Nelle avventure di Pinocchio del grande Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini, viene descritto un luogo irreale, chimerico, dove non ci sono regole, senza l’impegno di studiare e di lavorare. Dal punto di vista simbolico rappresenta l’ideale pericoloso del distacco dalla realtà, una vera e propria negazione di ogni responsabilità, con le aggiunte alienanti dell’immaturità e dell’eterne gratificazioni delle voglie.
Quest’atmosfera fantastica è quella che si vive quotidianamente nel nostro Paese, una situazione di illusioni che è molto più grave e pregnante dei supercitato “mondo al contrario”. È – per parlare per difficile – l’interiorizzazione dell’assurdo, l’assimilazione irragionevole, la rassegnazione al paradosso.

Gli aspetti che confermano questa valutazione sono molteplici e comprendono diverse aree e sfaccettature.
È normale che un ufficio di presidenza al Senato sia intitolato a Carlo Giuliani, un facinoroso incappucciato che tentava di assaltare un mezzo dei carabinieri brandendo un estintore?
È normale che pregiudicati di vario genere e grado vengano eletti ai parlamenti italiani ed europei?
È normale che un giudice neghi la legittima difesa in una rapina, affermando che se l’aggredito non avesse reagito ci sarebbe stato soltanto il reato di furto?
È normale che uno spacciatore venga rilasciato con la motivazione che lo spaccio è l’unica sua fonte di reddito?

È normale che nelle televisioni pubbliche vengano intervistati maranza, parenti di ladri, genitori di ragazzi finiti male per sfuggire al controllo dei carabinieri?
È normale che un carabiniere, oltre ad essere condannato, debba risarcire il rapinatore ucciso, e che una rapina in casa venga spacciata come lavoro?
Per necessari motivi di spazio si deve sospendere l’elencazione, altrimenti si finisce per creare una rubrica a parte a fascicoli, visto l’interminabile elenco di equivoche situazioni. Partendo proprio dai primi anni di questa Repubblica, da quando il famigerato Francesco Moranino, partigiano garibaldino, uccise cinque partigiani e due donne di essi. Condannato all’ergastolo, fuggì all’estero, aspettando la grazia del presidente Saragat. E con questo curriculum finì senatore, in Commissione Industria e Commercio.
Per concludere questa lunga introduzione, è ben ricordare a proposito del cosiddetto “libero convincimento” del magistrato, una chicca togata di questo privilegio. Precisamente, la sentenza di assoluzione per il partigiano Giuseppe Marozin, l’assassinio di Luisa Ferida e Osvaldo Valenti riconosciuti a distanza di tempo come totalmente innocenti, e dell’imputazione di “malversazione” per essersi appropriato della borsetta di lei con i gioielli e un braccialetto d’argento di lui, “perché il fatto non costituisce reato”. Ah, fra parentesi, “per aver eseguito un ordine legittimo”, quello di Sandro Pertini. La stessa motivazione di Kappler, ma con esiti diversi.
Questa saga sinistra – sinistra in senso sia nefasto che politico, convergenti – continua nell’apoteosi del buonismo e delle anime belle degli odierni figuranti progressisti.
Lo si è visto nelle incessanti, e noiose, considerazioni sul comportamento della polizia americana a caccia di clandestini e trafficanti vari.
Sarebbe interessante chiedere loro in quale paese, non relegato alla loro fantasia, un sindaco, un governatore, per non parlare di un presidente, sono disposti a tollerare le devastazioni delle città, il degrado urbano, lo spaccio continuo, la violenza diffusa, senza l’intervento pesante per porre fine a questi scandali?

Qui non si tratta di giustificare né di tollerare nessuna forma di sopraffazione, ma soltanto di ragionare in termini di efficacia e di efficienza, di prendere atto come certe manifestazioni e certi obiettivi non possono essere valutati in termini di affettuosa benevolenza.
A Pechino, in piazza Tienanmen, nel 1989, la protesta contro il governo finì con un migliaio di morti, diverse migliaia di feriti e un numero imprecisato di arrestati.
In Francia, alla fine del 2018, il movimento dei “Gilet Gialli” fu represso in maniera brutale con molti manifestanti che subirono lesioni permanenti, anche con perdita della vista, per l’uso indiscriminato delle pallottole di gomma.
La questione è di una banalità disarmante, una volta eliminate le sovrastrutture del pietismo, della moraliner nietzschiana, del maternalismo accudente e giustificante.
Chiunque sia a capo di una nazione, in qualunque gradino gerarchico si trovi, ha il dovere storico di difendere la sua nazione – leggi sovranità ai confini; ha il dovere etico di essere attento al benessere sociale e sanitario dei cittadini; ha il dovere repressivo di far rispettare la legge; ha il dovere giuridico di fare in modo che i trasgressori di questa abbiano la giusta pena; ha il dovere morale di prendersi cura – riassumendo – della tranquillità fisica, economica e sociale della sua comunità. Se non lo fa, o è un incapace, o un traditore.
A mali estremi, estremi rimedi, recita il proverbio. Di fronte a quella che viene definita emergenza, o che anche viene catalogata come prevenzione, solo la “clase de habladores”, per citare Donoso Cortés, quella degli inutili chiacchieroni si perde a disquisire perdendo di vista l’obiettivo e minimizzando le conseguenze della propria inerzia – come il sesso degli angeli a Costantinopoli mentre gli ottomani cingevano da sede della città e si apprestavano a conquistarla, con buona pace per la fine dell’Impero Romano d’Oriente.

Sarà così anche per la nostra nazione, per la nostra Europa. Il dubbio sulle possibilità di risorgere è ben radicato. Come scrisse un grande clinico in un testo fondamentale dei miei tempi universitari, “Il medico pietoso rende la piaga infetta”, e noi, a prima vista, in quanto a piaghe e a infezioni, c’è solo l’imbarazzo della diagnosi.