In un esemplare manifesto oltre 500 scienziati, tra i quali diversi primi Nobel, avevano denunciato la farsa ecologista relativa al riscaldamento globale. Risultato: la disturbata Greta Thunberg veniva ricevuta all’ONU e i cattedratici relegati nel silenzio dei loro studi.
Il premio Nobel Luc Montagnier aveva avvertito della pericolosità dell’intruglio sperimentale spacciato come vaccino anti-Covid, mettendo in guardia la popolazione dai mortali effetti avversi tra cui la cosiddetta “morte improvvisa”. Risultato: l’ineffabile Matteo Bassetti, condannato per aver denigrato il celebre ricercatore viene sentito, tuttora, in qualità di esperto.
L’importante modificazione strutturale che riguarda l’apparato giudiziario, e precisamente la separazione delle carriere, diventa oggetto di campagna propagandistica da parte di un preciso settore della magistratura. Risultato: testimonial per il “no” all’assemblea dell’Associazione Nazionale Magistrati addirittura Edoardo Bennato.
Si potrebbe continuare con una certa disinvoltura a citare nomi dello spettacolo, influencer, cantautori e guitti vari che in questi anni sono stati cooptati come portatori di un pensiero che dovrebbe essere sostenuto sostanzialmente da un ferreo curriculum e da sostanziali competenze, ma evidentemente queste prerogative non sono ritenute necessarie in una democratica propaganda.

In altri termini, il nostro tempo prova una profonda repulsione per ogni tipo di competenza, e predilige le stimolazioni emotive, le sollecitazioni viscerali, le decisioni irriflessive.
L’ultima dimostrazione di questa perversione cognitiva è non solo l’accettazione passiva, ma l’euforica condivisione nell’introduzione dell’intelligenza artificiale fin dalle scuole primarie.
Non importa se prestigiosi ricercatori e accademici di fama internazionale da almeno un decennio denunciano la pericolosità dell’uso degli strumenti elettronici negli ambienti scolastici. Pericolosità documentata da veri e propri danni cerebrali che coinvolgono le capacità di apprendimento, lo sviluppo della memoria, gli stimoli alla ricerca, la capacità di astrazione, le competenze immaginative e molte altre qualità che se non stimolate si indeboliscono fino a atrofizzarsi definitivamente.
Qui non si tratta di “semplici” alterazioni dell’organizzazione psichica, quindi del carattere e della personalità, ma veri e propri danni neurologici in specifiche e varie aree cerebrali.
È perfettamente documentato come le cellule nervose, che compongono il sistema plastico del cervello, si producono attraverso lo sforzo mentale e per tenerle attive necessitano di attività sempre più difficili. Niente di diverso da un qualunque allenamento di tipo fisico.
I mezzi tecnologici, che tanto vengono lodati e per i quali gli stanziamenti sono sempre cospicui per diffonderli, sono i fautori di quella superficialità nella conoscenza con il risultato che “più mi occupo superficialmente di un contenuto, meno sinapsi si attivano e di conseguenza imparo di meno. [In questo senso] i media digitali e Internet hanno un effetto deleterio sull’apprendimento” (Manfred Spitzer).
Vada da sé che le conseguenze possono essere constatate solo a distanza di tempo, con deficit strutturali difficilmente, a quel punto, recuperabili. E i danni sono variamente distribuiti: dalla citata perdita della funzione mnemonica alla difficoltà della concentrazione, dal difetto della cognizione spaziale per la perduta abitudine infantile al disegno alla difficoltà di lettura e di analisi del testo a seguito della mancata scrittura manuale.
Ecco perché importanti ricercatori in neuroscienze hanno lanciato da tempo seri avvertimenti contro questa faciloneria educativa.
Se ai già metastatizzati strumenti digitali, ci aggiungiamo pure l’intelligenza artificiale, il danno si aggrava ulteriormente perché “Proprio chi sta per affrontare per la prima volta il mondo, deve assolutamente farlo avvicinandosi al mondo reale”; sarà poi l’esplorazione e la fantasia a dare una cornice personale all’apprendimento ricercato e ricevuto.
La sovraesposizione a stimoli esterni, come la voce estranea e meccanica delle favole raccontate sul tablet, negano due condizioni essenziali per lo sviluppo mentale ed emotivo: il tempo della noia, quindi del pensiero che vaga, che immagina, e la relazione umana fatta di suono e contatto con il narrante.
Tutto questo entusiasmo ed ottimismo per l’invasione tecnologica delle scuole, secondo le direttive europee previste dal PNRR si inserisce in una premeditazione che è finanziaria e politica.

Se – come più volte sottolinea Spitzer – “le stesse somme venissero destinate all’insegnante, il beneficio per gli studenti sarebbe ben maggiore. [Perché] è ora che le decisioni nell’ambito della pedagogia non seguano le richieste del mercato, bensì dati scientifici comprovati”.
Ci sono due problemi però, che si impongono a livello internazionale. Da un lato, la forza poderosa di condizionamento e di manipolazione delle coscienze da parte delle multinazionali che tengono in scacco gli organi politici e gli stessi sedicenti liberi apparati scientifici, e questo attraverso il potere influenzante e suggestionante dei media. Dall’altro, la sempre meno autorevolezza della politica rispetto al condizionamento economico e al ricatto finanziario.
Il risultato finale è che “I politici sono vincolati ai media; attaccarli significa farsi annientare. Proprio per questo alla fine non succede niente. […]. La sinistra ama dichiararsi progressista e quindi favorevole ai nuovi media; i liberali invocano il liberismo e teoricamente sono contrari alle regole e ai divieti; i conservatori rappresentano l’industria e cercano di contrastare l’immagine di ‘custodi delle tradizioni’, rivolgendosi anche loro ai media”.
Insomma, i maggiordomi del potere finanziario transnazionale sono disponibili a qualsiasi imperativo pur di mantenere il proprio stato di privilegio, alla faccia della finta umanità e anche a costo di svendere intellettualmente e psicologicamente intere generazioni.
Per parafrasare arditamente la metafora della Nottola di Minerva di Hegel, si può ben dire che quando la ciarlataneria e l’imbroglio hanno la meglio, sia il buon senso che la verità non possono che scomparire.