Se la Meloni ne imbroccasse una sarebbe già un evento politico, ma dato che lei non fa politica ma solo gestione manageriale, anche scadente, di una realtà che le sfugge e di cui è soltanto una supponente portavoce, esprime ogni due per tre delle opinioni diverse sempre adeguate alle necessità contingenti.
Chiunque tenti una patetica giustificazione denunciando la medesima situazione a sinistra, se la tenga per sé, perché di questa scadente porzione politica non ci occupiamo, in quanto esistenzialmente misera e irrilevante.
Lei invece è attiva e in posizione di governo, per cui necessariamente esibita e troppo spesso sopravvalutata.
Dopo aver continuato nella devastazione iniziata dal traditore Gianfranco Fini – e chi si meraviglia del suo comportamento faccia voto di mutismo e riconosca la propria stupidità, visto che il sottoscritto ha abbandonato il partito da capogruppo all’avvento di questo tragico fenomeno comprendendone la pericolosità etica e politica –, la miracolata della Garbatella tira fuori dal cilindro il conservatorismo.
Il fatto che lei non abbia studiato e viva e parli per sentito dire, con suggerimenti spesso poco e male elaborati, non la giustifica nella sua patetica sparata pubblicitaria.

Se solo ci tenessimo ai principi base dell’idea conservatrice, scopriremmo la prima equivoca incongruenza della sua posizione. I conservatori sono coloro che molto semplicemente custodiscono una memoria, e dal punto di vista politico si rifanno ai valori della tradizione e della storia in opposizione alla neofilia progressista.
Se “La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”, come ha scritto Gustav Mahler, lei, dopo lo spegnimento del fuoco da parte del traditore di cui sopra, si è sbarazzata pure delle ceneri, per cui da che parte si inneschi il suo afflato conservatore non è dato di capire.
“Invece di tentare di porre rimedio ai problemi sociali e ambientali a livello globale, i conservatori mirano a controlli locali e a una riasserzione della sovranità locale in ambienti conosciuti e regolati. Questo significa affermare il diritto di una nazione all’autogoverno e l’adozione di indirizzi politici che concordino con lealtà locali e sentimenti di orgoglio nazionale”: questo scrive Roger Scruton nel “Manifesto dei conservatori”, ed è esattamente l’opposto delle convulsioni politiche che caratterizzano questo governo.

Un governo sul cui carro vincente sono saltati i fiancheggiatori dell’ultima ora, gli uomini miserevoli che si sono imboscati tra le fila vittoriose pur di partecipare a qualche cerimonia ufficiale, a qualche patetica comparsata televisiva, sbraitando e schiamazzando pur di difendere l’indifendibile con il solo scopo di acquisire un salvacondotto di buona condotta da parte del padrone del vapore. Anche quelli che vengono spacciati da intellettuali non sono militanti di un’idea dispersa con le ceneri, né portatori di una qualche cultura radicale e rivoluzionaria rispetto al contesto politico, ma semplici e docili funzionari di programmi di accomodamento e di addomesticato conformismo.
Quindi, Giorgia Meloni e i suoi accoliti non rappresentano né una rivoluzione culturale che hanno tradito, né un pensiero conservatore di cui non conoscono l’essenza, ma una struttura psicologica che si manifesta “mischiando scarsissime idee con scarsissimi sentimenti”, come affermava Abel Bonnard nel suo pamphlet contro i moderati.
Più o meno consapevoli e rassegnati a non avere competenze, hanno per sé delle ambizioni particolarmente spiccate. Per loro l’importante è salvaguardare le apparenze, costi quello che costi, sempre pronti ad acconsentire a qualunque operazione pur di conservare quel posto faticosamente raggiunto strisciando.

Osserviamo le azioni della gran parte dei ministri e non possiamo non condividere l’analisi che Bonnard fa dei comportamenti borghesi: “se impongono a se stessi l’obbligo di obbedire sempre, è solo per perché questo dovere è per loro più facile. […]. Bramosi di ricevere la loro ricompensa, da qualunque mano essa venga, percorrono quelle carriere, più scolastiche che virili”.
Giustificano dei radicali cambiamenti di idee e di principi spacciandoli per aggiornamenti al tempo cambiato e per emancipazioni dalle credenze superate, quando in realtà, presentandosi come politici del proprio tempo, sono soltanto dei mediocri che si gloriano e contemporaneamente si ingannano.
Lo ripetiamo, signori, voi non siete né rivoluzionari creatori di futuro, nè conservatori a difesa del migliore passato, ma solo piccoli, piccolissimi borghesi, uomini moderati usufruibili in tutti i tempi che “hanno la loro ricchezza alle spalle e la loro miseria in se stessi”.