Una notizia particolarmente importante, sia dal punto di vista educativo che da quello delle relazioni strettamente familiari, è che Elisa Esposito, di professione influencer, già nota come insegnante di Amïoe, una modalità vocale di parlare in corsivo – di per sé un’aberrazione linguistica, ma comprensibile per una generazione che non conosce l’ortografia e ha difficoltà nell’analisi del testo – collaborerà con la mammina a gestire la sua piattaforma di OnlyFans.
Poi dicono che viviamo in un tempo in cui i rapporti genitoriali sarebbero particolarmente conflittuali. Quando mai! L’importante è trovare dei valori comuni, un sentire condiviso, magari lo stesso percorso di affermazione sociale.

Per altro, ormai, anche questa attività, che sembra estranea ad ogni logica lavorativa come viene normalmente intesa, è fonte di tensioni per delle concorrenze che a volte non sembrano risultare per nulla corrette. È il caso dell’altra famosa influencer, Michelle Comi, quella che in un’intervista ha detto molto candidamente che soltanto le brutte puntano alla laurea, perchè le ragazze fighe come lei troveranno sempre qualcuno che le mantenga. È la stessa che, secondo si fa per dire indiscrezioni dell’informazione, marcerebbe con una sospesa mensile variante tra i 15 e i 30mila euro.

C’è, insomma, una vera e propria “bagasciaggine psicofisica dell’Occidente come dato sociologico impressionante” (Celine Emile), con tanto di pubblicità più o meno indiretta da parte dei mezzi di comunicazione, attraverso interviste ed esposizioni mediatiche.
Affrontare questo fenomeno, non ha nulla a che vedere con il bigottismo perbenista e con il puritanesimo equivoco che impregna molte considerazioni critiche e la gran parte dell’indignazioni di benpensanti. Niente a che fare con quelli del “voglio ma non posso”, della “volpe e l’uva”, dei frustrati per le occasioni mancate. La nostra denuncia va oltre sopra alle miserie degli smacchi personali e delle invidie dei falliti.
È la constatazione clinica del disastro emotivo e psichico di intere generazioni. La virtualità dei mezzi di comunicazione ha ridotto anche l’eros alla finzione e all’inganno.
James Hillman, parlando a proposito dell’istruzione facilitata di stampo americano l’ha definita di tipo “pre-erotico”, con un significato psicoanalitico ben preciso. Il pre-erotismo è in generale un comportamento infantile legato alle fantasie della masturbazione, dove c’è una rinuncia alla responsabilità e alla messa in gioco mentale e fisica prevista in un rapporto personale.

L’erotismo, invece, è il confronto dei desideri, la messa in atto di azioni e di prestazioni che implicano necessariamente il rischio di fallimenti. L’erotismo è privato, interiore, è l’incontro fisico tra corpi, soddisfazioni e benessere condiviso.
Quando ci troviamo davanti a video con esibizione di piedi, e di corpi, e di parti intime che possono eccitare – a pagamento, ovviamente – lo spettatore a distanza, ci troviamo di fronte a una condizione patologicamente infantile.
Gianni Agnelli disse una volta che non frequentava più determinati ambienti da quando le contesse non facevano più le puttane, ma le puttane si spacciavano per contesse. Una considerazione forse un po’ cinica, ma certamente realistica. Una volta le puttane incontravano il cliente a suo rischio pericolo di fare la figura del pirla e magari sorbirsi i sorrisi di compatimento della mignotta. Ora, invece, tutto è ridotto alla passiva e patetica finzione telematica.
È la tristezza diffusa e pervasiva che infiltra ogni tipo di rapporto interpersonale, anche aldilà dell’interesse sessuale in questione.
Insomma, anche questa esperienza, che iniziava con la curiosità e proseguiva con l’esperimento concreto si è in un certo senso deteriorata, immiserita e spersonalizzata, addirittura superando quello che poteva essere anche un discutibile istinto materiale, per diventare semplicemente una discutibile e miserabile esibizione a distanza.
Quando, poi, trovi le madri che supportano le iniziative delle figlie, ti poni pure la domanda di dove sia un minimo di etica educativa tale da conformare il carattere e personalità dell’adolescente in carico. E per un paradosso, che è un misto tra una assurdità psicologica ed una tristezza umana, scopri che esistono dei progetti, precisamente “percorsi lampo”, che in tre mesi addestrano i genitori all’autorevolezza, attraverso il “Parent coach”. Ma questa penosa iniziativa, che testimonia la totale decadenza di quest’Occidente che si barcamena fra il blasfemo e il perverso è tutta un’altra storia.

È indispensabile, alla fine, fare un appello sano e costruttivo alle istituzioni: riapriamo i casini e mettiamo fuori legge OnlyFans! Un metodo decisivo per una botta di salute e di lotta alle perversioni.