Dopo una decina di giorni di volontaria – a momenti forzata – pausa di disintossicazione dalle varie connessioni lavorative e sociali, dedico questo 2026 ad una campagna di controinformazione che sarà destinata a smantellare ogni forma di ipocrita bontà.

Riserviamo questa prima tattica anti-ipocrisia partendo da un’intervista rilasciata da Bou Konate, il candidato nelle elezioni per Sindaco di Monfalcone sostenuto da quel discutibile Aboubakar Soumahoro che al momento si è reso disponibile ad entrare nel centro-destra nazionale.

Certe sue considerazioni sarebbero proprio commoventi, se io non fossi nemico di ogni forma di sentimentalismo e di retorica.

Dice Konate nell’intervista che “la libertà religiosa non è un privilegio, ma un diritto costituzionale che riguarda tutti”. Ritiene che l’inchiesta “sulle rimesse all’estero sia l’ultima misura ingiusta e discriminatoria”. Parla di un “uso strumentale dell’immigrazione e della fede islamica” per scopi elettorali. Ribadisce con una certa enfasi come “tutta la terra è per il musulmano, luogo di preghiera, come ha insegnato il profeta Muhammad”. Aggiunge, con un tocco emozionale, che i bambini parlano con sofferenza di cattiveria subìta dei loro genitori.

Non poteva mancare l’aggancio alla nostra Costituzione più bella del mondo, che nell’articolo 19 prevede la libertà di culto singolarmente o in associazione, e che nell’articolo 8 – quello più interessante – contempla “il principio di libertà e di uguaglianza per tutte le confessioni religiose davanti alla legge, garantendo loro il diritto di organizzarsi autonomamente purché i loro statuti non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano, e stabilisce che i rapporti con lo Stato per le confessioni diverse dalla cattolica siano regolati da leggi basate su intese con le loro rappresentanze”. Tutta una manfrina retorica condita, come si conviene, dall’usuale melensaggine democratica.

Soffocati i singulti e represse le sentite lacrimazioni, partiamo dalla fine per tornare all’inizio. Una carrellata necessariamente rapida, perché ogni precisazione meriterebbe un approfondimento a sé stante.

Prima questione. Se da noi c’è sempre meno propensione versi i sentimenti umanitari e la tutela dei diritti, come mai i musulmani invece di aggregarsi a uno dei 57 Stati membri dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OCI) mondiale, vengono proprio in Italia, e in Europa in generale, dove esiste ancora il mito di Isabella di Spagna con la “Reconquista” e la cacciata dei Mori, oppure quello della battaglia di Lepanto in cui Don Giovanni d’Austria decimò la flotta ottomana e Alì Pascià ci lasciò le penne, o ancora quello di Vlad Tepes III di Valacchia che difese l’Occidente e viene ricordato per l’attacco notturno del 1462 che sbaragliò Maometto con la vittoria Târgoviște? Provoco, lo so, ma solo per introdurre una domanda cruciale: perché non migliorare le proprie condizioni usufruendo dello spazio e dello spirito condiviso con i fratelli di fede, piuttosto che soffrire la discriminazione e peggiorare la vita anche di coloro che ospitano?

Seconda questione. Quando si invoca soprattutto l’articolo 8, ci si dovrebbe porre la questione della sua pericolosità per il doppio taglio interpretativo. Nel senso che parlare di ordinamento giuridico italiano e di intese con le minoranze, entra a pieno titolo un’altra questione: in Italia vige la norma precisa che proibisce ogni forma di travisamento, di discriminazione sessuale e di poligamia, ad esempio – ergo, decade qualsiasi pretesa di approvazione del niqāb, dell’inferiorità della donna e per non parlare della sharia.

Terza questione. Accusare gli altri di discriminazione politica, usufruendo della fede per comodità ideologica, appare subito una insinuazione piuttosto scivolosa da parte di chi considera la legge coranica non soltanto una dottrina di ordine spirituale, ma una vera e propria procedura civile e penale che regola i rapporti giuridici tra tutti i membri della Umma. In sintesi, per dirla in modo sufficientemente banale ma comprensibile, l’accusa di strumentalizzazione politica da parte di chi, di fatto, professa una religione che rappresenta un vero e proprio strumento normativo e sociale sia amministrativo che giudiziario, è come la storia del bue che disse cornuto all’asino.

Quarta questione. Ogniqualvolta salta fuori il problema del rispetto e della reciprocità nel riconoscimento delle proprie credenze e delle proprie tradizioni, scatta la manfrina paranoica della discriminazione e dell’emarginazione. Mentre nel fallimento totale della nostra religione, a causa della teologia della sovversione posta in essere da diversi decenni, si continua nella lagna del perdono, dell’accoglienza, della tolleranza, dell’integrazione e di altre amene caricature buoniste, non ho notizia di alcuna presa di distanza da parte delle varie comunità musulmane a fronte delle persecuzioni che da decenni vengono attuate nei confronti di altre confessioni. Basti pensare che dal 2022 al 2023 ci sono stati oltre 380 milioni di cristiani perseguitati, con abusi, minacce e stupri. 4476 uccisioni: 12 al giorno; 3775 sequestri di beni e di attività; senza contare incendi di chiese e devastazioni di interi territori. Voi, che predicate tolleranza e comprensione nei vostri confronti, dove eravate? E dove sono le vostre voci di critica, di disapprovazione e di denuncia per il rapimento dei 300 studenti cattolici in Nigeria, mentre i vostri bambini di Monfalcone si lamentano delle cattiverie subite dai propri genitori?

Non tocco l’argomento che viene sempre messo in campo a paragone con l’emigrazione italiana ed europea, perché è squallida nella comparazione, fastidiosa nella malafede e falsa nella prassi stessa. Troppo lunghe e complicate sarebbero le specificazioni e non c’è più tempo né spazio per chiarirle.

Una cosa però è interessante. “La mano tesa che arriva da cattedratici, giuristi e teologi…”. Non è una novità. Questa Repubblica è stata concepita con il tradimento degli intellettuali, le manipolazioni dei legulei e le sovversioni dei prelati.

C’è uno dei più grandi pensatori del Novecento che ha riassunto con pensieri energici ed efficaci quello che è stato l’incipit dell’articolo di riferimento: “I nemici sono ormai talmente simili tra loro che non è difficile individuare in essi i diversi travestimenti dello stesso potere. […] Quando tutte le istituzioni divengono equivoche o addirittura sospette, e persino nelle chiese si sente pregare ad alta voce non per i perseguitati, bensì per i persecutori […] per sapere che cosa sia giusto, non servono delle teorie, né leggi escogitate da qualche turista di partito”.

Quindi, non sarà la trappola della taqiyya musulmana né la seduzione del buonismo clerico-sinistro a farci confondere le idee: l’ipocrisia e la malafede sono troppo evidenti per chi è abituato a leggere tra le righe e a sbirciare dietro la mascherata delle apparenze pseudointellettuali.

Piuttosto, auspico che venga preso seriamente, come augurio radicale per il 2026, ciò che disse un ufficiale francese reduce dall’Algeria, che si può perfettamente parafrasare così: “abbiamo avuto una coscienza e dei rimorsi, ma questa volta non dobbiamo perdere per colpa loro”.