Mentre gli israeliani colonizzatori e conquistatori combattono per il predominio del loro Stato in nome di Jahvè e di una discutibile leggenda fondativa, cosa succede alle nostre parti?

In Europa, si attaccano coloro che parlano di sostituzione etnica, di invasione allogena, di occupazione islamica, perché queste argomentazioni potrebbero irritare coloro che stanno conducendo una guerra non convenzionale contro la nostra civiltà. I numerosi nemici interni continuano una omicida predicazione su inverosimili peccati storici e sui derivanti incomprensibili pentimenti, in riferimento alla sua indiscutibile grandezza e incontestabile gloria, tanto da far dire a Bauman che “Il passato da piromane dell’Europa può essere una valida ragione per un bell’esame di coscienza e parecchi sensi di colpa”.

Mentre l’Europa, dopo aver rinnegato ogni forma di sacro, dopo aver ripudiato l’orgoglio della propria potenza, dopo aver rinnegato ogni principio di civiltà, dopo aver abiurato alla propria stessa identità si inginocchia con laica rassegnazione al nemico che avanza, due potenze vincitrici – Islam e Sionismo – conquistano in maniera diversa altrettanto diverse aree di influenza.

“I distruttori venivano dal deserto, e Palmira era la loro meta. Da anni bande di fanatici barbuti vestiti di nero e dediti al saccheggio [con] un inflessibile senso di rettitudine morale, stavano terrorizzando i territori orientali dell’Impero romano. […] Questi uomini si muovevano in branchi e dove arrivavano portavano devastazione. […]. I loro obiettivi erano i templi e i loro attacchi potevano essere straordinariamente rapidi”. Questo è il prologo del libro “Nel nome della croce”, e la scrittrice Catherine Nixey, storica e firma del Times, si riferisce all’anno 385 d. C. quando le orde cristiane arrivarono a Palmira.

Il 26 febbraio del 2001, per ordine del capo talebano Mullah Omar, vennero distrutte in Afghanistan le statue dei Buddha, Patrimonio dell’Umanità, e il 18 agosto del 2015 venne torturato prima e decapitato poi, Khaled al-Asaad, direttore del museo e del sito archeologico della città di Palmira. Esattamente a 1630 anni di distanza, la Sposa del Deserto e tesoro dell’Unesco diventa teatro di distruzione per una uguale e contraria religione monoteista.

Il terzo monoteismo, ovviamente l’ebraismo, dal punto di vista dell’azione militare è di secondaria importanza per quello che riguarda il territorio europeo. Il sionismo, nella sua barbarie, si sta tragicamente occupando dei territori più o meno limitrofi, e a parte il suo condizionamento psicologico e politico dell’Occidente in generale – sicuramente non di poco conto – non ha alcuna valenza di carattere invasivo né dal punto di vista militare, né da quello religioso.

Quindi, a questo punto, si può ridurre ad uno solo il monoteismo vincente, ovvero quello prettamente islamista e vendicativo. Afferma in un’intervista Houria Abdelouahed, psicoanalista e docente all’Università Paris Diderot che “Dal punto di vista poetico, intellettuale e filosofico, l’Islam è finito. Tuttavia, continua a governare sul piano politico”. L’intervistatore è Alī Aḥmad Saʿīd Isbir è un poeta e saggista siriano, noto con lo pseudonimo di Adonis, che in un’altra intervista conferma queste parole: “Prima dell’avvento dell’Islam, le donne erano libere e potevano esercitare funzioni importanti all’interno della tribù. La donna preislamica era libera […] in passato esistevano poetesse, musiciste, danzatrici […]”.

Qualcuno, non sempre in buona fede, quando si parla di religione musulmana, cita due nomi per dimostrare l’errore di giudizio da parte occidentale – Avicenna e Averroè –, non considerando il fatto oggettivo, sia per ignoranza che per malafede, che i pensatori citati sono gli unici due filosofi musulmani – il primo con un preciso interesse medico e filosofico, il secondo specificamente per il razionalismo aristotelico. Questi sono perfettamente confacenti al pensiero occidentale, tant’è che nella Divina Commedia Dante li posiziona nel limbo, quel primo cerchio dell’Inferno dove non subiscono nessuna condanna, tranne l’assenza della soddisfazione nella conoscenza di Dio. Per tutti coloro che si coprono di queste due icone della sapienza viene chiarito da parte di Abdelouahed che questi pensatori arabi, insieme ad altri movimenti intellettuali “non appartengono all’Islam in quanto stato o istituzione. I mistici e i filosofi hanno usato l’Islam come un velo o come un mezzo per sfuggire ai processi alle condanne. Del testo coranico non emerge alcuna filosofia”.

L’operazione in corso di programmata e metodica invasione dell’Europa e dell’Occidente è sostenuta dall’ideologia progressista che pretende, con velleità manipolatrici, di integrare gruppi politici che intendono la loro lotta contro il mondo della libertà e del benessere come adempimento della volontà della “religione degli oppressi”.

Questo unico monoteismo vincente ha due complici che agiscono in criminale consonanza. Uno è quello che Rolf Peter Sierferle, professore ordinario di storia all’Università di San Gallo, senza mezzi termini definisce la “follia dei governanti, che non badano alle conseguenze delle loro azioni ma preferiscono farsi osannare dagli idioti etici dei media, nella speranza di vincere in questo modo le prossime elezioni”.

L’altro è il cristianesimo, o meglio ancora la Chiesa Apostolica Romana, la quale da molti decenni non solo ha rinunciato alla sua vocazione di chiamata e di formazione delle anime, ma prima si è adagiata al più becero e fallimentare sociologismo, poi è giunta alla perversione attuale, nell’abbracciare e nel tollerare ogni forma di peccato e di depravazione. Niente a che vedere con Papa Leone I che nel 452 fermò Attila e i suoi Unni, ma solo un viscido buonismo e una resa suicida.

Quella che è in atto da parte dell’Islam contro l’Europa è una guerra asimmetrica o ibrida fatta di penetrazioni economiche, di infiltrazioni nelle istituzioni, di anestetizzazione del pensiero critico, di infiacchimento delle coscienze. Tra la tattica della taqiyya quale arte della dissimulazione da parte islamica, e il definitivo tradimento di Dio e della sua chiesa da parte cristiana, ci sono quelle organizzazioni che dietro all’umanitarismo di maniera si nascondono le mafie dell’immigrazione e il capitalismo schiavista, interessati solo all’affarismo economico e non certo all’accudimento dei sofferenti.

Alla fine, il risultato sarà solo un Europa ridotta a ghetto dei peggiori scarti desertici, ed élite criminali in combutta con i propri stessi conquistatori.