Caro Direttore,
ho più volte ascoltato il video che hai messo in onda questa mattina (13/9) nel quale esponevi la questione di una gauche redazionale posta di fronte alla necessità di scelte decisive e determinanti dopo che un povero ed emarginato afroamericano ha sgozzato un’altra povera giovane emarginata, profuga dell’Ucraina e come tale accolta negli Stati Uniti. Da che parte stare, ti chiedevi. Che posizioni prendere di fronte a due casi di condivisa ghettizzazione e di partecipata sventura? Chi difendere delle due minoranze perseguitate?

Mi permetto di dare una risposta rapida e concisa a soluzione di questo dilemma: la scelta decisiva e determinante sarà quella verso chi paga di più. Già Marcello Foa, il mio supercitato amico, nell’altro supercitato penultimo saggio, aveva scritto che “I direttori dipendono dagli editori”, e viste “le difficoltà finanziarie dovute all’erosione pubblicitaria [nonché] i fenomeni di fascinazione reciproca fra uomini di potere e direttori delle grande testate”, è altrettanto scontato il fatto che “Chi finanzia la testata lo fa […] a sostegno dei propri interessi”. Marcello Foa è stato liquidato e il suo programma “Giù la maschera” chiuso e affondato.

Noi siamo fuori da queste logiche ricattatorie e di stile mafioso. Del resto, in tutti questi anni ci ricordiamo perfettamente di Michele Brambilla il quale, nella sua inchiesta dal titolo “Eskimo in redazione” sull’infiltrazioni nei diversi giornali, evidenziava come ogni argomentazione non confacente a quella che ora si chiama narrazione del pensiero conformista, veniva sempre anticipata dall’aggettivo “sedicente”. Erano sedicenti le Brigate Rosse, mentre le assoluzioni dei vari imputati di destra nei diversi processi erano sempre commentati come “verità giuridiche, ben diverse da quelle storiche”. Un contorsionismo concettuale per dire che siamo noi a stabilire La Verità decisiva, e non certo la legge fallace ed interpretativa. Ricordo, come unico esempio, quando “Paese Sera” collegava l’assassinio del commissario calabresi a Franco Freda, o quando ultimamente la stampa si scatenò contro i rigurgiti neonazisti per una lapide ebraica imbrattata con la croci uncinata, mentre il responsabile individuato e denunciato era un marocchino incazzato come un treno per motivi tutti personali, o i rivoltanti, delinquenziali, quelli sì istigatori di odio commenti attuali sull’assassinio di Charlie Kirk.

Del resto, caro Direttore, è abbastanza inquietante leggere le dichiarazioni di Alberto Barachini, sottosegretario con delega all’informazione e all’editoria, a supporto della virago di Bruxelles, tale Von der Leyen, che ha dichiarato: “I mezzi di informazione tradizionali sono in difficoltà, è molto pericoloso per la nostra democrazia”. E lui, inossidabile, conferma che “È doveroso” sostenere il giornalismo, quello di regime e quello della ‘oppofinzione’, come la chiami tu.
Come ho già scritto in altre circostanze – mettendo bene in evidenza che non si tratta di delazione, ma solo di difesa dell’onorabilità della categoria – esibizionisti come Imbimbo, Scanzi, Berizzi, Formigli, Saviano, Ranucci e via via elencando i numerosi pseudo difensori della libertà di stampa e di pensiero, sarebbero da lungo tempo in cerca di una diversa attività dopo aver avvelenato con menzogne, cattiverie e odiose illazioni il terreno dell’informazione.

“Anche se tutti, noi no” cantano quelli della “Compagnia dell’anello”, in più ci auguriamo che il potere si fornisca al più presto di carta vetrata per il suo culo, affinché si avveri quanto scrisse Ennio Flaiano, ovvero godere dello spettacolo di tanti giornalisti senza lingua.