Personalmente, non avevo dubbi su una uscita dell’onorevole Ilaria Salis in vicinanza del voto del parlamento europeo sulla revoca dell’immunità parlamentare. Basti pensare ad un criminale comune come il già citato partigiano Francesco Moranino, condannato all’ergastolo, latitante, poi pena ridotta, poi graziato e infine, dopo un’amnistia, eletto al Senato fino a raggiungere funzioni ministeriali. Piagnucola, Ilaria Salis, riferendosi al voto delle persone che l’hanno sostenuta. Qual è il problema? I cittadini, per un principio democratico che mi è assolutamente distante, ma storicamente documentato, possono votare mignotte, criminali, ignoranti di ogni razza e colore, e gli eletti rivendicano questa carica come se giustificasse la loro nullità esistenziale.

L’evanescente Ilaria Salis, nel video caratterizzato da un’altalenante raffigurazione di sé come vittima “di una spietata politica di persecuzione” o come megalomane rappresentante di “un’Europa democratica e dello Stato di diritto”, contro il regime autoritario ungherese, l’unica cosa fastidiosa che si percepisce – e mi scuso per la metafora poco elegante e di cattivo gusto – è l’odore di merda e piscio per la paura di finire dentro.
Ascoltando la pregiudicata per reati comuni, che piagnucola tra autocompatimento e miserevoli giustificazionismi, mi sono passati per la mente alcuni personaggi storicamente inossidabili che hanno fatto parte della mia gioventù politica. Ho pensato a Bobby Sands, che rifiutò di entrare al parlamento inglese e scelse di morire per la causa dell’Irlanda cattolica; a Robert Brasillach, il grande poeta fu fucilato per ordine di De Gaulle; a Pavel Florenskij, scienziato, teologo e filosofo fucilato per ordine di Stalin dopo una lunga deportazione nel Gulag, ed altri esempi di levature irraggiungibili e di diverse formazioni. Da Giuseppe Solaro a Salvo D’Acquisto, da Primo de Rivera ad Achille Starace, il Pantheon di coloro che hanno difeso ad oltranza il proprio pensiero è pieno di personaggi di ogni colorazione politica.
Ammetto che, dopo l’ampio consenso di voti che ha inghirlandato Ilaria Salis parlamentare a Bruxelles, ho avuto un fugace presentimento che lei potesse diventare una leader dell’antagonismo europeo. Ci furono alcuni ai miei tempi tuttora riconosciuti come tali – Rudi Dutschke, Daniel Cohn-Bendit, ad esempio – che divennero punti di riferimento in un tempo politico in cui le comunicazioni non erano pervasive e incalzanti come nell’attualità.

Non era una preoccupazione angosciante, ovviamente, ma lei aveva tutte le carte in regola, dal punto di vista della propaganda politica, per diventare il riferimento di quelle forze che condividono la sua concezione della società e dei rapporti interpersonali. La sua teatrale sofferenza era diventata nota a livello planetario, magari con qualche esagerazione di supplizio e di tribolazione; ci mettiamo poi i successi elettorale, il supporto familiare, quel tanto di spregiudicatezza che non guasta come figurante antagonista.
Uno degli slogan più famosi durante il Maggio francese era “Élections, piège à cons!”, Elezioni, trappola per idioti! In fondo lei è stata proprio una trappola per i suoi elettori. Mica Rosa Luxemburg, Lei, ma solo una fortunata casinista fomentatrice di disordini e fautrice di martellate craniche, che di fronte al rischio non della morte, ma del carcere, finisce a piagnucolare su finte ingiustizie e su fasulle persecuzioni.

Rifacendoci al nostro Ezra Pound secondo il quale “Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui”, prendiamo atto che anche come leader antagonista Ilaria Salis si è dimostrata un fallimento direttamente proporzionale alle idee deleterie che rappresenta e che diffonde.