilo psicologico del presidente fu ampiamente diffuso, raggiungendo ormai diverse milionate di visualizzazioni, un entusiastico articolo sulla “komsomolskaya pravda”, pieno supporto di un gruppo di psicoanalisti francesi, condivisioni da parte del famoso filosofo Michel Onfray ed altri, con l’ultimo lancio il 5 agosto corrente su “JT de GPTV” – le journal télévisé d’information quotidienne de la chaîne alternative française “Gèopolitiche Profonde”, dirigée par Franck Pengam, 469K followers – dal titolo “La chute de Macron”, La scivolata, la caduta di Macron. Questa manfrina per iniziare l’approfondimento dell’autodiagnosi scanziana col dire che io non sono narcisista, perché il narcisista pretende il riconoscimento quotidiano degli altri a scopo, ovviamente inconscio, di avere conferma di una fragilità sempre attiva.

A proposito della grandiosità a cui accenna Scanzi, annota in un breve messaggio lo psichiatra e psicoanalista Vittorio Lingiardi come in questa forma di narcisismo ci sia “una rabbia ribollente, la tendenza a manipolare gli altri e a controllarli”; questi soggetti “vogliono comandare, non conoscono il rimorso e hanno molte pretese. L’insicurezza e l’invidia che li accompagnano sono del tutto inconsapevoli e raramente affiorano la coscienza”. Per questo motivo molti specialisti li considerano pazienti di difficile se non fallito trattamento, in quanto mancanti di un senso ragionevole di sé. Lo stesso Lingiardi precisa questo quadro che aiuta a comprendere la difficoltà del minimo transfert terapeutico del paziente ‘tipo’ in alcuni punti: l’aspettativa di essere considerato superiore; l’essere assorbito nelle fantasie inossidabili di successo, potere, fascino, bellezza; la convinzione della propria unicità e di essere compreso solo da persone speciali come lui; la richiesta costante ed eccessiva di ammirazione; l’irragionevole aspettativa di essere sempre soddisfatto; l’abitudine a comportamenti o atteggiamenti arroganti, presuntuosi.
Il narcisismo è documentatamente aumentato nella società contemporanea in quanto favorente i nuovi ‘vizi’, secondo il termine usato da Umberto Galimberti: l’ossessione per il corpo, l’esibizione dei tatuaggi, il prestazionismo sociale, il protagonismo televisivo, quello politico e della comunicazione in generale.

In questa complessa struttura di carattere, che esteriormente appare sicura mentre, – come ha rilevato l’ottantacinquenne Nancy McWilliams nella sua ultra decennale attività terapeutica e di insegnamento –, “L’immagine prende il posto della sostanza [che] diventa più reale e sicura del nostro essere autentico”. Cosicché, in quanto l’immagine è sempre sfuggente ed imprecisa, la persona ha la necessità di essere continuamente rassicurata dalle conferme esterne, che possono essere interviste, video, esibizioni teatrali, meglio ancora scontri televisivi nei quali il narcisista può rafforzare la sua visibilità attraverso atteggiamenti provocatori, insulti e sfoggi di arroganza e di insolenza, fino a veri e propri atti di prepotenza.
Il problema dell’aggressività, usualmente associata ad offese e a squalifiche di qualunque soggetto considerato come avversario, è diverso dal comportamento maleducato e arrogante di una persona ‘normale’. Per il narcisista, un simile atteggiamento assume il carattere di quella che viene definita con il termine di ‘difesa narcisistica’: è la rabbia di chi non può tollerare che qualcuno metta a rischio il Falso-Sé, perché non si tratta di una normale conflittualità dialettica, ma questa viene percepita come un reale rischio di aprire una ferita narcisistica mai cicatrizzata.
Ecco con un minimo di precisione spiegato anche il motivo di esternazioni volgari e maleducate nei confronti di persone non consonanti alla visione del narcisista. Questo, o si circonda di adulatori sempre predisposti all’incensamento e alla lusinga, oppure si sceglie bersagli sui quali versare il proprio livore e la propria rabbia per un’insicurezza che continua a negare ad ogni costo.
Dato che non esiste un quadro clinico perfettamente circoscritto e senza sfaccettature ed interferenze neppure nelle problematiche organiche, il narcisismo si affianca agevolmente con un altro disturbo che si chiama ‘perversione’.
Niente a che vedere con quello che si intende nel linguaggio comune, ma di rilevanza indiscutibile per quanto riguarda la clinica psicoanalitica. I punti che caratterizzano la struttura caratteriale del perverso è l’assenza di autocritica, la mancanza di ogni dubbio, di ogni incertezza, del più labile senso di colpa e di vergogna. Sentimenti questi che caratterizzano il nevrotico, ma che invece sono completamente estranei alla sua personalità perché questa si fonda su una considerazione di sé illimitata e su una vera e propria dipendenza dall’approvazione esterna, peraltro più in senso quantitativo che qualitativo.

Il simbolo letterario di questa struttura psichica è il celebre romanzo di Oscar Wilde “Il ritratto di Dorian Gray”, “una grande opera letteraria ma anche uno straordinario quadro clinico di una personalità narcisistica grandiosa e al tempo stesso fragile”. Il bellissimo e spietato protagonista, dopo il patto col diavolo per cui il ritratto invecchierà, mentre lui rimarrà sempre giovane, un giorno pugnalerà il quadro che lo ritrae, cosicché troveranno lui vecchio morto e rattrappito mentre il dipinto riprenderà l’immagine del giovanile splendore.
Fuori di metafora, il problema del narcisista è riuscire a mantenere la sua immagine allo specchio, perché il giorno che questa immagine riflessa svanirà, di lui rimarrà soltanto un vuoto e dimenticato contenitore.
Però, è meglio concludere con un po’ di allegria. Il professor Luigi Peresson, docente prima e amico poi, famoso anche per il suo nome collegato alla “Valanga Azzurra”, parlando un giorno della noia che si vive nell’ascoltare le esibizioni autocelebrative di un narcisista, mi suggerì una tecnica per sopportare quel clima. Mi disse che se dall’esposizioni offerte dal paziente, tutte rigorosamente centrate sul pronome “Io”, togli il predicato, e il complemento se c’è, e ti rimane soltanto una sequenza monotona e fastidiosa di “Io” “Io” “Io” “Io”… il suono onomatopeico del raglio dell’asino.